HOME

STUDI E RIFLESSIONI

 

 

Rapporto sullo Stato di Salute e gli Stili di Vita dei Giovani Veneti in Età Scolare

IMMAGINE CORPOREA E DISTURBI ALIMENTARI

 

Introduzione

I cambiamenti fisici, psicologici e sociali dell’adolescenza rappresentano eventi centrali per la formazione di un identità stabile. I più visibili e meglio riconoscibili sono indubbiamente quelli fisici, legati allo sviluppo di un corpo adulto e sessualmente maturo. Per entrambi i sessi, si verificano dei mutamenti fisiologici, che danno una forma nuova al proprio aspetto e possono essere vissuti in maniera diversa in base alle informazioni che ognuno possiede, alle aspettative ed ai sentimenti provati (Pesa, 2000). Aumenta in questo periodo l’interesse degli adolescenti per il proprio corpo, il peso e l’aspetto, a cui viene dato un significato nuovo e che viene investito di vissuti più intensi rispetto a quanto non accadesse nell’età precedente.
I ragazzi sperimentano soprattutto sentimenti positivi legati all’aumento della propria massa muscolare, che conferisce loro un aspetto mascolino e forte. Per le ragazze, invece, aumenta l’insoddisfazione verso il proprio corpo per l’aumento del grasso corporeo, che entra in conflitto con il loro ideale di corpo perfetto (Novak, 1998). I giovani si trovano impreparati e spaventati da questi mutamenti, a cui non sanno dare una corretta spiegazioni: minori infatti sono le conoscenze che questi possegono sugli effetti della pubertà sul fisico, rispetto ad altri cambiamenti (ad es. maturazione sessuale), per cui è più forte l’informazione educativa, della scuola e dei genitori (Ricciardelli et al, 2000).
Molto importanti in questo momento risultano essere le norme, gli ideali, i valori della cultura dominante che delineano gli standard di bellezza con cui si definiscono gli altri e che inevitabilmente condizionano la percezione del proprio corpo (Matsuhashi, 2000; Pesa et al., 2000).Negli ultimi anni, due sono i problemi maggiori, strettamente associati al peso e all’alimentazione in età adolescenziale: l’obesità e la ricerca di magrezza che possono sfociare in veri e propri disturbi alimentari, anoressia e bulimia. Queste due realtà, che sembrano distanti e opposte, sono invece legate da vari fattori comuni: la centralità delle scelte alimentari nel loro sviluppo, l’importanza e la distorsione della propria immagine corporea e le forti conseguenze che questi due problemi hanno sulla vita sociale dell’individuo (Novak, 1998).

Alimentazione

L’adolescenza è un momento importante per la stabilizzazione di abitudini alimentari: una dieta varia ed equilibrata ha riscontri sia a breve che a lungo temine. Una dieta sana permette di prevenire malattie future: un giusto apporto di fibre diminuisce il rischio di cancro, problemi vascolari e diabete, il calcio previene il formarsi di osteoporosi, ecc. (Vereeken & Maes, 2000).
Gli adolescenti possono non pensare alle conseguenze delle proprie scelte: spesso mangiano per noia o, al contrario, non assumono cibi essenziali per timore di ingrassare (Nowak, 1998; Wolff et al., 2000). Nei giovani è molto presente il desiderio di dimagrire o modellare il proprio corpo che spesso porta ad assunzioni scorrette di cibo.
Altra tendenza alimentare che si modifica in questo periodo è quella relativa all’assunzione di caffè, poco indicato per fisici in pieno sviluppo (Buzzi et al.,1997): il bere caffè può essere considerato un modo per ‘sentirsi adulti’, ma può provocare disturbi del sonno, irritabilità e nervosismo in soggetti giovani sui quali l’effetto della caffeina è accentuato.

