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IMMAGINE CORPOREA E DISTURBI ALIMENTARI
Introduzione
I cambiamenti fisici,
psicologici e sociali dell’adolescenza rappresentano eventi centrali
per la formazione di un identità stabile. I più visibili e meglio
riconoscibili sono indubbiamente quelli fisici, legati allo sviluppo di
un corpo adulto e sessualmente maturo. Per entrambi i sessi, si
verificano dei mutamenti fisiologici, che danno una forma nuova al
proprio aspetto e possono essere vissuti in maniera diversa in base alle
informazioni che ognuno possiede, alle aspettative ed ai sentimenti
provati (Pesa, 2000). Aumenta in questo periodo l’interesse degli
adolescenti per il proprio corpo, il peso e l’aspetto, a cui viene
dato un significato nuovo e che viene investito di vissuti più intensi
rispetto a quanto non accadesse nell’età precedente.
I ragazzi sperimentano soprattutto sentimenti positivi legati all’aumento
della propria massa muscolare, che conferisce loro un aspetto mascolino
e forte. Per le ragazze, invece, aumenta l’insoddisfazione verso il
proprio corpo per l’aumento del grasso corporeo, che entra in
conflitto con il loro ideale di corpo perfetto (Novak, 1998). I giovani
si trovano impreparati e spaventati da questi mutamenti, a cui non sanno
dare una corretta spiegazioni: minori infatti sono le conoscenze che
questi possegono sugli effetti della pubertà sul fisico, rispetto ad
altri cambiamenti (ad es. maturazione sessuale), per cui è più forte l’informazione
educativa, della scuola e dei genitori (Ricciardelli et al, 2000).
Molto importanti in questo momento risultano essere le norme, gli
ideali, i valori della cultura dominante che delineano gli standard di
bellezza con cui si definiscono gli altri e che inevitabilmente
condizionano la percezione del proprio corpo (Matsuhashi, 2000; Pesa et
al., 2000).Negli ultimi anni, due sono i problemi maggiori, strettamente
associati al peso e all’alimentazione in età adolescenziale: l’obesità
e la ricerca di magrezza che possono sfociare in veri e propri disturbi
alimentari, anoressia e bulimia. Queste due realtà, che sembrano
distanti e opposte, sono invece legate da vari fattori comuni: la
centralità delle scelte alimentari nel loro sviluppo, l’importanza e
la distorsione della propria immagine corporea e le forti conseguenze
che questi due problemi hanno sulla vita sociale dell’individuo
(Novak, 1998).
Alimentazione
L’adolescenza è un
momento importante per la stabilizzazione di abitudini alimentari: una
dieta varia ed equilibrata ha riscontri sia a breve che a lungo temine.
Una dieta sana permette di prevenire malattie future: un giusto apporto
di fibre diminuisce il rischio di cancro, problemi vascolari e diabete,
il calcio previene il formarsi di osteoporosi, ecc. (Vereeken &
Maes, 2000).
Gli adolescenti possono non pensare alle conseguenze delle proprie
scelte: spesso mangiano per noia o, al contrario, non assumono cibi
essenziali per timore di ingrassare (Nowak, 1998; Wolff et al., 2000).
Nei giovani è molto presente il desiderio di dimagrire o modellare il
proprio corpo che spesso porta ad assunzioni scorrette di cibo.
Altra tendenza alimentare che si modifica in questo periodo è quella
relativa all’assunzione di caffè, poco indicato per fisici in pieno
sviluppo (Buzzi et al.,1997): il bere caffè può essere considerato un
modo per ‘sentirsi adulti’, ma può provocare disturbi del sonno,
irritabilità e nervosismo in soggetti giovani sui quali l’effetto
della caffeina è accentuato.
Peso ed immagine corporea
I rapidi cambiamenti
corporei e le pressioni sociali inducono i giovani a porre maggior
attenzione al proprio aspetto, che viene considerato una parte rilevante
della propria identità (Tomori & Rus-Makovec, 2000). Il mito di un
corpo magro e snello per le ragazze o robusto e possente per i ragazzi
condiziona non solo la visione che i giovani hanno di sé, ma anche come
questi si rapportano con gli altri.
