ADOLESCENTI,
ALCOL E TABACCO
Introduzione
Le patologie correlate
al consumo di alcol e tabacco sono una delle principali
cause di morte tra gli adulti (Hidalgo et al., 2000). Il
consumo di alcolici e di tabacco, nella maggior parte dei
casi, inizia nella prima adolescenza e si stabilizza
nella seconda decade di vita (Carvajal et al., 2000).
Consumare sostanze legali o illegali può assumere per
gli adolescenti numerose valenze quali: sperimentare le
proprie potenzialità ed i propri limiti (Gabhain &
Francois, 2000), provare forti emozioni (Orlandini et
al., 2000), assumere uno status adulto e soddisfare il
bisogno di trasgressione (Ravenna, 1997). Inoltre, tra
gli adolescenti, gli alcolici vengono consumati in quanto
sembrano facilitare le relazioni sociali e fungono da
preparatori per eventi importanti come
concerti, partite sportive o serate in discoteca (Gerra
et al., 2000).
E opportuno sottolineare la differenza tra la
sperimentazione occasionale di queste sostanze e il loro
uso regolare; la prima modalità di consumo è
considerata da molti studiosi un comportamento
normale per gli adolescenti e non implica dei
rischi elevati, al contrario invece delluso
regolare, considerato tra i principali fattori di rischio
per la salute e per lo sviluppo degli adolescenti
(Ravenna, 1997).
Kandel (1980) sostiene che vi sia una progressione
nellutilizzo di sostanze: dagli alcolici si passa
al consumo di super alcolici e di tabacco, per passare
poi alla marijuana e da qui ad altri tipi di droghe.
Alcol e cannabis inoltre sembrano essere consumati anche
in associazione con altre sostanze legali o illegali.
Secondo molti studiosi la maggior parte degli adolescenti
che prova le sostanze lecite o illecite non procede oltre
il primo gradino (Paglia & Room, 1999) e comunque non
progredisce nel loro uso fino ad arrivare allabuso
o alla dipendenza (Weinberg et al., 1998). Secondo Kandel
(1975) svolgono un ruolo fondamentale nella progressione
di consumo la precocità delliniziazione e la
frequenza di uso delle sostanze.
Alcuni studi (Baer, 1999; Marta, 1997) hanno dimostrato
come la qualità delle relazioni familiari - definita
come presenza di dialogo genitori e figli e sostegno
reciproco - costituisca un fattore importante per la
prevenzione delle manifestazioni del disagio
adolescenziale, quali labuso di sostanze, la caduta
della performance scolastica ed alcuni comportamenti
delinquenziali.
Per quanto riguarda la diffusione del consumo di alcol in
Italia, il Primo rapporto nazionale sulla
condizione dellinfanzia e della
preadolescenza redatto da Telefono Azzurro e
Eurispes (2000) ha sottolineato che i giovani si
avvicinano allalcol tra gli 11 e i 14 anni. Intorno
agli 11 anni si ha una prima iniziazione
solitamente in famiglia per occasioni speciali (feste
familiari, matrimoni
); il consumo di alcolici
subisce un secondo incremento intorno ai 14 anni, quando
inizia il consumo tra amici (Bonino et al., 1998; Zanon
et al., 1997). Ancora nel rapporto Eurispes viene
riportato che a 14 anni il 20% degli adolescenti si è
già ubriacato almeno una volta.
Il consumo di tabacco appare abbastanza diffuso tra gli
adolescenti italiani, anche se in misura minore rispetto
allalcol. Nellultima rilevazione ISTAT sulle
famiglie italiane la percentuale di quattordicenni che
dichiarano di fumare si colloca intorno all1.7% del
totale. Confermando il dato emerso per la prima volta
nella rilevazione del 1997, la percentuale di ragazze
fumatrici risulta superiore a quella dei coetanei di
sesso maschile (2.2% contro1.3%) (ISTAT, 2000).
Diffusione dei
fenomeni e atteggiamenti verso le sostanze
Fumo
Considerando il campione globale si
osserva che il 40.3% dei soggetti (n=1916) ha provato a
fumare, di questi poco più della metà (22.2%
dellintero campione; n=1066) ha continuato a farlo.
La percentuale di persone che hanno provato a fumare
varia dal 36.8% di Belluno al 44.8% di Treviso (Fig.
7.1.). Osservando il dato in base alla fascia di età si
nota che, in tutte le provincie, a 15 anni più della
metà degli studenti ha provato a fumare, mentre a 11
anni tale percentuale non supera il 17%.