Peso ed immagine corporea

I rapidi cambiamenti corporei e le pressioni sociali inducono i giovani a porre maggior attenzione al proprio aspetto, che viene considerato una parte rilevante della propria identità (Tomori & Rus-Makovec, 2000). Il mito di un corpo magro e snello per le ragazze o robusto e possente per i ragazzi condiziona non solo la visione che i giovani hanno di sé, ma anche come questi si rapportano con gli altri.
A lungo sono stati studiati i problemi che i bambini e i giovani obesi devono affrontare, non solo rispetto al maggior rischio di patologie, ma anche nei confronti di una società che stigmatizza e emargina le persone in sovrappeso (Novak, 1998; Matsuhashi, 2000). Il problema dell’obesità e del sovrappeso tra i giovani ha avuto un forte aumento negli ultimi anni (Pesa et al., 2000), soprattutto grazie alla grande disponibilità di cibi ad alto contenuto calorico e a basso valore nutritivo (Buzzi et al., 1997). L’essere sovrappeso ha innegabili effetti sulla salute a breve e lungo termine, condiziona i rapporti sociali di questi individui e il loro rapporto con se stessi (Pesa et al., 2000; Valtolina et al., 1998; Vander Wal & Thelen, 2000).
Molti autori hanno evidenziato quanto il peso e la figura effettiva siano importanti, ma come sia ancora più rilevante la percezione del proprio aspetto: la propria immagine corporea influenza i vissuti della persona più dell’immagine reale, portando gli stessi disturbi psicologici identificati per persone obese (bassa autostima, difficoltà relazionali con famiglia e pari, minor supporto sociale, depressione) anche in persone normopeso, che si considerano grasse o in giovani con disturbi alimentari (Tomori & Rus-Makovec, 2000).

Anoressia e bulimia

Due terzi delle ragazze, provenienti da nazioni industrializzate, sono scontente del proprio peso e desiderano dimagrire (Vereeken & Maes, 2000; Anstine & Grinenko, 2000). Per ovviare a questa insoddisfazione ricorrono spesso a diete che si fondano su conoscenze approssimative e a metodologie scorrette e pericolose. Negli ultimi 20 anni, l’enfasi data alle conseguenze dell’essere sovrappeso, l’eccessiva mitizzazione di un corpo magro e snello e l’autosomministrazione di rigide regole alimentari hanno contribuito all’aumento di persone, soprattutto donne, che si sforzano di perdere peso, anche se non ne hanno realmente bisogno, e all’incremento dell’incidenza dei disturbi alimentari (Novak, 1998; Anstine & Grinenko, 2000; Tomori & Rus-Makovec, 2000). L’anoressia nervosa e la bulimia nervosa, che si manifestano in prevalenza in età adolescenziale, sono disturbi che intaccano la salute fisica e psicologica della persona, condizionandone la normale esistenza.

Il fenomeno nella Regione Veneto

Alimentazione

La maggior parte degli studenti del nostro campione assumono quotidianamente frutta, verdura e latte, alimenti essenziali per un apporto vitaminico e di calcio adeguato. Molto alto appare anche il consumo di cibi grassi e confezionati (merendine, dolci, snack e bibite gassate): questi alimenti, largamente consumati dai giovani, aumentano il rischio di obesità e contribuiscono ad un’alimentazione scorretta (Fig. 6.1).

Figura 6.1. Percentuali rispetto al campione totale di giovani che mangiano una o più volte al giorno i seguenti alimenti:

I giovani che hanno un’alimentazione ricca di vitamine assumono raramente cibi grassi, mentre coloro che consumano spesso dolci o snack li associano ad altri cibi ipercalorici: emergono quindi due stili alimentari nettamente contrapposti.
Le ragazze mangiano più spesso frutta e verdura, e tale consumo aumenta con l’età. Sono state evidenziate differenze legate allo status socioeconomico dei genitori: i giovani appartenenti a famiglie più agiate seguono maggiormente un’alimentazione sana.
Un andamento opposto si è invece evidenziato per i dolci e gli snack: i maschi preferiscono questi alimenti, anche se, con il progredire dell’età e del benessere socioeconomico familiare, ne consumano meno.
Questi due dati mostrano che le ragazze seguono un alimentazione più bilanciata, i più giovani preferiscono cibi gustosi e in famiglie benestanti c’è una maggior preoccupazione legata ad un’alimentazione corretta.
I cibi sani, frutta e verdura, sono consumati più spesso a Treviso e Belluno, mentre i ragazzi di Rovigo e Venezia sembrano prediligere snack e dolcetti.
Confrontando questi dati con quelli internazionali, i giovani del nostro campione si alimentano in modo più sano rispetto alla media degli altri Stati oggetto dell’indagine HBSC: mangiano più spesso frutta e verdura e meno fritti, forse grazie alla dieta mediterranea, ancora molto comune in Italia (Fig. 6.2).