A lungo sono stati studiati i problemi che i bambini e i giovani obesi
devono affrontare, non solo rispetto al maggior rischio di patologie, ma
anche nei confronti di una società che stigmatizza e emargina le
persone in sovrappeso (Novak, 1998; Matsuhashi, 2000). Il problema dell’obesità
e del sovrappeso tra i giovani ha avuto un forte aumento negli ultimi
anni (Pesa et al., 2000), soprattutto grazie alla grande disponibilità
di cibi ad alto contenuto calorico e a basso valore nutritivo (Buzzi et
al., 1997). L’essere sovrappeso ha innegabili effetti sulla salute a
breve e lungo termine, condiziona i rapporti sociali di questi individui
e il loro rapporto con se stessi (Pesa et al., 2000; Valtolina et al.,
1998; Vander Wal & Thelen, 2000).
Molti autori hanno evidenziato quanto il peso e la figura effettiva
siano importanti, ma come sia ancora più rilevante la percezione del
proprio aspetto: la propria immagine corporea influenza i vissuti della
persona più dell’immagine reale, portando gli stessi disturbi
psicologici identificati per persone obese (bassa autostima, difficoltà
relazionali con famiglia e pari, minor supporto sociale, depressione)
anche in persone normopeso, che si considerano grasse o in giovani con
disturbi alimentari (Tomori & Rus-Makovec, 2000).
Anoressia e bulimia
Due terzi delle
ragazze, provenienti da nazioni industrializzate, sono scontente del
proprio peso e desiderano dimagrire (Vereeken & Maes, 2000; Anstine
& Grinenko, 2000). Per ovviare a questa insoddisfazione ricorrono
spesso a diete che si fondano su conoscenze approssimative e a
metodologie scorrette e pericolose. Negli ultimi 20 anni, l’enfasi
data alle conseguenze dell’essere sovrappeso, l’eccessiva
mitizzazione di un corpo magro e snello e l’autosomministrazione di
rigide regole alimentari hanno contribuito all’aumento di persone,
soprattutto donne, che si sforzano di perdere peso, anche se non ne
hanno realmente bisogno, e all’incremento dell’incidenza dei
disturbi alimentari (Novak, 1998; Anstine & Grinenko, 2000; Tomori
& Rus-Makovec, 2000). L’anoressia nervosa e la bulimia nervosa,
che si manifestano in prevalenza in età adolescenziale, sono disturbi
che intaccano la salute fisica e psicologica della persona,
condizionandone la normale esistenza.
Il fenomeno nella Regione Veneto
Alimentazione
La maggior parte degli
studenti del nostro campione assumono quotidianamente frutta, verdura e
latte, alimenti essenziali per un apporto vitaminico e di calcio
adeguato. Molto alto appare anche il consumo di cibi grassi e
confezionati (merendine, dolci, snack e bibite gassate): questi
alimenti, largamente consumati dai giovani, aumentano il rischio di
obesità e contribuiscono ad un’alimentazione scorretta (Fig. 6.1).
Figura 6.1. Percentuali rispetto al campione
totale di giovani che mangiano una o più volte al giorno i seguenti
alimenti:
I
giovani che hanno un’alimentazione ricca di vitamine assumono
raramente cibi grassi, mentre coloro che consumano spesso dolci o snack
li associano ad altri cibi ipercalorici: emergono quindi due stili
alimentari nettamente contrapposti.
Le ragazze mangiano più spesso frutta e verdura, e tale consumo aumenta
con l’età. Sono state evidenziate differenze legate allo status
socioeconomico dei genitori: i giovani appartenenti a famiglie più
agiate seguono maggiormente un’alimentazione sana.
Un andamento opposto si è invece evidenziato per i dolci e gli snack: i
maschi preferiscono questi alimenti, anche se, con il progredire dell’età
e del benessere socioeconomico familiare, ne consumano meno.
Questi due dati mostrano che le ragazze seguono un alimentazione più
bilanciata, i più giovani preferiscono cibi gustosi e in famiglie
benestanti c’è una maggior preoccupazione legata ad un’alimentazione
corretta.
