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in questo articolo la riflessione sulle "fatiche supplementari"
che molti genitori affrontano quando non sono abbastanza attenti
ai momenti "critici" dello sviluppo dei figli. Dopo aver brevemente
analizzato alcune difficoltà
connesse all’ingresso nella scuola elementare e
gli sconvolgimenti legati alla nascita del secondogenito,
ci soffermiamo ora sull’età del grande sviluppo.
E’
stato scritto e detto in tutti i modi: l’epoca della pubertà,
con la quale la fanciullezza cede il passo all’adolescenza, è
un tempo critico.
Pensieri
ed energie, infatti, sono in buona parte impegnati a far fronte
ai nuovi compiti evolutivi: un corpo che cambia e che matura nuove
esigenze, un diverso rapporto con i genitori e con gli adulti
in genere, il bisogno di appartenere ad un gruppo di coetanei.
Quando
iniziano queste impegnative trasformazioni, la maggior parte dei
ragazzi e delle ragazze è negli anni della scuola media.
L’esperienza ci insegna quanto sia difficile che il progresso
scolastico non risenta di queste profonde "turbolenze". Gli insegnanti
sono spesso dibattuti tra atteggiamenti di comprensione e posizioni
più ferme sul dovere di svolgere il programma, con l’indubbia
fatica di cercare un punto intermedio. Ma è proprio durante
gli anni della scuola media che per molti si rompe quell’equilibrio
raggiunto in famiglia durante il secondo ciclo delle elementari:
una stabilità poggiata sull’accettazione di ciò
che il bambino può fare e di quanta parte di responsabilità
sulla situazione scolastica generale si può ricondurre
al team degli insegnanti.
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