L’apporto di latticini, importante per la prevenzione dell’osteoporosi e che spesso viene drasticamente ridotto durante le diete, si distribuisce differentemente in relazione a sesso ed età: le ragazze assumono meno latte dei ragazzi ed il consumo diminuisce con la crescita. Anche in questo caso emergono differenze riguardanti lo status socioeconomico della famiglia: i ragazzi di livelli socioeconomici più alti consumano più latte. Rispetto ai dati internazionali, il consumo di latte tra i giovani veneti risulta inferiore rispetto alla maggior parte delle altre nazioni.

Figura 6.2. Studenti che consumano chips e patate fritte tutti i giorni

11 anni

13 anni

15 anni

Ingrandisci il grafico

Il consumo di caffè aumenta con l’età e rispetto al sesso: gli studenti più giovani consumano meno caffè ed i maschi ne consumano più delle femmine (Fig. 6.3).

Figura 6.3. Percentuale di studenti che bevono caffè più volte al giorno

Non sono state evidenziate differenze relative allo status socioeconomico.

Igiene orale

In generale il 64% del campione si lava i denti più volte al giorno ed il 93.7% almeno una volta. Solo un’esigua parte, l’1.8%, cura i propri denti meno di una volta alla settimana.
Rispetto all’igiene orale, le ragazze si lavano i denti più frequentemente dei ragazzi e gli studenti più vecchi lo fanno più spesso dei giovani. Per quest’utile abitudine quotidiana, risulta essere importante anche lo status socioeconomico della famiglia: i ragazzi appartenenti a livelli socioeconomici più alti si lavano con più frequenza i denti (Fig. 6.4).

Figura 6.4. Percentuale di studenti che si lavano i denti più volte al giorno rispetto allo status socioeconomico familiare

 

Anche per questa variabile, si notano differenze per quanto riguarda la provincia di residenza: sembra infatti che i ragazzi di Venezia curino di più i propri denti, mentre quelli di Verona se li lavino con minor frequenza.

Peso e immagine corporea

Il peso medio dei ragazzi del nostro campione è 52.5 Kg (ds=14.6), l’altezza è 1.63 m (ds=2.3) e l’indice di massa corporea, calcolato dal rapporto tra peso ed altezza elevata al quadrato (Kg/m2), è di 19.8 (ds=5.2).
Ad undici anni i ragazzi hanno un’altezza e un peso inferiori rispetto alle ragazze probabilmente dovute ad una maturazione più precoce delle femmine. Tale differenza si capovolge col passare dell’età: sia rispetto al peso che all’altezza i tredicenni e quindicenni raggiungono livelli superiori rispetto alle ragazze.
Non emergono differenze né legate al livello socioeconomico, né a quello regionale.
L’indice di massa corporea (IMC) è una metodologia di misura della massa grassa che si è dimostrata efficace sia in campioni di adolescenti che di adulti (Pesa et al., 2000). In media, il nostro campione rientra nei parametri normali di massa corporea (tra 18.5 e 24.5). Emergono differenze significative per quanto riguarda il sesso e l’età: le ragazze raggiungono livelli più bassi di IMC, e questi aumentano, per entrambi i sessi, con l’aumentare dell’età.
Analizzando le percentuali di indici di massa corporea, il 31.2% del campione è stato identificato come sottopeso, mentre il 9% è in sovrappeso.
Rispetto al sovrappeso, fattore legato a possibile obesità, ad alimentazione scorretta e a stile di vita sedentario, il campione di studenti veneti mostra un andamento crescente: l’essere sovrappeso (IMC>24) aumenta con l’età ed è maggiore nei maschi. Tra le femmine si passa da una percentuale pari a 4.1% delle undicenni sovrappeso a 10.9% delle quindicenni, mentre tra i ragazzi si passa dal 6.4% tra gli undicenni al 12.6% tra i quindicenni.

