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PICCOLI
BULLI
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di
Maria
Beatrice Nava |
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Il fenomeno del "bullismo", dicono le statistiche,
è in preoccupante in aumento.
Secondo il norvegese Olweus, probabilmente il massimo esperto
su questo tema presente nel panorama internazionale, "uno studente è
oggetto di azioni di bullismo (bullying) quando viene esposto,
ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni offensive messe in atto da uno o
più compagni" e precisa che "per parlare di bullismo è necessario
che vi sia un’asimmetria nella relazione".
Il bullismo assume varie forme, può essere diretto (quando
la "vittima" è attaccata apertamente) o indiretto (la
"vittima" è isolata ed esclusa dal resto del gruppo, viene
emarginata); può trattarsi di attacchi fisici, verbali o non verbali, che sono
sempre e comunque diretti alla persona per umiliarla ed offenderla. I
maschi sono maggiormente coinvolti in forme di bullismo diretto, sia come bulli
sia come vittime (perché il ruolo non è fisso, soprattutto nella scuola
elementare); le femmine sono invece maggiormente implicate in forme indirette.
Il bullismo va distinto dalla semplice prepotenza, perché la
durata degli attacchi, il loro scopo, il contesto relazionale ed emotivo e le
dinamiche sono differenti; non si vuole assolutamente indurre una percezione di
sovrapponibilità tra i due fenomeni che sono ben distinti.
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copyright © Educare.it - Anno
IV, Numero 1, Dicembre 2003
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