Abstract:
Dopo una rassegna storica, l’Autrice tratteggia lo specificum
sociologico della mediazione familiare, da intendersi soprattutto
come “funzione sociale”.
Nel
romanzo “Le città invisibili” (1972) Italo Calvino scriveva,
tra l’altro: “Questa è la base della città: una
rete che serve da passaggio e da sostegno. […] Sanno che più
di tanto la rete non regge”. La citazione per evidenziare quanto
la nostra società si stia slabbrando, come una tela sempre
più lisa e forata, mentre saltano i fili che ci legano
gli uni gli altri. In un processo che in filosofia è
stato chiamato anche allergia [1],
l’altro diventa prima estraneo, poi incomprensibile e infine
nemico. Tale malessere sta interessando anche la fibra primordiale
del tessuto sociale, la famiglia, e per questa ragione si stanno
sempre più diffondendo ed affermando attività
quali la consulenza familiare, la terapia familiare, la mediazione
familiare ed altre figure affini. Queste ultime definite relazioni
d’aiuto, sono concepite come spazi d’incontro in cui le persone
e le famiglie - che vivono momenti di crisi nel loro ciclo vitale
e si percepiscono più incapaci nell’affrontare da sole
le difficoltà - con la guida di esperti, si riappropriano
delle loro capacità e responsabilità per scegliere
al meglio per la propria vita senza delegare compiti a terzi
(come, nei casi estremi, ad assistenti sociali, avvocati e giudici),
ma recuperando un “sano protagonismo” nella vita personale,
familiare e sociale. Quella su cui si discute maggiormente,
anche perché nel nostro ordinamento a differenza di altri
Paesi europei ancora manca una legge in materia, è la
mediazione familiare.
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Autore:
Margherita
Marzario, docente, laureata con lode in giurisprudenza e perfezionata
in legislazione minorile presso l'Università degli Studi
di Bari. Già operatrice socio-culturale a titolo di volontariato,
cultrice di scienze umane, collabora con le riviste giuridiche
online Filodiritto e Diritto&Diritti.
Note:
[1]
Giuseppina
Strummiello, Il logos violato - La violenza nella filosofia,
ed. Dedalo (2001), pp. 142-143
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