Oltre a questo indice oggettivo, sono stati utilizzati degli indici soggettivi, che ci danno informazioni su come i giovani si valutano piuttosto che su come realmente sono. Il sentirsi troppo grassi o troppo magri, il voler cambiare aspetto sono vissuti molto presenti tra gli adolescenti, che possono arrivare a condizionare i comportamenti quotidiani e le relazioni sociali.
Uno degli item relativi all’immagine corporea richiedeva di identificare quale tra 7 silhouette rappresentate (in ordine crescente di grassezza), assomigliava maggiormente al proprio aspetto attuale: l’11.8% del campione si considera estremamente magro, mentre il 3.7% estremamente grasso. Mentre, i ragazzi di prima media si considerano più grassi,  i ragazzi di terza media e prima superiore si considerano più magri delle coetanee.
Confrontando queste risposte con le medie dell’indice di massa corporea, si può notare come entrambi i valori rientrino nella media, ma come, in particolare, emergano alcune tendenze interessanti: gli studenti più piccoli si considerano più grassi di quanto non siano effettivamente e anche tra i più grandi emergono visioni distorte di sé. In realtà le ragazze sono più magre dei ragazzi, mentre considerando l’immagine che queste hanno di sé, si ritengono più grasse ed i ragazzi più magri. Questa tendenza indica come la realtà venga spesso distorta in negativo: i ragazzi che vorrebbero avere un corpo più robusto si considerano più magri di quello che realmente sono, mentre le ragazze, il cui ideale di bellezza è longilineo e filiforme, si vedono più grasse dei loro coetanei, anche se in realtà è vero l’opposto.
Alla domanda ‘Pensi che il tuo corpo sia…’ il 13.6% del campione ha detto magro ed il 34.2% grasso. Anche da questo primo dato generale si può identificare una maggior facilità a considerarsi più grassi di quanto in realtà non sia: i dati oggettivi sono completamente rovesciati rispetto all’immagine corporea percepita, visto che secondo l’IMC il 31.2% del campione è sottopeso e solo il 9% è sovrappeso.
I maschi e le femmine si muovono in direzione opposta pur partendo, ad undici anni, da percezioni molto simili: mentre i ragazzi più giovani si considerano troppo grassi e con gli anni tendano a vedersi troppo magri, le ragazze continuano a percepirsi sempre più grasse, anche col passare del tempo (Tab. 6.1).

Tabella 6.1. Frequenze di risposta alla domanda ‘Pensi che il tuo corpo sia…’

 

Grasso

Magro

11 anni

13 anni

15 anni

11 anni

13 anni

15 anni

M

24.0%

26.1%

23.3%

14.7%

18.7%

20.8%

F

33.5%

44.0%

51.8%

12.1%

10.5%

6.5%

La convinzione di voler cambiare qualcosa di sé cresce con l’età sia nei ragazzi che nelle ragazze ed è maggiore tra queste ultime (Fig. 6.5). Il desiderio di cambiare qualcosa del proprio aspetto è più forte tra i giovani di Venezia e meno forte tra quelli di Belluno che mostrano di accettarsi di più.

Figura 6.5. Percentuale di studenti che vorrebbero cambiare qualcosa del proprio corpo.

