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modi diversi, bambini, ragazzi ed adolescenti si interrogano circa
la morte. Essa colpisce perché è sentita come mistero
e si impara presto che può essere via d'accesso ad un mondo
dove un Dio aspetta, liberando da ogni pena. Talvolta la morte
può essere immaginata come un tornare allo stato primitivo,
alla polvere, un andare nel vuoto, nello spazio, un perdersi.
Di
volta in volta, e spesso con radicali cambiamenti nel corso dello
sviluppo, la morte viene accompagnata da sentimenti di paura,
di consolazione, di curiosità, di angoscia. Di certo si
tratta di un tema che non lascia indifferenti, fin dall'età
in cui si acquista consapevolezza che cose, animali e persone
non sono "eterne"; perciò va affrontato con cura, sempre
in modo adeguato all'età dei piccoli interlocutori, perché
si tratta di un passaggio necessario all'autonomia. Durante l'adolescenza
poi la definizione del "senso della morte" (del dolore e della
sofferenza) diventa fortemente correlato al "senso della vita"
e, quindi, al più globale sviluppo morale.
Ma
parlare della morte in modo sereno non fa parte della nostra cultura.
Essa viene vissuta, almeno nel mondo occidentale, con angoscia,
disperazione, paura, sensi di colpa. Il morire viene infatti confinato
in ambienti istituzionalizzati, fuori dai contesti di vita quotidiana.
Non se ne parla volentieri, quasi a voler esorcizzare il presente
da quel passaggio necessario di ogni esistenza.
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