Per ogni essere umano vivere significa costruire, instaurare
ponti di relazioni, all’interno dei quali ciascuno si riconosce come essere
sessuato in rapporto con altri di sesso simile e diverso. Riflettere intorno a
questo tema significa impegnarsi rispetto all’incontro, alla comunicazione con
l’altra e l’altro: "Solo e sola non esisto. Ho bisogno del mio
tu". La relazione, l’incontro, la comunicazione rivelano identità,
similitudini, affinità ma anche differenze.
"Io sono, tu esisti": pari e diversi, ma l’identità
può omogeneizzare ed omologare e appianare le diversità e la differenza può
mutarsi in estraneità, ostilità, competitività ed esclusione.
Occorre diventare "noi" (comunione), pluralità che
abbraccia posizioni diverse ed anche conflittuali. L’Agape biblico, l’amore
fraterno e di genere insegna a finalizzare le differenze per impedir loro di
diventare possesso, prevaricazione, sfruttamento, dipendenza, violenza, guerra.
L’amore insegna ad essere propositivi: "Io accolgo la
tua differenza e tu la mia, per amore", lasciandoci penetrare da questa
reciprocità, vivendola come il dono in cui ognuno accoglie l’altro
lasciandolo diverso. "Amo ciò che è in te e resta altro da me" (Luce
Irigaray).