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Scuola e dintorni

 

I DISTURBI SPECIFICI DELL'APPRENDIMENTO
prima parte

 

di Chiara Marchini Per approfondire...
bibliografia

Indice
Disturbi dell'apprendimento

 

«I disturbi specifici di apprendimento (learning disabilities) costituiscono un termine di carattere generale che si riferisce a un gruppo eterogeneo di disordini che si manifestano con significative difficoltà nell’acquisizione e uso di abilità di comprensione del linguaggio orale, espressione linguistica, lettura, scrittura, ragionamento o matematica. Questi disordini sono intrinseci all’individuo, presumibilmente legati a disfunzioni del sistema nervoso centrale e possono essere presenti lungo l’intero arco di vita. Problemi relativi all’autoregolazione del comportamento, alla percezione e interazione sociale possono essere associati al disturbo di apprendimento ma non costituiscono, per se stessi, disturbi specifici di apprendimento. Benché possono verificarsi in concomitanza con altre condizioni di handicap (per esempio, danno sensoriale, ritardo mentale, serio disturbo emotivo) o con influenze esterne come le differenze culturali, insegnamento insufficiente o inappropriato, i disturbi specifici di apprendimento non sono il risultato di queste condizioni o influenze» [1] .

L’espressione inglese usata per denominare questo disturbo è “Learning Disabilities” (LD), in italiano disturbi specifici dell’apprendimento o più semplicemente disturbi dell’apprendimento. All’interno della categoria però non c’è solo la dislessia ma altri tre problemi ossia la disgrafia (l’incapacità di scrivere in modo comprensibile), la disortografia (l’incapacità di scrivere in modo corretto, facendo tantissimi errori di ortografia) e la discalculia (difficoltà con i numeri e i calcoli, anche quelli più semplici).

Le statistiche dicono che in Italia da tre a cinque bambini su cento della popolazione in età d’obbligo scolastico, soffre di disturbi dell’apprendimento. Tra questi la dislessia è sicuramente il più noto, tanto che spesso il termine viene usato per denominare in toto tutti i disturbi dell’apprendimento.

1 - I disturbi specifici dell’apprendimento: una definizione

Definire i disturbi dell’apprendimento non è comunque cosa facile; nel corso del tempo sono state date innumerevoli definizioni del problema, ognuna diversa dall’altra a seconda dei parametri che venivano di volta in volta presi come riferimento. La difficoltà maggiore sta nel riconoscere i tratti comuni di questi bambini e soprattutto riuscire a distinguere la cause dagli effetti. Le innumerevoli definizioni possono essere suddivise a grandi linee in due orientamenti: quelli di tipo descrittivo, che mirano a individuare le caratteristiche comuni e distintive dei bambini affetti da questi disturbi, e quelli prettamente cognitivisti, i quali ricercano nel funzionamento mentale le cause delle difficoltà di apprendimento.
Ad ogni modo, i punti salienti e sui quali esiste un sostanziale accordo da parte della comunità scientifica sono:

  • L’utilizzo del termine “disturbo specifico dell’apprendimento” si riferisce a difficoltà di lettura (dislessia) di scrittura (disgrafia e disortografia) e di calcolo (discalculia);
  • Spesso le difficoltà di lettura, scrittura e calcolo si presentano insieme;
  • I fattori biologici hanno il loro peso nei disturbi dell’apprendimento;
  • È necessario escludere dalla categoria tutti quei bambini le cui difficoltà scolastiche sono da ricondurre ad altri motivi come minorazioni cognitive o sensoriali, problematiche psicologiche e relazionali;
  • L’importanza di distinguere tra disturbi dell’apprendimento e difficoltà scolastiche è evidente se si pensa che se è probabile che un bimbo con disturbi dell’apprendimento abbia problemi a scuola non è necessariamente vero il contrario.
  • È importante distinguere inoltre fra disturbi dell’apprendimento e difficoltà ad essi correlate, che non rientrano in tale categoria.

Spesso molte altre difficoltà accompagnano i disturbi dell’apprendimento quali sintomi minori e non sempre evidenziabili a scuola, come incertezze linguistiche, spaziali, temporali, motorie. A volte i bambini fanno fatica ad imparare a leggere l’orologio, o ad allacciarsi le scarpe, o possono non eccellere in quelli sport che richiedono un’elevata coordinazione. Possono avere difficoltà a ricordare parole che appartengono a certe categorie oppure in sequenza (i mesi dell’anno, o i nomi delle città, contare all’indietro) o nello stimare le distanze tra due luoghi. Nessuno di questi sintomi può essere, di per sé, interpretato come un disturbo dell’apprendimento, cosi come nessuna attività riabilitativa potrà focalizzarsi su questi aspetti secondari.

Ci sono poi un’altra serie di problemi, legati al rapporto tra l’ambiente e i disturbi dell’apprendimento, come la scarsa autostima, la frustrazione e la rabbia accumulate che spesso sfociano in aggressività, il voler evitare le prove o le situazioni difficili. Tutti questi aspetti però non possono essere generalizzati, ogni bambino in questo caso costituisce una storia a sé, nel senso che la risposta che l’ambiente da a questi problemi non è certamente sempre la stessa ma è inquadrabile nella storia personale di ognuno. Non è dunque semplice orientarsi nel groviglio di definizioni e di problemi che sottostanno ai disturbi dell’apprendimento, anche se gli organismi scientifici, i ricercatori e i clinici sono concordi nel riconoscere quattro categorie al loro interno: la disgrafia, la disortografia, la dislessia e la discalculia.

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Note:
[1]
. C. Cornoldi, Le difficoltà di apprendimento a scuola, Bologna, Il Mulino, 1999, p. 30

Autore: Chiara Marchini è nata a Empoli nel 1976. Laureata in Scienze dell’educazione con la tesi “AUTOSTIMA IN PROSPETTIVA SOCIOLOGICA”, sta svolgendo un master in pedagogia clinica. Ha lavorato presso diverse cooperative come educatrice.

 

copyright © Educare.it - Anno V, Numero 2, Gennaio 2005


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