Vocazioni
di sfondo
Uno
degli orientamenti metodologici più diffusi della sociologia è quello
di studiare la devianza per comprendere la normalità, nell’assunto
che, solo infrangendo la norma è possibile conoscerne i limiti,
i confini, gli spazi di applicazione, l’intensità con cui è rispettata.
In
quel che segue, invece, si seguirà un orientamento opposto: studiare
la normalità per comprendere la devianza e il disagio, nell’assunto
che determinati fenomeni odierni non possano essere correttamente
compresi se non nel contesto più generale delle tendenze prevalenti
nella nostra società.
La
nostra epoca, variamente definita società della globalizzazione,
del consumo, della seconda modernità, della modernità liquida, della
post-modernità, della fine delle ideologie ecc., si caratterizza
per alcuni orientamenti di scenario, apparentemente neutri, che
tracciano, implicandoli, paralleli orientamenti etici, valoriali,
esistenziali che "scorrono" nelle nostre vite, condizionandole,
anche se non sempre ce ne rendiamo conto.
Queste
vocazioni di fondale possono essere analizzate in vario modo a seconda
della chiave concettuale di riferimento. In questa sede, si farà
perno sul concetto di consumo come "attrezzo" privilegiato
per comprendere la società in cui viviamo.
La
seconda metà del XX secolo ha segnato il passaggio delle società
occidentali dalla produzione al consumo, cioè il trasferimento dell’enfasi
dal lavoro all’organizzazione degli spazi e dei tempi, compreso
il tempo libero. Nella società del consumo, l’individuo si identifica
non tanto o non solo nel lavoro che fa, ma anche negli oggetti e
nei segni che consuma.
La
società dei consumi si basa su alcuni postulati culturali e valoriali
che la contraddistinguono in maniera esclusiva da altre società
e che la "marchiano" in modo indelebile. Questi assunti
si presentano oggi come tendenze difficilmente contrastabili (almeno
nell’immediato), come coordinate spazio-temporali che fondano e
avviluppano.
Il
primo di questi postulati è la negazione strutturale di ogni
differimento della gratificazione a vantaggio del godimento
del presente. Gli oggetti, pena la loro deperibilità e la deperibilità
della stessa società che li produce, devono essere consumati nel
qui ed ora, a differenza della società della produzione che invitava
a rimandare nel tempo la gratificazione dei bisogni. Ciò avviene
perché la società dei consumi è modulata su tempi rapidi che favoriscono
l’obsolescenza. Un tempo si diceva: <<Prima il dovere e poi
il piacere>>. Oggi il dovere coincide con il piacere: è soddisfacendo
il proprio piacere che si compie il proprio dovere.
Collateralmente,
questo dato rimarca l’impossibilità strutturale di progettare,
di guardare avanti, l’inutilità di valori eterni. La pubblicità,
i politici, il senso comune ci dicono che è inutile pianificare,
e che bisogna spendere adesso. Progettare non ha alcun senso anche
perché domani le regole del gioco potrebbero essere diverse. Persino
chi è in odore di pensione tende ad affrettare il suo ritiro dal
mercato del lavoro. La società di oggi priva di sicurezze, votata
al consumo rapido ed effimero, alla sopravvivenza individuale non
riesce a comprendere i kamikaze che sacrificano la vita in nome
di una causa eterna o di piaceri differiti nel tempo. Spesso li
chiama pazzi, folli. Rinuncia a capirli, perché capirli vorrebbe
dire mettere in discussione le fondamenta stessa della società occidentale
che non prevede più progetti a lunga durata, punti di riferimento
solidi, valori eterni (1).
È curioso che proprio oggi che tutti i sociologi sanciscono
l’inutilità di un concetto quale quello di progetto di vita, i sistemi
trattamentali chiedano ancora al detenuto di stilare un progetto
di vita futura, come se le persone "normali" non progettassero
sempre a corto respiro, non navigassero a vista. Anche il concetto
di impegno è ormai diventato evanescente (ci si può impegnare solo
in progetti che abbiano un senso a lungo termine, ma il lavoro e
la società pretendono oggi di affezionarsi al proprio posto di lavoro
o di vita, anche se domani sarò licenziato), ma si continua a chiedere
al detenuto di impegnarsi.