I cibi sani, frutta e verdura, sono consumati più spesso a Treviso e
Belluno, mentre i ragazzi di Rovigo e Venezia sembrano prediligere snack
e dolcetti.
Confrontando questi dati con quelli internazionali, i giovani del nostro
campione si alimentano in modo più sano rispetto alla media degli altri
Stati oggetto dell’indagine HBSC: mangiano più spesso frutta e
verdura e meno fritti, forse grazie alla dieta mediterranea, ancora
molto comune in Italia (Fig. 6.2).
L’apporto di latticini, importante per la prevenzione dell’osteoporosi
e che spesso viene drasticamente ridotto durante le diete, si
distribuisce differentemente in relazione a sesso ed età: le ragazze
assumono meno latte dei ragazzi ed il consumo diminuisce con la
crescita. Anche in questo caso emergono differenze riguardanti lo status
socioeconomico della famiglia: i ragazzi di livelli socioeconomici più
alti consumano più latte. Rispetto ai dati internazionali, il consumo
di latte tra i giovani veneti risulta inferiore rispetto alla maggior
parte delle altre nazioni.
Figura 6.2. Studenti che consumano chips e
patate fritte tutti i giorni
Il consumo di caffè aumenta con l’età e
rispetto al sesso: gli studenti più giovani consumano meno caffè ed i
maschi ne consumano più delle femmine (Fig. 6.3).
Figura 6.3. Percentuale di studenti che
bevono caffè più volte al giorno
Non sono state
evidenziate differenze relative allo status socioeconomico.
Igiene orale
In generale il 64% del
campione si lava i denti più volte al giorno ed il 93.7% almeno una
volta. Solo un’esigua parte, l’1.8%, cura i propri denti meno di una
volta alla settimana.
Rispetto all’igiene orale, le ragazze si lavano i denti più
frequentemente dei ragazzi e gli studenti più vecchi lo fanno più
spesso dei giovani. Per quest’utile abitudine quotidiana, risulta
essere importante anche lo status socioeconomico della famiglia: i
ragazzi appartenenti a livelli socioeconomici più alti si lavano con
più frequenza i denti (Fig. 6.4).
Figura 6.4. Percentuale di studenti che si lavano i denti
più volte al giorno rispetto allo status socioeconomico familiare
Anche per questa variabile, si notano differenze
per quanto riguarda la provincia di residenza: sembra infatti che i
ragazzi di Venezia curino di più i propri denti, mentre quelli di
Verona se li lavino con minor frequenza.
Peso e immagine
corporea
Il peso medio dei ragazzi del nostro campione è 52.5 Kg
(ds=14.6), l’altezza è 1.63 m (ds=2.3) e l’indice di massa
corporea, calcolato dal rapporto tra peso ed altezza elevata al quadrato
(Kg/m2), è di 19.8 (ds=5.2).
Ad undici anni i ragazzi hanno un’altezza e un peso inferiori rispetto
alle ragazze probabilmente dovute ad una maturazione più precoce delle
femmine. Tale differenza si capovolge col passare dell’età: sia
rispetto al peso che all’altezza i tredicenni e quindicenni
raggiungono livelli superiori rispetto alle ragazze.
Non emergono differenze né legate al livello socioeconomico, né a
quello regionale.
L’indice di massa corporea (IMC) è una metodologia di misura della
massa grassa che si è dimostrata efficace sia in campioni di
adolescenti che di adulti (Pesa et al., 2000). In media, il nostro
campione rientra nei parametri normali di massa corporea (tra 18.5 e
24.5). Emergono differenze significative per quanto riguarda il sesso e
l’età: le ragazze raggiungono livelli più bassi di IMC, e questi
aumentano, per entrambi i sessi, con l’aumentare dell’età.
Analizzando le percentuali di indici di massa corporea, il 31.2% del
campione è stato identificato come sottopeso, mentre il 9% è in
sovrappeso.
