| Scopo
della ricerca
Gli
studi sui Disturbi dell’Apprendimento, sono ancora ad uno stadio
di ricerca.
Per questo, a tutt’oggi, varie e differenti, sono le ipotesi che
intendono spiegare sia l’eziologia di tali disturbi, sia le eventuali
conseguenze che da essi derivano.
La
dislessia evolutiva è il disturbo specifico dell’apprendimento,
più studiato.
E’ stato stimato che al 5% della popolazione mondiale (DSM-IV),
appartenga questa difficoltà dell’apprendimento, vale a dire che
almeno un bambino in ogni classe di ciascuna scuola, necessiti di
aiuto per superare queste difficoltà e progredire nelle attività
educative.
Vari
autori ne hanno affrontato, le cause, i sottotipi, i criteri diagnostici,
ma limitato spazio è stato invece dato, all’aspetto comportamentale
e riabilitativo correlato a questo disturbo dell’apprendimento,
sebbene in letteratura, si rileva che più dell’80% dei bambini con
disturbi dell’apprendimento, presentano problemi sociali (Hazel,
Schumaker, 1988).
Pochi
a tutt’oggi, tuttavia, sono i ricercatori che hanno svolto indagini
in questo settore.
Ackerman e Dykman, fondamentali per le loro ricerche in questo campo,
dimostrarono che i disturbi più comuni che si sovrappongono ai DSA,
sono disturbi comportamentali e di opposizione, affermando che nel
50% dei casi, i soggetti dislessici presentano anche un disturbo
del comportamento.
Le cause di questa correlazione sono state studiate secondo visioni
diverse nel tempo.
Come
sottolineato da Rutter et al. nel 1970, ci sono tre possibilità:
-
La
dislessia è causata dal comportamento aggressivo.
Per cui il bambino all’entrata a scuola, già possiede quei disturbi
comportamentali che impediranno l’acquisizione delle normali
abilità di lettura.Questa ipotesi predirebbe che la delinquenza
più tardiva, possa essere una conseguenza della continuazione
del comportamento antisociale dell’adolescenza, piuttosto che
della difficoltà di lettura di per se stessa.
-
Il
comportamento aggressivo è una conseguenza della dislessia.
Si inseriscono in questa visione le teorie che appartengono
all’approccio basato sul concetto di frustrazione di Dollard
e Miller. Questo approccio in opposizione alla teoria di matrice
freudiana dell’aggressività come istinto primario, sostiene
un rapporto di causa-effetto tra frustrazione e aggressività.Perciò,
essendo la dislessia fonte di frustrazioni notevoli in classe
e nel gruppo sociale di appartenenza, l’aggressività è ad essa
correlata come effetto (Fattori, 1985).
-
Dislessia
e aggressività procedono parallelamente.
Sarebbero, dunque correlate, senza che la prima sia subordinata
alla seconda o viceversa.
Esisterebbe,
sostengono alcuni studiosi, un terzo fattore come uno svantaggio
socioculturale che causi entrambe; oppure, suppongono altri (Gilger
e collaboratori, 1992), può esistere un’eziologia genetica condivisa,
o un sottotipo patologicamente congiunto, mediato geneticamente.
Il
migliore studio per tentare una soluzione a tale nodo critico, sarebbe
quello longitudinale. Tuttavia in letteratura pochi sono stati gli
studi di questo tipo (Wadsworth, 1979; Maughan et al., 1985;
McGee et al., 1986), e con dati difficilmente comparabili
fra loro data la varietà delle misure adottate.
Inoltre, anche le ricerche longitudinali comportano dei limiti evidenti,
quali il perdere un quantitativo significativo di dati nel corso
delle ricerche, oltre, la necessità di un ben maggior lasso di tempo
per svolgere tali studi.
Date
queste premesse, appare evidente che la ricerca non può e non vuole,
discutere al riguardo della causa eziologica della comorbilità.
Lo scopo della ricerca consiste nell’esaminare quantitativamente
le relazioni tra disabilità di lettura e comportamenti aggressivi,
in un campione di 358 alunni fra i 7 e i 14 anni, di Carloforte.
A
tal fine, ci si propone oltre al rilevamento dell’incidenza della
dislessia nella popolazione scolastica delle scuole elementari e
medie inferiori, della cittadina, di verificare il grado di comorbilità
fra disturbo di lettura e valenze aggressive..
L’obbiettivo
di condurre a Carloforte tale analisi di tipo epidemiologico, deriva
dal fatto che la cittadina è sospettata di possedere, delle caratteristiche
peculiari, dovute ad un retroterra genetico e culturale diverso,
rispetto alla globalità della Sardegna.
La condizione d’insularità, fanno si che la maggior parte dei matrimoni,
avvenga ancora tra concittadini, spesso legati da lontani rapporti
di parentela.
Tale caratteristica permette alla popolazione, di mantenere un patrimonio
genetico proprio, ma anche di far perdurare nel tempo caratteristiche
dialettali, tradizionali, culturali, derivanti dalla sua storia
di antica colonia ligure e che ovviamente, regolano ogni rapporto,
primo fra tutti quello educativo-formativo tra vecchie e nuove generazioni.
A
tal fine si sono individuati i soggetti appartenenti ad una fascia
di età fra i 7 e i 14 anni, a cui sottoporre i test Sartori e Faglioni,
per l’individuazione della dislessia, in modo da verificare l’ipotesi
di una diversa epidemiologia del disturbo nella cittadina sarda.
Ciò tenendo conto che stime recenti, dimostrano che il 5% dei bambini
italiani (5,1% nella popolazione sarda), di cui 3 su 4 maschi, possiede
tale difficoltà di apprendimento.
L’ipotesi
che la popolazione scolastica di Carloforte a causa di tali particolarità,
possieda delle caratteristiche diverse, non dovrà fermarsi alle
sole valutazioni epidemiologiche sulla dislessia.
Una volta verificata l’incidenza del disturbo specifico di lettura,
si procederà al secondo momento della ricerca, che si proporrà di
esaminare il grado di comorbilità fra dislessia e aggressività,
seguendo gli studi citati nei precedenti capitoli del nostro lavoro.
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