Terzo
postulato: la necessità di consumare in tempi sempre più rapidi
e quantitativamente onerosi impone la produzione di merci sempre
più effimere e deperibili, facilmente surrogabili. In altre
parole, favorisce l’effimero e il transeunte. La logica mercantile
dell’effimero ha invaso la logica della vita quotidiana improntata
sempre all’ultima moda. Di qui anche l’astuzia delle merci che hanno
bisogno di presentarsi in maniera sempre più allettante, a parità
di contenuto, nuove prostitute su un mercato che premia chi è più
allettante, sexy, infantile o strano. Si potrebbe parlare di merci
che si prestano a qualsiasi perversione pur di essere scelte.
Quarto
postulato: l’abolizione del confine tra bisogni primari e bisogni
secondari; tra bisogni essenziali e bisogni voluttuari. Un tempo
era facile ascrivere a determinati bisogni la qualità di essenze,
substrati della vita (mangiare, bere, dormire) e ad altri quella
di pleonasmo, di orpello. Oggi la distinzione non è così pacifica.
È secondario il cellulare? Alcune persone intervistate sostengono
che per loro sarebbe inconcepibile uscire di casa senza il telefonino.
È voluttuario indossare un capo d’abbigliamento firmato? Mai senza
D & G, sottolineano enfatici molti uomini e donne. E Internet?
Il computer?
Quinto
postulato: chi vive nella società dei consumi vive in una condizione
di deprivazione relativa "assoluta". Un tempo la
differenza era tra chi aveva e chi non aveva. Oggi, nell’Occidente
opulento, tutti hanno, ma non tutti condividono gli stessi standard:
non tutti hanno ciò cui ambiscono, desiderano o avevano un tempo
e non hanno più. Il ricambio delle merci è talmente veloce che non
si ha mai abbastanza o abbastanza di qualità. C’è sempre qualcuno
che ha di più e mi fa sentire deprivato. E non è soltanto il mio
vicino, ma tutto il mondo in perenne collegamento con il resto del
mondo. In questo senso si spiega anche perché molti disoccupati
preferiscono non accettare posti di lavoro umili pur di lavorare.
Il
consumo come stile di vita e nuovo valore etico significa anche
che più si consuma e più si mostra agli altri di consumare e
più si è normali; chi non consuma, chi si arrocca al cellulare
di cinque anni fa, chi decide di non convertirsi al digitale, chi
non aggiorna rapidamente il proprio guardaroba secondo le marche
del momento è anormale, sospettoso, forse criminale in pectore.
Tutto questo, mentre solo pochi decenni fa, risparmiare, conservare
e accontentarsi erano valori fondanti e sani. La società del consumo
favorisce dunque una nuova normalità perfettamente in sintonia con
il dettato dei nostri tempi. Il passaggio da cittadino a consumatore
sancisce una forma nuova di cittadinanza in cui i segni di appartenenza
non sono dati dalla condivisione di diritti e doveri, ma dalla semplice
prescrizione a consumare e a offrire prestazioni di qualità. Parallelamente,
si diffondono i sistemi di tutela del consumatore, le normative
dei consumatori, l’informazione per i consumatori, la customer
satisfaction, tutte forme di legittimazione più o meno inconsapevole
del mondo fondato sul consumo in cui viviamo.
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Note:
-
cfr.
Bauman Z. da La Società sotto assedio. Roma-Bari, Laterza
2003, p. 118
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Bibliografia:
-
Bauman
Z. 2003. La Società sotto assedio. Roma-Bari, Laterza
-
Bauman
Z. 2003. Intervista sull'identità. Roma-Bari, Laterza
-
Bourdieu
P. 1998. Contre-feux. Propos pour servir à la résistance
contre l'invasion néo-liberale, Paris
-
Prina
F. 2003. Devianza e politiche di controllo. Roma, Carocci.
L'Autore:
Romolo
Giovanni Capuano è sociologo e
svolge la sua attività da diversi anni nel campo delle politiche
sociali in Campania. Attualmente collabora in quanto progettista
sociale con i comuni di Maddaloni (CE) e Somma Vesuviana (NA) e
come docente di un corso sull'abuso e il maltrattamento all'infanzia
per il comune di Castellammare di Stabia (NA). Lavora inoltre come
Esperto ex art. 80 presso la casa circondariale di Sala Consilina
(SA). Ha pubblicato nel novembre 2003 il suo primo libro "Oracoli
quotidiani. Cos'è e come funziona la profezia che si autoavvera"
per la ESI di Napoli e scrive per una rivista locale che si chiama
AScuoLa (del Provveditorato di Caserta e dell'ASL CE1) oltre a collaborare
occasionalmente per altri periodici.
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