Figura 7.1. Percentuale di
studenti che hanno provato a fumare per provincia ed età

Rispetto alla ricerca HBSC il Veneto si
colloca tra le nazioni con meno
sperimentatori per gli undicenni (25° posto)
e per i tredicenni (23° posto) e tra le nazioni con più
sperimentatori per i quindicenni (12°
posto). La distribuzione internazionale varia dal 3% al
90% (Fig. 7.2).
Figura 7.2. Studenti che hanno
provato a fumare
Il 2.7% dei ragazzi e lo 0.9% delle
ragazze di prima media, l11% degli studenti di
terza media, il 30% degli studenti maschi e il 28.5%
delle femmine quindicenni ammette di fumare spesso (ogni
giorno o ogni settimana). Se confrontiamo queste
percentuali con quelle riportate nella ricerca HBSC, il
Veneto si colloca tra le nazioni con le percentuali più
alte per la fascia degli 11 anni (sesto posto) e per i
quindicenni (ottavo posto); mentre i tredicenni si
collocano al centro della distribuzione (dodicesimo
posto) (Fig. 7.3).
Figura 7.3. Studenti che
fumano ogni settimana
Va comunque ricordato che provare a fumare
può derivare solo da un desiderio di sperimentazione
oppure di trasgressione alle regole e non necessariamente
significa sviluppare labitudine. Notiamo infatti
che la percentuale di chi ha continuato a fumare
diminuisce notevolmente in tutte le province,
specialmente nella fascia degli undicenni.
La percentuale di coloro che fumano
abitualmente (ogni giorno o settimana) risulta
particolarmente elevata a Treviso (Fig. 7.4).
Figura 7.4. Percentuale di
studenti che fumano abitualmente (ogni giorno o
settimana)

Considerando solo i fumatori vediamo che
il numero medio di sigarette fumato ogni settimana varia
notevolmente a seconda delletà, partendo da 3
sigarette a settimana tra gli undicenni fino ad arrivare
a più di un pacchetto tra i quindicenni. Non si notano
differenze di consumo tra ragazzi e ragazze (Fig. 7.5).
Figura
7.5. Numero medio di sigarette fumate a settimana, per
genere ed età

Il numero medio di
sigarette fumate, pro capite, ogni settimana ottiene i
valori è più bassi a Vicenza (media 14.6) ed i più
alti a Verona (media 22.4), mentre nelle altre province i
valori variano tra 15 e 20.
Dalle domande poste solo agli studenti di
terza media e delle superiori emerge che, in tutte le
province, si fuma preferibilmente nei luoghi aperti, in
strada o nei parchi (scelti dal 53.2% dei fumatori),
seguiti poi dalla scuola e dalla propria casa (scelti dal
14.2% dei fumatori). Col crescere delletà i luoghi
del fumare diventano sempre più pubblici:
luoghi aperti, bar e scuola.
Esaminando le domande
relative alla percezione del rischio per la salute e la
disapprovazione verso il fumo notiamo che il 56.9% del
campione ritiene che il rischio sia moderato o leggero,
solo il 2.5% pensa che il rischio sia nullo ed il
restante 38.5% che vi sia un alto rischio per la salute.
Unelevata percentuale di ragazzi (34.4%) non
disapprova il comportamento del fumo, a riprova della
larga accettazione sociale che questo comportamento
ottiene tra i giovani, mentre il 20% disapprova
fortemente questo comportamento.
Il fumo è considerato abbastanza rischioso per la salute
in tutte le città, ma i punteggi sono più alti a
Belluno e più bassi a Verona. La disapprovazione, al
contrario, ottiene punteggi bassi in tutte le città
confermando così la concezione del fumo come
comportamento socialmente accettato (Fig. 7.6.).
Figura 7.6. Punteggi medi di
attribuzione del rischio e disapprovazione verso il fumo
Alcol
Il 15.7% del campione
non ha mai assaggiato una sostanza alcolica; dal
confronto con i dati ricerca HBSC si nota che il Veneto
occupa una posizione medio bassa rispetto alle altre
nazioni. Gli undicenni si collocano infatti al 19°
posto, tra Estonia e Svezia; i tredicenni al 20° posto,
tra Grecia e Svezia; i quindicenni al 18° posto, tra
Svezia e Finlandia (Fig. 7.7).
Figura 7.7. Studenti che non
hanno mai bevuto alcolici
La bevanda più
consumata dai ragazzi è la birra (analogamente alla
realtà nazionale), bevuta abitualmente - ogni giorno o
ogni settimana - dal 17.5% dei soggetti, seguita poi dal
vino bevuto dal 14.2% e dai liquori (8.6%) (Fig. 7.8). La
situazione delle province rispecchia quella regionale,
tranne che a Belluno dove i liquori vengono bevuti più
spesso che il vino.