Analizzando contemporaneamente le ultime due domande, si può ipotizzare come il cambiamento sperato nelle ragazze sia dimagrire mentre i ragazzi preferiscano aumentare la massa muscolare: questo rispecchia la ricerca di raggiungere i canoni estetici socialmente accettati, per i quali le donne dovrebbero essere snelle e gli uomini robusti.
Per le ragazze, il metodo maggiormente utilizzato per raggiungere il cambiamento sperato, il dimagrimento, è la dieta. Il 24% del campione risponde di non essere a dieta, anche se servirebbe, mentre il 12.8% dichiara di seguire un regime dietetico particolare.
Le ragazze, soprattutto le più grandi, seguono o vorrebbero seguire con costanza una dieta dimagrante. I ragazzi invece, col passare del tempo ritengono tale rimedio sempre meno necessario.
Le percentuali confermano tale andamento. I ragazzi effettivamente a dieta per perdere peso sono il 9.9% in prima media e decrescono fino ad arrivare al 6.1% alle superiori. Andamento inverso si è osservato per le ragazze, che passano dall’11.2% al 25.7%.
Confrontando questi dati con quelli internazionali, i giovani veneti si pongono al di sopra della media internazionale. In particolare, gli undicenni si pongono al sesto posto della classifica creata dai 28 Stati della precedente ricerca HBSC, dietro Austria, Slovacchia, Israele, Repubblica Ceca ed USA (range internazionale: 50%-17%), i tredicenni al settimo (range internazionale: 55%-14%) ed i quindicenni al quinto (range internazionale: 66%-9%), dietro Israele, Grecia, Repubblica Ceca e USA. Questo indica come l’essere magri costituisca un valore importante tra i giovani italiani e quanto la dieta sia considerata una metodologia utile ed efficace per perdere peso.
Al concetto di magro è spesso associato quello di bellezza: il 33.3% del nostro campione crede di essere carino, mentre il 18.1% non si considera tale. Il 35% degli undicenni ragazzi si considera carino, rispetto al 28% dei tredicenni ed al 32% dei quindicenni; per le ragazze si passa dal 36% delle più giovani che si considerano meglio della media, al 33% delle tredicenni al 34% delle quindicenni.
Non emergono in questo caso differenze tra maschi e femmine, ma ci sono differenze legate all’età: i tredicenni si considerano in generale più brutti degli altri. Il giudizio sul proprio aspetto sembra dipendere anche dal livello socioeconomico della famiglia: ragazzi di origine più benestante si considerano più carini di quelli di status socioeconomico basso. Questo potrebbe anche essere causato dal fatto che la bellezza a quest’età non è solo dovuta a caratteristiche personali, ma anche legata ad un certo tipo di abbigliamento alla moda. I ragazzi provenienti da famiglie più ricche hanno maggior facilità a seguire le tendenze, e quindi possono apparire più carini ai propri occhi e a quelli dei coetanei (Fig. 6.6)

Figura 6.6. Percentuale di studenti che si credono carini rispetto allo status socioeconomico familiare

Anoressia e bulimia

Analizzando le risposte date alla scala ISED (Favaro e Santonastaso, 2000) da noi utilizzata, risulta che il 10.1% del campione supera il livello soglia relativa al rischio di anoressia ed il 13.5% quello per il rischio di bulimia. Questi dati alquanto allarmanti, rivelano come i casi di rischi di disordini alimentari, anche se non si sono tramutati in vera e propria patologia, siano frequenti nella popolazione adolescenziale.
Le ragazze sono molto più a rischio per quanto riguarda i problemi alimentari, rispetto ai ragazzi. Mentre per le femmine la crescita porta con sé un incremento del rischio stesso, per i ragazzi si verifica l’opposto.
Il 13.4% delle ragazze undicenni (N=96) ed il 18.2% delle tredicenni (N=166) sono risultate sopra il limite soglia della sottoscala ISED per l’anoressia, e quindi sono a rischio per questo tipo di patologia, mentre il 17% delle ragazze undicenni (N=122) ed il 23.1% delle quindicenni (N=211) hanno superato il cut-off per la bulimia.

Alla luce delle forti differenze di genere relative al rischio di sviluppare un disturbo dell’alimentazione, in figura 6.7 abbiamo suddiviso la popolazione a rischio di anoressia tra maschi e femmine. Si può notare come la provincia di Belluno abbia percentuali basse per entrambi i sessi, mentre le ragazze sembrano essere maggiormente a rischio a Rovigo ed i ragazzi a Verona.

Figura 6.7. Percentuale di ragazzi e ragazze a rischio di anoressia per provincia

 

Anche per il rischio di bulimia (Figura 6.8) abbiamo diviso il campione per sesso: si può notare come in questo caso Belluno mantenga percentuali inferiori di rischio sia per i ragazzi che per le ragazze, mentre Rovigo appare la provincia con più alto rischio di bulimia femminile e Vicenza quella a maggior rischio di bulimia maschile (Fig. 7.8).

Figura 6.8. Percentuale di ragazzi e ragazze a rischio di bulimia per provincia.

