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STUDI E RIFLESSIONI

 

 

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IL DISEGNO INFANTILE COME PARADIGMA DI SVILUPPO
prima parte - seconda parte

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di Elisabetta Galuppi

 

Bibliografia

 

Introduzione

Nel dare inizio alla trattazione dello sviluppo della personalità deve essere chiaro che le diverse dimensioni lungo le quali si può osservare il fenomeno obbligano a una distinzione (sviluppo affettivo, cognitivo e sociale) che di fatto non esiste.
Tale distinzione appare comunque necessaria poiché l’indagine dei diversi aspetti con cui si manifesta lo sviluppo ha elaborato metodologie di studio che hanno condotto a risultati che, allo stato attuale delle conoscenze, conviene presentare separatamente.
La declinazione dello sviluppo affettivo è stata descritta soprattutto dai risultati offerti dalla metodologia psicoanalitica.
(Canestrari R.,1984, p.515)

Nella serie degli assunti teorici psicoanalitici relativi alla natura dell’uomo, due acquistano particolare importanza nel delineare la prospettiva:

· l’uomo è un essere conflittuale nel quale le pulsioni e i desideri si scontrano con le esigenze esterne materiali (non disponibilità degli oggetti e dei mezzi di soddisfazione) e sociali (divieti); frustrazione e angoscia sono quindi inevitabili e per questo interviene l’elaborazione dei meccanismi di difesa che costituiscono la patologia quanto la salute e la crescita.

· l’uomo è un essere passionale, tendenzialmente asociale e irrazionale che cerca per sopravvivenza di diventare sociale e razionale con molteplici e raffinati compromessi rimanendo fedele al principio di piacere e al desiderio di affermare la vita con tutte le risorse disponibili.

Meccanismi difensivi, ambivalenze, progressioni e regressioni, continui investimenti e reinvestimenti energetici legati a dinamiche pulsionali e a corrispettive fasi evolutive compongono il quadro della prospettiva psicoanalitica restituendoci l’immagine di un percorso di crescita singolarmente lineare e sicuramente impegnativo.

Nell’ambito classico della psicoanalisi freudiana l’Io è una delle istanze psichiche che l’autore nomina accanto all’Es e al Super-io nella seconda topica o seconda teoria dell’apparato psichico. Prospettiva che suppone una differenziazione dell’apparato psichico in un dato numero di sistemi dotati di caratteri o funzioni diverse e disposti in un certo ordine gli uni rispetto agli altri, il che permette di considerarli metaforicamente come luoghi psichici di cui si può dare una raffigurazione spaziale (Laplanche-Pontalis, 1968, p.600-601.[1]
L’Io, istanza mediatrice tra le esigenze dell’Es e le richieste del Super-Io e della realtà esterna, si trova coinvolto nella continua ricerca di una forma di compromesso che consenta alle necessità e ai desideri delle singole istanze di convivere quanto più possibile armonicamente.

Pensare allo sviluppo in una prospettiva così definita non può esimersi dalla considerazione che accanto alla prevedibilità di linee evolutive definite vi siano continui imprevisti di percorso legati alla storia soggettiva delle singole personalità in crescita.
Si dovrà pertanto tenere conto della continua compresenza di una dimensione più ampia dai riferimenti teoricamente conosciuti e di una più personale le cui dinamiche apparterranno alla storia di ogni singolo bambino.


Il disegno: paradigma evolutivo

L’attività grafica è stata e continua ad essere motivo di studi, riflessioni e ricerche sia in ambito psicologico, sia psicopedagogico, grafologico e psichiatrico. Il disegno diventa una modalità espressiva, una tecnica terapeutica, un’occasione comunicativa una possibilità di avvicinarsi al piccolo artista per conoscere le sue paure, i suoi desideri, i suoi pensieri ovvero la sua storia.

Il bambino sembra istintivamente attratto dal lasciare una traccia sul foglio, una traccia di sé che si trasforma e modifica quasi magicamente in nuove linee, tratti, puntini fino a diventare forme vicine a quelle realmente osservabili. E così come i segni diventano immagini, il colore permette di dar loro espressività e comunicare attraverso un linguaggio affettivo dai significati precisi.

Il piacere del movimento e il bisogno di fare esperienze coinvolgendosi in attività motorie e manipolative diventano particolarmente indicativi nell’iter evolutivo.
La capacità di gestire e coordinare gesti e azioni non rappresenta soltanto l’idea generale di un processo in divenire ma risulta singolarmente rappresentativa e corrispondente a momenti cronologicamente connotati:

· attorno ai quindici mesi i bambini sembrano disegnare per il piacere di lasciare delle tracce; tracce casualmente scoperte compiendo l’azione di muovere la mano con una matita su una superficie che ne può registrare il gesto;

· verso i ventidue mesi si affaccia sulla scena l’idea dell’intenzionalità legata all’acquisizione di una maggior padronanza delle capacità visive e motorie: non più occasionale casualità ma impegno programmato e finalizzato in nome di una produzione mirata. Compariranno così tratti verticali, orizzontali e circolari;

· avvicinandosi ai tre anni e mezzo compaiono i primi tentativi di rappresentazione della figura umana che a forma tonda con occhietti, bocca, gambe e braccia sarà progressivamente rivisitata fino al suo definirsi in una struttura più vicina all’aspetto reale della persona;

· a cinque-sei anni l’attività grafica si arricchirà di nuovi particolari interessandosi anche alla raffigurazione della realtà esterna: case, fiori, alberi e paesaggi;

· infine, in continua progressione fino al periodo dell’adolescenza, il disegno acquisterà dettagli, tecnica, sfumature e personalizzazioni soggettive continuando a rappresentare abilità e indicando sentimenti e affettività.