Figura 7.8. Percentuali di
consumo di birra, vino e liquori
Allo scopo di ottenere un indice di
consumo di alcolici regolare abbiamo isolato coloro che
bevono almeno una bevanda alcolica una volta al giorno o
alla settimana. A Verona si notano le più alte
percentuali di undicenni e quindicenni bevitori abituali,
tra i tredicenni la provincia con più bevitori è
Vicenza (Fig. 7.9).
Figura 7.9. Percentuali di
studenti che bevono almeno una bevanda alcolica in modo
regolare, per età e provincia
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Il consumo regolare, di almeno una delle
bevande alcoliche citate, tra gli studenti veneti appare
abbastanza rilevante se confrontato con quello dei loro
coetanei della ricerca HBSC. I dati del Veneto si
collocano, per tutte le fasce di età, nella parte alta
della distribuzione, ottenendo addirittura i valori più
alti per quanto riguarda i tredicenni (terzo posto per
gli 11 anni, primo per i 13 anni, quarto per i 15 anni).
Lesperienza di ubriachezza dipende dalletà e
dal sesso: risulta essere un comportamento maggiormente
diffuso tra i maschi rispetto che tra le femmine e tra i
più grandi rispetto ai più piccoli.
Nonostante la maggiore presenza di bevitori abituali
riscontrata nel nostro campione rispetto alla ricerca
HBSC (Fig. 7.10), la percentuale di studenti veneti che
si sono ubriacati due volte o più risulta, nel confronto
con i dati internazionali, nella media tra gli undicenni
(19° posto) e decisamente bassa tra tredicenni e
quindicenni (rispettivamente 26° e 28° posto).
Figura 7.10. Studenti che si
sono ubriacati
Confrontando le
percentuali di soggetti che si sono ubriacati 1
volta e 4 volte o più vediamo che a
Belluno i due dati non si discostano, in questa città si
registra la più alta percentuale di ragazzi che si
ubriacano spesso. Nelle altre province lubriacatura
appare come unesperienza occasionale (Fig. 7.11).
Figura 7.11. Confronto tra le
percentuali di ragazzi che si sono ubriacati una volta e
4 volte o più

La larga accettazione sociale del bere è
confermata anche dal fatto che il 30.4% degli studenti
che bevono lo fa in casa propria e il 15.6% in casa di
altri. Altro luogo preferito per bere alcolici è il bar
scelto dal 34.9% dei bevitori. Con
laumentare delletà cambiano i luoghi dove
consumare alcol: i più piccoli bevono maggiormente in
casa propria ed al ristorante, quasi a dimostrare
laccettazione familiare delle bevande alcoliche;
tra i più grandi i luoghi del consumo di alcol sono
esterni allambiente familiare con una preferenza
per il bar o pub e la discoteca.
Letà delliniziazione al vino risulta essere
11 anni o meno per il 35% degli studenti, dato che
conferma labitudine di far provare il vino anche a
bambini piccoli. Sale a 13 anni letà del primo
bicchiere di birra per il 29.5% dei ragazzi e di liquore
per il 22.5%.
In tutte le province viene attribuito il rischio più
basso al bere uno o due bicchieri al giorno, seguito poi
dal bere cinque bicchieri o più nel week-end. Bere 4 o 5
bicchieri al giorno è la categoria considerata più
rischiosa per la salute. Belluno e Treviso sono le
province nelle quali vengono attribuite le percentuali di
rischio più basse (Fig. 7.12).
Figura 7.12. Medie del rischio
attribuite al consumo di alcol
Bere 1 o 2 bicchieri di
alcolici al giorno è il comportamento per il quale la
disapprovazione varia di più in base alla provincia di
appartenenza, mentre le altre due modalità del bere sono
mediamente disapprovate in tutte le città (Fig. 7.13).
Figura 7.13. Medie della
disapprovazione verso il consumo di alcolici

I legami tra consumo
di tabacco e di alcolici ed altre dimensioni rilevanti
per la salute
Sono stati infine osservati i rapporti
delle variabili relative al consumo di alcol e di tabacco
con altri aspetti della vita degli adolescenti.
Per quanto riguarda il fumare frequentemente i legami
maggiori, verificati in tutte le fasce di età, si
riscontrano con il consumo di alcolici, legami che però
si rivelano deboli per le ragazze più piccole.
Altra correlazione significativa e relativamente stabile
nel tempo si verifica con le domande relative al rapporto
tra pari. Ossia chi fuma e beve tendenzialmente incontra
più amici (abitualmente) dopo la scuola; tuttavia nessun
legame significativo è emerso con lavere amici
stretti.
La scuola viene poco apprezzata da tutti i fumatori, che
di conseguenza tendono a marinarla più frequentemente.
