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- Scritto da Marisa Ranieri
Sudafrica: dilaga la protesta degli studenti universitari
“È uno dei movimenti di protesta più imponenti dalla fine dell’apartheid; e in piazza ci sono proprio gli studenti, proprio come a Soweto nel 1976”: padre Edgardo Vizcarra, missionario comboniano, vede i ragazzi con i cartelli “giù le tariffe universitarie” sfilare a Pretoria verso la sede della presidenza del Sudafrica.
In migliaia stanno partecipando alla manifestazione di fronte agli Union Buildings. Il presidente Jacob Zuma, che ha fatto sapere di “non vedere l’ora di incontrarli”, dovrà convincerli di volerli ascoltare e aiutare davvero. La crisi è stata innescata da un aumento significativo delle tasse universitarie a partire dall’anno accademico che comincerà a febbraio. Una misura disposta dagli atenei, privati dei sussidi governativi sui quali avevano tradizionalmente contato per far quadrare i bilanci.
I primi a rivoltarsi sono stati gli studenti della Witswatersrand di Johannesburg, subito seguiti da quelli dell’Università di Città del Capo. Occupazioni, sit-in all’ingresso dei campus e lezioni sospese, a pochi giorni dagli esami di fine anno. Ieri il livello della protesta è salito ulteriormente investendo lo stesso African National Congress (Anc), il partito della lotta contro l’apartheid. Al segretario Gwede Mantashe i dimostranti che protestavano sotto la sede del partito a Johannesburg hanno impedito di parlare.
Oggi tocca a Zuma. “Dovrà dimostrare di essere in grado di gestire la crisi, accogliendo almeno in parte le richieste dei giovani” dice padre Vizcarra: “In gioco c’è la credibilità stessa di un partito che si è battuto contro l’ingiustizia e le disuguaglianze”. Gli studenti in effetti denunciano politiche discriminatorie che finiscono per penalizzare inevitabilmente i meno abbienti, perlopiù neri. Un’ingiustizia denunciata anche dalle Chiese, Conferenza episcopale cattolica compresa. “Affrontare la questione”, questa è la parola d’ordine.
Fonte: Misna, 23/10/2015