Rispetto al sovrappeso, fattore legato a possibile obesità, ad
alimentazione scorretta e a stile di vita sedentario, il campione di
studenti veneti mostra un andamento crescente: l’essere sovrappeso
(IMC>24) aumenta con l’età ed è maggiore nei maschi. Tra le
femmine si passa da una percentuale pari a 4.1% delle undicenni
sovrappeso a 10.9% delle quindicenni, mentre tra i ragazzi si passa dal
6.4% tra gli undicenni al 12.6% tra i quindicenni.
Oltre a questo indice oggettivo, sono stati utilizzati degli indici
soggettivi, che ci danno informazioni su come i giovani si valutano
piuttosto che su come realmente sono. Il sentirsi troppo grassi o troppo
magri, il voler cambiare aspetto sono vissuti molto presenti tra gli
adolescenti, che possono arrivare a condizionare i comportamenti
quotidiani e le relazioni sociali.
Uno degli item relativi all’immagine corporea richiedeva di
identificare quale tra 7 silhouette rappresentate (in ordine crescente
di grassezza), assomigliava maggiormente al proprio aspetto attuale: l’11.8%
del campione si considera estremamente magro, mentre il 3.7%
estremamente grasso. Mentre, i ragazzi di prima media si considerano
più grassi, i ragazzi di
terza media e prima superiore si considerano più magri delle coetanee.
Confrontando queste risposte con le medie dell’indice di massa
corporea, si può notare come entrambi i valori rientrino nella media,
ma come, in particolare, emergano alcune tendenze interessanti: gli
studenti più piccoli si considerano più grassi di quanto non siano
effettivamente e anche tra i più grandi emergono visioni distorte di
sé. In realtà le ragazze sono più magre dei ragazzi, mentre
considerando l’immagine che queste hanno di sé, si ritengono più
grasse ed i ragazzi più magri. Questa tendenza indica come la realtà
venga spesso distorta in negativo: i ragazzi che vorrebbero avere un
corpo più robusto si considerano più magri di quello che realmente
sono, mentre le ragazze, il cui ideale di bellezza è longilineo e
filiforme, si vedono più grasse dei loro coetanei, anche se in realtà
è vero l’opposto.
Alla domanda ‘Pensi che il tuo corpo sia…’ il 13.6% del campione
ha detto magro ed il 34.2% grasso. Anche da questo primo dato generale
si può identificare una maggior facilità a considerarsi più grassi di
quanto in realtà non sia: i dati oggettivi sono completamente
rovesciati rispetto all’immagine corporea percepita, visto che secondo
l’IMC il 31.2% del campione è sottopeso e solo il 9% è sovrappeso.
I maschi e le femmine si muovono in direzione opposta pur partendo, ad
undici anni, da percezioni molto simili: mentre i ragazzi più giovani
si considerano troppo grassi e con gli anni tendano a vedersi troppo
magri, le ragazze continuano a percepirsi sempre più grasse, anche col
passare del tempo (Tab. 6.1).
Tabella 6.1. Frequenze di risposta alla
domanda ‘Pensi che il tuo corpo sia…’
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Grasso
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Magro
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11 anni
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13 anni
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15 anni
|
11 anni
|
13 anni
|
15 anni
|
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M
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24.0%
|
26.1%
|
23.3%
|
14.7%
|
18.7%
|
20.8%
|
|
F
|
33.5%
|
44.0%
|
51.8%
|
12.1%
|
10.5%
|
6.5%
|
La convinzione di voler cambiare qualcosa di sé
cresce con l’età sia nei ragazzi che nelle ragazze ed è maggiore tra
queste ultime (Fig. 6.5). Il
desiderio di cambiare qualcosa del proprio aspetto è più forte tra i
giovani di Venezia e meno forte tra quelli di Belluno che mostrano di
accettarsi di più.
Figura 6.5. Percentuale di studenti che
vorrebbero cambiare qualcosa del proprio corpo.
Analizzando contemporaneamente le ultime due
domande, si può ipotizzare come il cambiamento sperato nelle ragazze
sia dimagrire mentre i ragazzi preferiscano aumentare la massa
muscolare: questo rispecchia la ricerca di raggiungere i canoni estetici
socialmente accettati, per i quali le donne dovrebbero essere snelle e
gli uomini robusti.
