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L'ipossia cerebrale prenatale e i riverberi sulle funzioni cognitive

ipossiaSi sa da tempo che alcuni fattori, come una dieta non corretta, le malattie infettive, l’assunzione di droghe, il tabagismo e l’alcolismo durante la gravidanza, rappresentano delle criticità che possono ripercuotersi sullo sviluppo cerebrale embrio - fetale e sulle funzioni cognitive dopo la nascita. Queste condizioni determinano una maggiore probabilità di episodi di ipossia cerebrale nell’embrione e nel feto.

L’ipossia si riflette negativamente:

  • sullo sviluppo del cervello;
  • sulla proliferazione, migrazione e differenziazione delle cellule nervose;
  • sulla formazione delle sinapsi;
  • sulla plasticità cerebrale;
  • sulla fisiologia endocrina.

Inoltre, le contingenze patogene sopra citate, che possono causare ipossie, sono correlate ad un incremento del rischio di sviluppare disturbi del sistema nervoso centrale, quali autismo, schizofrenia, sindrome di Down, epilessia, depressione, malattia di Alzheimer e malattia di Parkinson.

Per ipossia cerebrale si intende una condizione nella quale c’è uno scarso apporto di ossigeno alle cellule cerebrali. La scarsa disponibilità di ossigeno riverbera sui sistemi energetici cellulari, riducendo la quantità di energia disponibile per il funzionamento cellulare. In aggiunta, l’insufficiente apporto di ossigeno interviene negativamente sulla sintesi delle proteine cellulari e sulla funzionalità della membrana cellulare, che governa i processi di scambio fra ambiente interno ed esterno della cellula.

Alla base, quindi, di molte disabilità dell’età evolutiva c’è una condizione di ipossia prenatale cronica, che incide pesantemente sullo sviluppo delle funzioni cognitive postnatali e, in più, aumenta il rischio di malattie neurodegenerative nell’ultima parte della vita. Differenti ricerche suggeriscono che episodi ripetuti di ipossia, durante il periodo iniziale della gravidanza, hanno dei riverberi sulla conformazione anatomo - funzionale delle strutture cerebrali, che producono disfunzionalità cognitive ed ipotecano negativamente le capacità di apprendimento e le abilità mnestiche del bambino. Oltre a ciò, l’ipossia cerebrale cronica nel periodo gravidico, come si è detto, può far diminuire la capacità plastica del cervello del bambino, che è elicitata dalle sollecitazioni che provengono dall’ambiente esterno: infatti, questi stimoli determinano la nascita di connessioni sinaptiche fra neuroni. Il processo plastico si situa, soprattutto, nella corteccia cerebrale e nell’ippocampo, una struttura del sistema nervoso centrale implicata nei processi di memoria. In aggiunta, l’ipossia prenatale determina l’alterazione della sintesi di alcuni enzimi, che intervengono nella produzione di taluni neurotrasmettitori, come, ad esempio, l’acetilcolina, e questo sembra inficiare ulteriormente il funzionamento cerebrale. Inoltre, come si è accennato, l’ipossia prenatale causa un maggiore incremento di patologie neurodegenerative nel corso delle fasi più avanzate della vita. In pratica, essa interviene negativamente sugli enzimi che provvedono alla distruzione della sostanza amiloide cerebrale, che è un prodotto di rifiuto del metabolismo cerebrale. L’accumulo dell’amiloide nel tessuto cerebrale produce la morte dei neuroni e, quindi, l’incremento dei processi neurodegenerativi. Questo è stato messo in relazione con una maggiore probabilità di sviluppare patologie come la malattia di Alzheimer e la malattia di Parkinson.

In conclusione, condizioni ripetute di ipossia cerebrale sia nell’embrione che nel feto possono gravare negativamente sullo sviluppo cognitivo e predisporre a malattie neurodegenerative nella senescenza.

Fonte: Nalivaeva, N., N., Turner, A., J., Zhuravin, I., A. (2018). Role of Prenatal Hypoxia in Brain Development, Cognitive Functions, and Neurodegeneration. Front. Neurosci., 12: 825. DOI: 10.3389/fnins.2018.00825

copyright © Educare.it - Anno XIX, N. 6, Giugno 2019
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