Le numerose ricerche che dall’inizio del ventesimo secolo si sono rivolte al disegno infantile hanno proposto diverse classificazioni dell’espressione artistica in stadi organizzativi tendenzialmente contrassegnati da una progressione lineare dal semplice-disorganizzato (tratti, segni, puntini…) al complesso-strutturato (forme riconoscibili, corrispondenza con il reale…).
Classificazioni appartenenti a teorie sempre più attente all’evoluzione del disegno in relazione allo sviluppo e alle dinamiche adattative del piccolo artista.
Ne sono un esempio gli studi di Goodenough (1926) che attraverso l’analisi del disegno infantile ha proposto di definire una sequenza di stadi evolutivi a cui correlare lo sviluppo dell’intelligenza dei bambini; e di Lowenfeld (1947) [2] che ha definito gli stadi dello sviluppo artistico teorizzando un’analogia di processo con quelli relativi all’organizzazione del pensiero e dello sviluppo delle abilità cognitive ipotizzando l’espressione artistica come indicatore delle abilità emergenti del bambino in aree diverse: motoria, percettivo, linguistica, simbolica, sensoriale, spaziale.

Con l’apporto della teoria psicoanalitica il grafismo acquista valenza proiettiva in relazione all’intenso legame con gli aspetti profondi della personalità: non più sola espressione delle caratteristiche e dell’evoluzione intellettiva ma anche delle dinamiche della vita affettiva ed emotiva.
Possiamo così affermare che il disegno per il bambino abbia diverse funzioni e sia un’attività spontanea progressivamente sempre più coordinata che contribuisce all’evoluzione psicomotoria, intellettiva e affettiva sviluppando aspetti fondamentali per la crescita della personalità:

· la consapevolezza e la fiducia nelle proprie capacità
· la competenza comunicativa interpersonale
· la competenza narrativa
· il controllo motorio del gesto grafico
· i prerequisiti della lettura e della scrittura
· la creatività

Disegnare per acquisire abilità e controllo ma soprattutto per raccontare se stessi e dar forma a pensieri e sentimenti utilizzando una modalità espressiva plastica, flessibile e connotata da ricorrenze cronologicamente e formalmente definite.

Presupponendo di muoversi lungo la linea evolutiva dello sviluppo affettivo percorrendo l’iter segnato da uno stadio iniziale di assoluta dipendenza ad uno finale di piena autonomia, il periodo
3-6 anni, attualmente coincidente nella maggior parte dei casi con la scuola dell’infanzia, è un momento di intensi cambiamenti cognitivi, affettivi e sociali.
Il bambino che inizia la scuola dell’infanzia ancora coinvolto dalle dinamiche della fase orale, entrerà alla scuola primaria al termine della fase edipica [3] con una storia personale che, secondo l’orientamento psicoanalitico, ha già raggiunto un’intensa completezza: alla tranquillità della fase di latenza seguirà infatti l’adolescenza come riedizione, ora pienamente realizzabile perché raggiunta la maturità organica, dei primi anni di vita.

Scarabocchi

2-4 anni

Primi grafismi tendenzialmente basati sul movimento a volte rappresentativi dell’attività mentale

Preschematico

4-7 anni

Iniziale sviluppo di simboliPrime rappresentazioni della figura umana

Schematico

7-9 anni

Prosegue lo sviluppo dei simboliSi nota uno schema per le figure umane, gli oggetti, la composizione, il coloreSi afferma l’uso di una linea di base

Realismo

9-11 anni

Sensibile miglioramento dell’abilità di rendere: profondità spaziale e colore della naturaAumento della rigorosità dell’espressione artistica

Pseudorealismo

11-13 anni

Consapevolezza più critica della figura umana e dell’ambiente Aumento di dettagli e rigorosità dell’espressione artisticaCompaiono le prime caricature

Periodo della decisione

13-16 anni

L’espressione artistica è più sofisticata e dettagliataAlcuni ragazzi/e non raggiungono questo stadio se non continuano a disegnare o se non sono incoraggiati ad esprimersi artisticamente


Cercare quindi di conoscere le dinamiche evolutive e comunicare con il linguaggio dei bambini permetterà di entrare in un mondo magico di cui forse abbiamo più ricordi di quanto riusciamo o vogliamo ammettere e osservare quel mondo con l’aiuto di disegni, narrazioni, gioco simbolico, attività espressive può rivelarsi per adulti e bambini un’opportunità per costruire insieme una storia e una nuova dimensione di senso.

...continua...

Note:
[1] Il termine topico significa teoria dei luoghi. Nel linguaggio filosofico antico con particolare riferimento ad Aristotele, i luoghi sono argomenti di valore logico o retorico da cui si traggono le premesse dell’argomentazione. L’identificazione dell’apparato psichico con la prima e la seconda topica costituisce per Freud la base degli assunti teorici metapsicologici

[2] Schema esemplificativo dei sei stadi dello sviluppo artistico secondo Lowenfeld

[3] Il riferimento è alle tre fasi evolutive dello sviluppo pulsionale: fase orale, fase anale e fase edipica

Bibliografia

Canestrari R., Psicologia generale e dello sviluppo, Bologna, CLUEB, 1984.
Freud S. (1899), L’interpretazione dei sogni, trad. it., Boringhieri, Torino, 1981.
Laplanche J., Pontalis J. (1967), Enciclopedia della psicoanalisi, trad.it. Universale Laterza, 1973. Lumbelli L., Comunicazione della Pedagogia Verbale, Milano, Franco Angeli, 1994.

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copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 11, Ottobre 2004


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