Legami tra le variabili

Alimentazione

La letteratura ha messo in evidenza quanto un’alimentazione corretta sia necessaria per prevenire disturbi futuri e per affrontare con le massime energie le diverse richieste quotidiane. E’ anche emerso come spesso il desiderio di dimagrire e le diete ferree siano legate ad un’assunzione scorretta di alimenti.
Nel nostro campione, i giovani a dieta consumano più spesso frutta, verdura cotta e cruda, pane integrale, latte scremato e caffè, meno caramelle, torte o merendine, patatine o simili: non sono presenti quindi tendenze scorrette, ma riduzione di zuccheri e grassi.

Peso ed immagine corporea

In letteratura è molto forte la convinzione che sia l’immagine corporea ad influenzare maggiormente la vita dell’individuo, piuttosto che non il peso reale.
Per verificare tale ipotesi abbiamo cercato possibili di rintracciare le relazioni tra vari indici ritenuti importanti, l’essere realmente in sovrappeso ed il percepirsi come tale.
I dati emersi evidenziano come chi è realmente sovrappeso pensi alla dieta come soluzione ideale per i suoi problemi, ma nello stesso tempo continui a praticare abitudini alimentari poco sane, ad esempio un eccessivo consumo di dolci e snacks.
Non sono emersi problemi psicologici legati all’autostima ed alla depressione, anche se chi è sovrappeso ha la tendenza a considerarsi meno carino, ha un minor numero di amicizie profonde, si sente meno felice e meno in salute.
Più influente sembra essere la percezione di sé: nelle ragazze, il percepirsi grasse si lega ad un livello più alto di depressione, ad una maggior irritabilità, ad un benessere psicologico inferiore, evidenziando nuovamente come sia maggiormente debilitante per una ragazza il considerarsi grassa, rispetto all’esserlo.
Inoltre si è evidenziato come il percepirsi carini faciliti l’interazione con gli altri, aumenti il grado di sostegno sociale percepito e di benessere psicologico e permetta di vivere con maggior serenità le attività quotidiane.
Gli studenti più giovani che si credono carini hanno maggior facilità a parlare con i genitori, mentre quelli più grandi praticano più sport. Le ragazze che si ritengono più carine hanno infine meno disturbi psicosomatici.

Anoressia e bulimia

Importante per comprendere a fondo questi due disturbi alimentari, è vedere se le persone identificate dalla scala ISED come a rischio si differenzino dalla popolazione non a rischio anche rispetto ad altre variabili.
Si è notato come le ragazze a rischio di anoressia e bulimia, mettono in atto più comportamenti a rischio rispetto alle ragazze del gruppo di controllo (uscire la sera, fumare, bere alcolici, ubriacarsi, fumare marijuana), si percepiscono come più grasse e insoddisfatte del proprio corpo (dieta, desiderio di cambiare), considerano peggiore la propria salute fisica (inferiore salute percepita, maggior numero di disturbi fisici e psicosomatici, maggior utilizzo di farmaci) e psicologica (autostima e felicità molto basse, maggior depressione), vivono una peggior comunicazione familiare (difficoltà a parlare con i genitori) e ottengono peggiori risultati scolastici.
Il maggior rischio di anoressia sembra essere inoltre legato ad un maggior impegno sportivo e ad una maggior sicurezza sociale (soprattutto con le persone dell’altro sesso), mentre la bulimia inibisce maggiormente i rapporti sociali (hanno meno amici veri e maggior difficoltà nel creare nuove amicizie).

Conclusioni

Alimentazione

Gli studenti veneti mangiano spesso frutta e verdura, ma apprezzano molto anche caramelle e merendine: chi mangia spesso cibi sani, comunque, mangia meno cibi ipercalorici, e viceversa. Si delineano così diversi stili alimentari presenti tra i giovani veneti. Le ragazze, soprattutto se appartengono a famiglie benestanti, consumano più spesso cibi fondamentali per una corretta alimentazione (frutta, verdura, latticini), mentre i ragazzi di livelli socioeconomici più bassi mangiano spesso snack e dolciumi. Nella provincia di Treviso si consumano più cibi sani, mentre a Rovigo e Padova se ne consumano di meno. Rovigo risulta essere la provincia dove i giovani mangiano in modo meno adeguato, consumando meno vitamine, fibre, latticini e più grassi e zuccheri.
Confrontando le risposte date dal nostro campione con i dati internazionali, il consumo di frutta risulta essere sopra la media, soprattutto per gli undicenni ed i quindicenni. I ragazzi italiani mangiano snack salati e dolci in maggior quantità rispetto alla media internazionale, mentre il consumo di fritti è inferiore.

