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STUDI E RIFLESSIONI

 

 

INFANZIA E TELEVISIONE

di Monica Balli

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I mass media, ed in particolare la TV, hanno rivoluzionato il rapporto che le persone avevano con la trasmissione culturale, permettendo una più larga diffusione e circolazione delle conoscenze nei più disparati campi ed a diversi livelli di approfondimento.

Da numerose ricerche emerge che, in Italia, i bambini in età prescolare guardano la televisione in media due ore e mezza al giorno, con punte fino a cinque ore (1). Il dato è particolarmente significativo se si considera che l'esposizione al video è prevalentemente solitaria ed assorbe più tempo di quanto non si dedichi al gioco ed allo studio.

Secondo un rapporto dell'American Psychological Association, a dieci anni di età, in media ogni bambino americano ha già visto in TV centomila ore di violenza, con conseguenze verosimilmente drammatiche nel processo formativo e di costruzione della personalità.

Il piccolo utente infatti può arrivare a confondere la violenza vera con quella fittizia, identificarsi in personaggi violenti e considerare l'aggressività come il modo migliore per reagire alle situazioni difficili (2); può trovarsi davanti a messaggi che, anziché rafforzare i valori, ampliare la conoscenza e sviluppare le capacità critiche, possono incrementare atteggiamenti distruttivi per se stesso e per gli altri (3).

 

Allo stesso modo, tuttavia, la TV può favorire la crescita e l'educazione, può informare e persino formare. Basti pensare al telegiornale per i ragazzi, alle trasmissioni (pure come cartoni animati) che trattano temi di storia o di geografia, ad alcuni programmi come "L'Albero Azzurro" che si propongono obiettivi cognitiva, logici e linguistici.

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copyright © Educare.it - Anno I, Numero 3, Febbraio 2001


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