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STUDI E RIFLESSIONI

 

NON DI SOLA SCUOLA …

di Luciano Pasqualotto

pubblicato su "Il Grillo Parlante", Anno III, n. 10, 1999

Prosegue in questo articolo la riflessione sulle "fatiche supplementari" che molti genitori affrontano quando non sono abbastanza attenti ai momenti "critici" dello sviluppo dei figli. Dopo aver brevemente analizzato alcune difficoltà connesse all’ingresso nella scuola elementare e gli sconvolgimenti legati alla nascita del secondogenito, ci soffermiamo ora sull’età del grande sviluppo.

E’ stato scritto e detto in tutti i modi: l’epoca della pubertà, con la quale la fanciullezza cede il passo all’adolescenza, è un tempo critico.

Pensieri ed energie, infatti, sono in buona parte impegnati a far fronte ai nuovi compiti evolutivi: un corpo che cambia e che matura nuove esigenze, un diverso rapporto con i genitori e con gli adulti in genere, il bisogno di appartenere ad un gruppo di coetanei.

Quando iniziano queste impegnative trasformazioni, la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze è negli anni della scuola media. L’esperienza ci insegna quanto sia difficile che il progresso scolastico non risenta di queste profonde "turbolenze". Gli insegnanti sono spesso dibattuti tra atteggiamenti di comprensione e posizioni più ferme sul dovere di svolgere il programma, con l’indubbia fatica di cercare un punto intermedio. Ma è proprio durante gli anni della scuola media che per molti si rompe quell’equilibrio raggiunto in famiglia durante il secondo ciclo delle elementari: una stabilità poggiata sull’accettazione di ciò che il bambino può fare e di quanta parte di responsabilità sulla situazione scolastica generale si può ricondurre al team degli insegnanti. 

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