Le ragazze che fumano spesso si sentono meno felici e,
per la terza media e superiori, anche meno in salute. In
questo ultimo caso vi è un legame di media intensità
anche per i ragazzi di 11 e 15 anni.
Le nostre analisi hanno evidenziato anche alcune
connessioni legate al consumo delle singole bevande. Il
fumare spesso risulta fortemente associato sia per
ragazze sia per ragazzi al consumo di birra e di liquori.
Come già rilevato per il fumo, anche in questo caso si
osserva la presenza di un legame tra bere e passare più
tempo con gli amici.
I legami più forti con lubriacarsi si osservano
nella fascia di età più alta, e legano questo
comportamento al passare una grande quantità di tempo
con gli amici ed al fumare frequentemente. Anche in
questo caso, come già constatato per il fumo, si
ripropone un pattern di associazioni tra lavere i
pari come principale punto di riferimento (rafforzato
dalla difficoltà di dialogo con i genitori) e attuare
comportamenti dannosi per la salute.
Conclusioni
I dati della presente ricerca
confermano che la sperimentazione di alcol e tabacco è
diffusa tra preadolescenti e adolescenti, in accordo con
quanto sostenuto da Paglia e Room (1999) la maggior parte
dei soggetti si ferma a questo livello senza diventare
consumatori abituali. Rispetto alla realtà
internazionale, riportata nella ricerca HBSC del 1997/98
gli studenti veneti di 11 e 13 anni si collocano nella
media per la sperimentazione di alcol e di tabacco,
mentre tra i quindicenni la percentuale di
sperimentatori é tra le più alte.
Lalcol risulta essere maggiormente diffuso rispetto
al tabacco, rispecchiando la larga accettazione degli
alcolici nella cultura veneta.
Analogamente a quanto riportato nei più recenti studi
condotti in Italia (Eurispes e Telefono Azzurro, 2000)
sia la frequenza sia la quantità di sostanze assunte
aumenta con letà e gli alcolici sono maggiormente
consumati dai maschi.
Complessivamente le percentuali di studenti veneti che
fumano ogni giorno risultano tra le meno elevate rispetto
agli studenti delle nazioni del campione HBSC. I fumatori
abituali sono più presenti a Treviso, mentre a Verona vi
è il consumo medio di sigarette più alto.
Rispetto alla ricerca HBSC i dati del Veneto sulla
percentuale di bevitori abituali, si collocano nella
parte alta della distribuzione per le tre fasce di età,
ottenendo i valori più alti per i 13 anni; la provincia
con la più alta percentuale di bevitori abituali è
Belluno. Abbastanza diffusa appare lesperienza di
ubriachezza, specialmente tra i maschi quindicenni e
nelle province di Belluno e Treviso; tuttavia la
percentuale di studenti che si sono ubriacati due volte o
più risulta, nel confronto con i dati HBSC, nella media
per gli undicenni e decisamente bassa per tredicenni e
quindicenni.
Liniziazione al consumo di tabacco avviene intorno
ai tredici anni, mentre per lalcol scende a undici
anni, dato che fa riflettere in quanto molti studi
considerano la precocità dellavvicinamento alle
sostanze come un fattore che influenza notevolmente la
possibilità di abusarne (Ravenna, 1997). Il vino è la
prima sostanza cancello, seguita poi dalla
birra e successivamente dai liquori.
Con laumentare delletà i luoghi del bere e
del fumare diventano pubblici, probabilmente
perché si passa da un consumo in luoghi protetti
alluso con gli amici, dato sostenuto anche dalla
grande quantità di tempo che i consumatori di alcol e
tabacco trascorrono con i coetanei. Questa ultima
osservazione conferma quanto sostenuto da Gullotta et al.
(2000) circa il maggior sviluppo psicosociale dei ragazzi
che usano sostanze.
Il fumo è considerato a rischio medio-alto in tutte le
province, ma la disapprovazione risulta bassa. Bere 4 o 5
bicchieri al giorno è ritenuta la modalità più dannosa
per la salute in tutte le province, va però sottolineato
che a Belluno, dove il consumo di alcolici è largamente
diffuso, si attribuisce un rischio minore ed una
approvazione maggiore verso tutte e tre le modalità del
bere esaminate.
Lanalisi dei legami tra le variabili mette in luce
una tendenza al maggior consumo di sostanze legali da
parte degli adolescenti che hanno come punto di
riferimento soprattutto il gruppo dei pari ed hanno
difficoltà a rapportarsi con le agenzie educative
tradizionali come famiglia e scuola.
Infine, dai nostri dati emerge la presenza di pattern di
comportamenti a rischio: luso di alcol è quasi
sempre associato a quello di tabacco, emerge inoltre un
legame tra uso di sostanze e non apprezzamento della
scuola.
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