Igiene orale

Lavarsi i denti è un’abitudine abbastanza comune, anche se solo il 64% dei giovani del campione lo fa più volte al giorno come consigliato dai dentisti: questa attenzione verso la cura della propria dentatura è superiore nelle ragazze, soprattutto tra le più grandi, di livello socioeconomico alto. Sembra una consuetudine più diffusa in provincia di Venezia e Belluno. La frequenza nel lavarsi i denti è leggermente più bassa rispetto alle medie HBSC riscontrata nelle altre Nazioni.

Peso ed immagine corporea

Gli studenti del nostro campione rientrano nella media dell’indice di massa corporea, anche se il 31.2% è sottopeso (soprattutto tra gli undicenni) ed il 9% è sopra il peso ideale.
La soddisfazione rispetto al proprio aspetto ed alla propria immagine corporea è abbastanza bassa: i ragazzi, che vorrebbero vedersi più robusti e mascolini, si considerano troppo magri, mentre le ragazze, che hanno un ideale di bellezza longilineo, si considerano grasse.
La maggior parte degli studenti vorrebbe cambiare qualcosa di sé e questo è vero soprattutto per le ragazze. I giovani di Belluno e Treviso sono più felici del proprio aspetto, mentre quelli di Rovigo e Venezia sono più scontenti e vorrebbero cambiare qualcosa del proprio corpo.
Le ragazze, che maggiormente si sentono grasse e vorrebbero cambiare qualcosa, si considerano meno carine dei propri coetanei, soprattutto se appartengono a classi socioeconomiche basse. Le percentuali di persone a dieta rientrano nella media internazionale.

Anoressia e Bulimia

La scala ISED da noi utilizzata identifica i giovani che corrono maggiori rischi di sviluppare disturbi alimentari. Le risposte del nostro campione seguono delle tendenze generali: cioè più ragazze che ragazzi superano il cut-off per entrambi i disturbi alimentari e che, mentre per le prime la percentuale aumenta con l’età, per i secondi diminuisce. Anche la presenza di un maggior numero di persone a rischio di bulimia rispecchia l’andamento generale della popolazione.
La provincia di Belluno è quella a minor rischio per entrambi i disturbi, mentre quella di Rovigo presenta il maggior numero di casi a rischio.
In particolare, per l’anoressia le ragazze di Belluno, Treviso e Padova sono a basso rischio, mentre quelle che vivono a Rovigo e Verona sono a più alto rischio.
Per la bulimia le giovani di Belluno e Venezia sono a basso rischio, e quelle di Rovigo, Padova ad alto.


HEALTH BEHAVIOUR IN SCHOOL AGED CHILDREN

I COMPORTAMENTI LEGATI ALLA SALUTE DEI GIOVANI IN ETA’ SCOLARE

La ricerca “Health Behaviour in School Aged Children -HBSC-” è uno studio trans-nazionale svolto in collaborazione con l’ufficio Europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ stato realizzato per la prima volta nel 1982 da un gruppo di ricercatori di tre paesi: Inghilterra, Francia e Norvegia e coinvolge attualmente circa 30 nazioni.
La ricerca viene ripetuta ogni quattro anni e nel 2000 è stata realizzata per la prima volta in Italia, in Veneto, grazie alla collaborazione tra la Regione Veneto, il Dipartimento di Psicologia dello Sviluppo e della Socializzazione, la Sovrintendenza Scolastica Regionale e i Provveditorati agli Studi delle sette province venete.

Il rapporto completo è pubblicato sul sito della Regione Veneto all'indirizzo: http://www.regione.veneto.it/sanita/dossier/hbsc/hbsc_report.htm


 


Educare.it - Rivista on line - Registrazione n. 1418 Tribunale di Verona del 21.11.2000