Per le ragazze, il metodo maggiormente utilizzato per raggiungere il
cambiamento sperato, il dimagrimento, è la dieta. Il 24% del campione
risponde di non essere a dieta, anche se servirebbe, mentre il 12.8%
dichiara di seguire un regime dietetico particolare.
Le ragazze, soprattutto le più grandi, seguono o vorrebbero seguire con
costanza una dieta dimagrante. I ragazzi invece, col passare del tempo
ritengono tale rimedio sempre meno necessario.
Le percentuali confermano tale andamento. I ragazzi effettivamente a
dieta per perdere peso sono il 9.9% in prima media e decrescono fino ad
arrivare al 6.1% alle superiori. Andamento inverso si è osservato per
le ragazze, che passano dall’11.2% al 25.7%.
Confrontando questi dati con quelli internazionali, i giovani veneti si
pongono al di sopra della media internazionale. In particolare, gli
undicenni si pongono al sesto posto della classifica creata dai 28 Stati
della precedente ricerca HBSC, dietro Austria, Slovacchia, Israele,
Repubblica Ceca ed USA (range internazionale: 50%-17%), i tredicenni al
settimo (range internazionale: 55%-14%) ed i quindicenni al quinto
(range internazionale: 66%-9%), dietro Israele, Grecia, Repubblica Ceca
e USA. Questo indica come l’essere magri costituisca un valore
importante tra i giovani italiani e quanto la dieta sia considerata una
metodologia utile ed efficace per perdere peso.
Al concetto di magro è spesso associato quello di bellezza: il 33.3%
del nostro campione crede di essere carino, mentre il 18.1% non si
considera tale. Il 35% degli undicenni ragazzi si considera carino,
rispetto al 28% dei tredicenni ed al 32% dei quindicenni; per le ragazze
si passa dal 36% delle più giovani che si considerano meglio della
media, al 33% delle tredicenni al 34% delle quindicenni.
Non emergono in questo caso differenze tra maschi e femmine, ma ci sono
differenze legate all’età: i tredicenni si considerano in generale
più brutti degli altri. Il giudizio sul proprio aspetto sembra
dipendere anche dal livello socioeconomico della famiglia: ragazzi di
origine più benestante si considerano più carini di quelli di status
socioeconomico basso. Questo potrebbe anche essere causato dal fatto che
la bellezza a quest’età non è solo dovuta a caratteristiche
personali, ma anche legata ad un certo tipo di abbigliamento alla moda.
I ragazzi provenienti da famiglie più ricche hanno maggior facilità a
seguire le tendenze, e quindi possono apparire più carini ai propri
occhi e a quelli dei coetanei (Fig. 6.6)
Figura 6.6. Percentuale di studenti che si credono carini
rispetto allo status socioeconomico familiare
Anoressia e bulimia
Analizzando le risposte
date alla scala ISED (Favaro e Santonastaso, 2000) da noi utilizzata,
risulta che il 10.1% del campione supera il livello soglia relativa al
rischio di anoressia ed il 13.5% quello per il rischio di bulimia.
Questi dati alquanto allarmanti, rivelano come i casi di rischi di
disordini alimentari, anche se non si sono tramutati in vera e propria
patologia, siano frequenti nella popolazione adolescenziale.
Le ragazze sono molto più a rischio per quanto riguarda i problemi
alimentari, rispetto ai ragazzi. Mentre per le femmine la crescita porta
con sé un incremento del rischio stesso, per i ragazzi si verifica l’opposto.
Il 13.4% delle ragazze undicenni (N=96) ed il 18.2% delle tredicenni
(N=166) sono risultate sopra il limite soglia della sottoscala ISED per
l’anoressia, e quindi sono a rischio per questo tipo di patologia,
mentre il 17% delle ragazze undicenni (N=122) ed il 23.1% delle
quindicenni (N=211) hanno superato il cut-off per la bulimia.
Alla luce delle forti differenze di genere relative al rischio di
sviluppare un disturbo dell’alimentazione, in figura 6.7 abbiamo
suddiviso la popolazione a rischio di anoressia tra maschi e femmine. Si
può notare come la provincia di Belluno abbia percentuali basse per
entrambi i sessi, mentre le ragazze sembrano essere maggiormente a
rischio a Rovigo ed i ragazzi a Verona.
