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STUDI E RIFLESSIONI

 

IL PROBLEMA DELL'AGGRESSIVITA'
prima parte

di Angelo Luigi Sangalli

 

|Prima parte: Aggressività ~ Cause e conseguenze|Seconda parte: Origine neurologici ~ Ipotesi|Terza parte: Interventi|Bibliografia|

 

PerAggressività ovvero per comportamento aggressivo o problematico, s'intende un particolare stato d'animo su base emotiva caratterizzato da un'insieme di azioni dirette al male di una persona, o dell'ambiente, tali da infliggere sofferenze di natura fisica o morale. I comportamenti problema possono assumere le forme più varie e strane. Dobbiamo identificare lo stato di disagio, un vissuto di inadeguatezza, preoccupazione da parte del genitore o dell'educatore, di fronte alle manifestazioni problematiche di alcuni bambini con deficit perché questo è la prima cosa con cui occorre fare i conti.

Nella gamma dei comportamenti problematici ci sono gli atti autolesionistici come mordersi le mani, le braccia, battere contro i mobili, strapparsi i capelli, graffiarsi. Forme più difficili da gestire come l'iperventilazione o le apnee. Altra forma di comportamento autolesionista è quello di mettersi oggetti e sostanze non commestibili in bocca. Con questi atti il soggetto provoca una violenza su se stesso, mentre con gli atti aggressivi attacca, fisicamente o verbalmente altre persone, oppure distrugge oggetti o li lancia. Un altro tipo di comportamento problema sono le stereotipie, come l'emettere ripetitivamente per lunghi periodi di tempo movimenti o suoni, agitare le mani, dondolarsi, manipolare oggetti senza un uso funzionale, lallare in continuazione ecc. Problemi relativi all'ipersensorialità come tapparsi le orecchie con rumori forti, oppure l'iperattività, con il continuo muoversi nell'ambiente senza riuscire a fissare l'attenzione su di un particolare. Questi ultimi non compromettono la sicurezza del ragazzo, ma ne impediscono qualsiasi forma di apprendimento e di relazione sociale. Altri comportamenti emergono quando il soggetto di pone costantemente in una situazione di rifiuto nei confronti dell'adulto, nella rigidità di certe abitudini come tenere sempre le porte chiuse o toccare costantemente il naso della mamma, di non accettare cambiamenti nei programmi stabiliti. Qui abbiamo le reazioni emozionali eccessive di paura e ansia (fobia per l'acqua, o per i corridoi, nel passaggio da un ambiente ad un altro). Episodi di collera o di rabbia che danno luogo a lunghissimi periodi di pianto e chiusura in sé e rifiuto delle attività. Nell'aggressività verbale troviamo le parolacce, le bestemmie e così via. Abbiamo anche i comportamenti relativi alle pulsioni sessuali, con la masturbazione ossessiva.

I comportamenti problematici hanno una vasta gamma di manifestazioni e una vasta gamma di cause scatenanti sia esterne che interne al soggetto. Di fondo si crea l'impossibilità all'apprendimento ed alla interazione sociale.

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Ma quali sono le cause dei comportamenti problematici e aggressivi e quali le conseguenze?

Analizzare le problematiche relative all'aggressività ci porterebbe immediatamente a fornire un ricettacolo di formule, metodi, orientamenti, esercizi, norme da eseguire in modo più o meno preciso. Questa esigenza è la nostra prima necessità affrontando un tema così scottante.

A parte le terapie farmacologiche e le ultime terapie nutrizionali come le alte dosi di acido folico, il magnesio, i composti della vitamina B6, o l'utilizzo della dimetilglicina DMG, o della sincretina il problema è molto più ampio. Attenzione a non confondere il problema dell'aggressività come un fatto di stretta competenza del solo psicologo, o del solo neuropsichiatra o del medico o del pedagogista, o dello psichiatra e del neurologo. Questo comporterebbe un grosso errore in termini di intervento. Il problema non è solo medico, come non è solo psicologico, come non è solo cognitivo o neurologico; ma in realtà coinvolge più figure professionali. Non si può affrontare il problema da un solo punto di vista, perché spesso il problema non si risolve, ma occorre un ottica interdisciplinare.

La psicologia ci offre una chiara lettura di quelle che sono le normali tappe evolutive dello sviluppo psico-affettivo. Anna Freud, Winnicot, Malher sono tra gli autori più significativi che hanno tracciato un profilo delle tappe evolutive che un bambino compie nello sviluppo emotivo ed affettivo. Tutti sappiamo come lo sviluppo corretto dell'emotività favorisca l'apprendimento. Uno sviluppo emotivo inadeguato è causa, nella maggior parte dei casi, di sofferenza e di inadeguatezza. Mentre lo sviluppo cognitivo ed intellettivo è facilmente identificabile nelle sue tappe evolutive, quello emotivo e affettivo non è così definibile. La prima lettura che possiamo dare dei comportamenti problematici è proprio quella classica legata alle tappe emotive che il bambino ha raggiunto, o che non è riuscito a sviluppare. Come pedagogista speciale potrei riferirvi le varie chiavi di lettura, ma l'esperienza mi ha portato a compiere anche altre considerazione ed a osservare tutti i lati del problema. Un approccio che ritengo utile e fondamentale per comprendere la causa dei comportamenti problematici viene dallo studi delle neuroscienze su come funziona il cervello.

Nella nostra trattazione lasceremo da parte le tappe evolutive affettive ed emotive e cercheremo invece di analizzare i grossi condizionamenti che si creano a livello neurologico nel manifestarsi dei comportamenti problema, cercando di evidenziare come le emozioni e la gestione delle stesse condizionino il soggetto. Questa scelta la ritengo fondamentale perché la prima esigenza di chi quotidianamente si confronta con le problematiche comportamentali è SI quella di capire cosa fare, ma prima di tutto CAPIRE IL PERCHE' AVVENGONO CERTI COMPORTAMENTI.

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BIBLIOGRAFIA

  • Moruzzi, Fisiologia della vita di relazione, UTED, Milano,

  • Gavallotti B., La differenza di una mandorla, Neuroscienze, giugno 1998,

  • Le Doux J. , Il cervello emotivo, Baldini e Castoldi, Milano, 1998

  • Trenti Patoli e., Nella piccola mandorla impera il terrore, Tempo Medico, n. 551, 1997.

  • Larocca F., Pedagogia speciale, Erickson, Trento, 2000

  • Ianes D., Autolesionismo, stereotipie, aggressività, Erickson, Trento

  • Schopler E., Autismo in famiglia, Erickson, Trento

copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001


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