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STUDI E RIFLESSIONI

 

CONTRO IL CONSUMISMO, AIUTIAMO LE FAMIGLIE

di Giuliana Mantovani

 

Nel dicembre scorso, la stampa nazionale ha denunciato un clamoroso caso di dispersione scolastica: in una provincia siciliana una decina di famiglie, preso atto che i loro figli si rifiutavano di andare alla scuola materna, ha deciso di interromperne la frequenza e di tenerli a casa.

Per i bambini da tre a sei anni tale frequenza non è obbligatoria; tuttavia, poiché è ormai riconosciuto lo spessore pedagogico della scuola dell'infanzia, la percentuale di frequenza a livello nazionale si attesta attorno al 95%. Verrebbe da pensare allora che, se una famiglia tiene a casa il proprio bimbo, privandolo di una opportunità di crescita così importante, il motivo sottostante deve essere veramente grave.

Si rimane invece fortemente disorientati quando si scopre il motivo della questione: i bambini si vergognavano di andare a scuola perché privi dello zainetto "griffato" che i genitori, di condizioni modeste, non potevano acquistare.

E' possibile che, già a questa età, si possa essere così fortemente condizionati dal consumismo? E i genitori non abbiano strumenti educativi adeguati a far fronte a tale emergenza?

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Autore: Pedagogista, con una lunga esperienza nella scuola dell'infanzia. Attualmente, collabora con la FISM di Verona per la formazione degli insegnanti e dei genitori.

copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, Gennaio 2002.


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