Figura 6.7. Percentuale di ragazzi e ragazze a rischio di
anoressia per provincia
Anche
per il rischio di bulimia (Figura 6.8) abbiamo diviso il campione per
sesso: si può notare come in questo caso Belluno mantenga percentuali
inferiori di rischio sia per i ragazzi che per le ragazze, mentre Rovigo
appare la provincia con più alto rischio di bulimia femminile e Vicenza
quella a maggior rischio di bulimia maschile (Fig. 7.8).
Figura 6.8. Percentuale di ragazzi e ragazze a rischio di
bulimia per provincia.
Legami tra le variabili
Alimentazione
La letteratura ha messo
in evidenza quanto un’alimentazione corretta sia necessaria per
prevenire disturbi futuri e per affrontare con le massime energie le
diverse richieste quotidiane. E’ anche emerso come spesso il desiderio
di dimagrire e le diete ferree siano legate ad un’assunzione scorretta
di alimenti.
Nel nostro campione, i giovani a dieta consumano più spesso frutta,
verdura cotta e cruda, pane integrale, latte scremato e caffè, meno
caramelle, torte o merendine, patatine o simili: non sono presenti
quindi tendenze scorrette, ma riduzione di zuccheri e grassi.
Peso ed immagine
corporea
In letteratura è molto
forte la convinzione che sia l’immagine corporea ad influenzare
maggiormente la vita dell’individuo, piuttosto che non il peso reale.
Per verificare tale ipotesi abbiamo cercato possibili di rintracciare le
relazioni tra vari indici ritenuti importanti, l’essere realmente in
sovrappeso ed il percepirsi come tale.
I dati emersi evidenziano come chi è realmente sovrappeso pensi alla
dieta come soluzione ideale per i suoi problemi, ma nello stesso tempo
continui a praticare abitudini alimentari poco sane, ad esempio un
eccessivo consumo di dolci e snacks.
Non sono emersi problemi psicologici legati all’autostima ed alla
depressione, anche se chi è sovrappeso ha la tendenza a considerarsi
meno carino, ha un minor numero di amicizie profonde, si sente meno
felice e meno in salute.
Più influente sembra essere la percezione di sé: nelle ragazze, il
percepirsi grasse si lega ad un livello più alto di depressione, ad una
maggior irritabilità, ad un benessere psicologico inferiore,
evidenziando nuovamente come sia maggiormente debilitante per una
ragazza il considerarsi grassa, rispetto all’esserlo.
Inoltre si è evidenziato come il percepirsi carini faciliti l’interazione
con gli altri, aumenti il grado di sostegno sociale percepito e di
benessere psicologico e permetta di vivere con maggior serenità le
attività quotidiane.
Gli studenti più giovani che si credono carini hanno maggior facilità
a parlare con i genitori, mentre quelli più grandi praticano più
sport. Le ragazze che si ritengono più carine hanno infine meno
disturbi psicosomatici.
Anoressia e bulimia
Importante per
comprendere a fondo questi due disturbi alimentari, è vedere se le
persone identificate dalla scala ISED come a rischio si differenzino
dalla popolazione non a rischio anche rispetto ad altre variabili.
Si è notato come le ragazze a rischio di anoressia e bulimia, mettono
in atto più comportamenti a rischio rispetto alle ragazze del gruppo di
controllo (uscire la sera, fumare, bere alcolici, ubriacarsi, fumare
marijuana), si percepiscono come più grasse e insoddisfatte del proprio
corpo (dieta, desiderio di cambiare), considerano peggiore la propria
salute fisica (inferiore salute percepita, maggior numero di disturbi
fisici e psicosomatici, maggior utilizzo di farmaci) e psicologica
(autostima e felicità molto basse, maggior depressione), vivono una
peggior comunicazione familiare (difficoltà a parlare con i genitori) e
ottengono peggiori risultati scolastici.
Il maggior rischio di anoressia sembra essere inoltre legato ad un
maggior impegno sportivo e ad una maggior sicurezza sociale (soprattutto
con le persone dell’altro sesso), mentre la bulimia inibisce
maggiormente i rapporti sociali (hanno meno amici veri e maggior
difficoltà nel creare nuove amicizie).
Conclusioni
Alimentazione
Gli studenti veneti
mangiano spesso frutta e verdura, ma apprezzano molto anche caramelle e
merendine: chi mangia spesso cibi sani, comunque, mangia meno cibi
ipercalorici, e viceversa. Si delineano così diversi stili alimentari
presenti tra i giovani veneti. Le ragazze, soprattutto se appartengono a
famiglie benestanti, consumano più spesso cibi fondamentali per una
corretta alimentazione (frutta, verdura, latticini), mentre i ragazzi di
livelli socioeconomici più bassi mangiano spesso snack e dolciumi.
Nella provincia di Treviso si consumano più cibi sani, mentre a Rovigo
e Padova se ne consumano di meno. Rovigo risulta essere la provincia
dove i giovani mangiano in modo meno adeguato, consumando meno vitamine,
fibre, latticini e più grassi e zuccheri.
Confrontando le risposte date dal nostro campione con i dati
internazionali, il consumo di frutta risulta essere sopra la media,
soprattutto per gli undicenni ed i quindicenni. I ragazzi italiani
mangiano snack salati e dolci in maggior quantità rispetto alla media
internazionale, mentre il consumo di fritti è inferiore.
Igiene orale
Lavarsi i denti è un’abitudine
abbastanza comune, anche se solo il 64% dei giovani del campione lo fa
più volte al giorno come consigliato dai dentisti: questa attenzione
verso la cura della propria dentatura è superiore nelle ragazze,
soprattutto tra le più grandi, di livello socioeconomico alto. Sembra
una consuetudine più diffusa in provincia di Venezia e Belluno. La
frequenza nel lavarsi i denti è leggermente più bassa rispetto alle
medie HBSC riscontrata nelle altre Nazioni.
Peso ed immagine
corporea
Gli studenti del nostro
campione rientrano nella media dell’indice di massa corporea, anche se
il 31.2% è sottopeso (soprattutto tra gli undicenni) ed il 9% è sopra
il peso ideale.
La soddisfazione rispetto al proprio aspetto ed alla propria immagine
corporea è abbastanza bassa: i ragazzi, che vorrebbero vedersi più
robusti e mascolini, si considerano troppo magri, mentre le ragazze, che
hanno un ideale di bellezza longilineo, si considerano grasse.
La maggior parte degli studenti vorrebbe cambiare qualcosa di sé e
questo è vero soprattutto per le ragazze. I giovani di Belluno e
Treviso sono più felici del proprio aspetto, mentre quelli di Rovigo e
Venezia sono più scontenti e vorrebbero cambiare qualcosa del proprio
corpo.
Le ragazze, che maggiormente si sentono grasse e vorrebbero cambiare
qualcosa, si considerano meno carine dei propri coetanei, soprattutto se
appartengono a classi socioeconomiche basse. Le percentuali di persone a
dieta rientrano nella media internazionale.
Anoressia e Bulimia
La scala ISED da noi
utilizzata identifica i giovani che corrono maggiori rischi di
sviluppare disturbi alimentari. Le risposte del nostro campione seguono
delle tendenze generali: cioè più ragazze che ragazzi superano il
cut-off per entrambi i disturbi alimentari e che, mentre per le prime la
percentuale aumenta con l’età, per i secondi diminuisce. Anche la
presenza di un maggior numero di persone a rischio di bulimia rispecchia
l’andamento generale della popolazione.
La provincia di Belluno è quella a minor rischio per entrambi i
disturbi, mentre quella di Rovigo presenta il maggior numero di casi a
rischio.
In particolare, per l’anoressia le ragazze di Belluno, Treviso e
Padova sono a basso rischio, mentre quelle che vivono a Rovigo e Verona
sono a più alto rischio.
Per la bulimia le giovani di Belluno e Venezia sono a basso rischio, e
quelle di Rovigo, Padova ad alto. |