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C'è sempre un motivo per imparare, per mettersi in gioco, per guardare oltre le apparenze e tentare di scoprire negli alunni più fragili un mondo nuovo che spesso si chiude alla realtà negando il contatto, il dialogo, la condivisione. Non si trovano mai risposte chiuse, univoche risoluzioni e punti fermi che possano far pensare di essere arrivati a capire e a comprendere tutte le cause dei percorsi evolutivi che hanno prodotto nel tempo il disagio e il malessere che l'adolescenza ha sempre lasciato come impronta della sua età ingrata e piena di contraddizioni, il vestito cucito addosso come una seconda pelle.
Gli adolescenti non sanno valutare i pericoli, sono egoisti e spesso irrequieti. Oltre alla tempesta ormonale legata all’età, alcune aree del loro cervello maturano più tardi. Ma questo permette loro di imparare a valutare la complessità del mondo sociale. In questo articolo il neurobiologo statunitense Robert Sapolsky ci spiega alcuni motivi di natura biologica.
L’adolescenza, dal latino “adolescere” che significa “crescere”, è la fase della vita durante la quale l’individuo conquista le abilità e le competenze necessarie ad assumersi le responsabilità relative al futuro stato di adulto. Questo periodo di transizione dallo stato di bambino a quello di giovane adulto è caratterizzato da interrogativi e dubbi nonché da rapidi e consistenti cambiamenti che causano una fase di disequilibrio in cui tutto viene rimesso in discussione.
Lo sport nell’età giovanile svolge un ruolo importante poiché ha dei riverberi positivi sull’intero sviluppo: agevola lo sviluppo cognitivo, motorio e sociale dei ragazzi. Inoltre, un buon livello di attività fisica nel corso dell’età evolutiva determina l’adozione di uno stile di vita salutare da adulti. Dal punto di vista psicologico, la partecipazione ad uno sport di squadra previene le patologie legate alle interazioni sociali, come l’ansia sociale.
L'isolamento e la solitudine sono l'altra faccia della medaglia di una società iperconnessa nella quale la comunicazione si riduce spesso ad azioni meccaniche che escludono o ignorano il vissuto personale, le emozioni profonde degli adolescenti. La virtualità è diventata una dimensione reale in cui tutto è possibile, un mondo che scorre e si consuma rapidamente senza lasciare nessuna traccia emotiva.
Il 17% dei ragazzi italiani rimane connesso su Internet tra le 5 e le 10 ore al giorno e una percentuale analoga non si stacca mai dal web. I giovanissimi sono i più predisposti a diventare dipendenti dalla Rete. Il 6% di loro è a rischio vamping, visto che chattano anche di notte. Poi ci sono quelli che lo fanno ogni volta che possono, anche quando è vietato, come a scuola (il 26% circa).
Temono il cyberbullismo, ma tanti sottovalutano il fenomeno, tanto che solo l’8% ammette di aver intenzionalmente vessato un coetaneo, mentre 1 su 10 banalizza il proprio comportamento come semplice scherzo.
La fine dell'anno scolastico mi spinge a fare qualche riflessione sulle metodiche messe in atto nella relazione educativa. Partendo dal presupposto che non esistono alunni ideali e perfetti, nè vincitori e vinti in un clima di confronto paritetico e di accoglienza, vorrei sottolineare la complessità ed anche la difficoltà quotidiana di una professione che solo in apparenza riveste un ruolo di rispetto e privo di contestazioni.
Per comprendere la motivazione che spinge nell’età evolutiva ad impegnarsi nello sport, bisogna considerare due aspetti, ovvero il motivo che spinge ad impegnarsi e le strategie che si utilizzano per impegnarsi. Riguardo ai processi motivazionali nello sport, esistono due teorie, cioè la teoria dell’autodeterminazione di Deci e Ryan e la teoria dell’orientamento motivazionale, elaborata da Nicholls.
Avere coscienza del proprio corpo è un fattore importante per la costruzione del Sé e, quindi, per percepirsi come una persona con una propria identità personale e sociale. Questo processo avviene nel periodo adolescenziale, durante il quale le notevoli trasformazioni che si manifestano a livello corporeo richiedono dei continui aggiustamenti della propria immagine corporea e delle sensazioni che provengono dalla propria corporeità.
Negli adolescenti la violenza di gruppo sembra essere diventata spesso l'unica dimostrazione di visibilità e forza. Anche se l'individualismo e il narcisismo crescente rappresentano un riflesso della propria identità l'omologazione al gruppo dei pari ha il potere di diffondere una sorta di scudo protettivo, una coesione di propositi e finalità che vengono affermate e imposte in modo dilagante come modello di riferimento.
L’articolo tratteggia le implicazioni psicologiche dei processi di reificazione ed etichettamento nella costruzione dell’identità personale, con particolare riferimento alla condizione di “studente svogliato”. Si sostiene che, rendendo “oggettiva” una condizione di “devianza”, si possa indurre un adolescente ad identificarsi nel ruolo assegnato e ad assumere, in ambito scolastico e familiare, l’identità che gli è stata attribuita.
A tale scopo verrà delineato brevemente il contributo di alcuni autori che hanno evidenziato la rilevanza dei processi di reificazione ed etichettamento e gli effetti che da tali processi si generano, all’interno di una cornice teorica interazionista e narrativa.
«I giovani rappresentano un problema per gli adulti, perchè non riescono a riconoscere e a inquadrare le radici dei loro problemi. Nel mondo dell'immediatezza non fanno altro che cercare le soluzioni più rapide». E' quanto afferma Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell'età evolutiva e promotore di numerosi sportelli di ascolto e supporto psicologico nelle scuole italiane.

I disturbi del comportamento alimentare, oggi molto frequenti, hanno una genesi multifattoriale. Secondo una serie di studi, tuttavia, vi sono dei fattori di rischio che aumentano la possibilità di ammalarsi, fra cui il sesso, l’etnia, l’età, la familiarità, gli abusi subiti nell’infanzia. Parimenti esistono alcuni fattori preventivi, tra i quali un ruolo importante è svolto dai programmi di educazione alla salute e al benessere in età evolutiva, che si servono dei costrutti della dissonanza cognitiva e dell’alfabetizzazione mediatica.
La vicinanza del genitore spinge il ragazzo a comportarsi in modo meno avventato e inibisce un senso di ribellione amplificato invece dalla vicinanza ai propri simili. Lo dice uno studio americano che è la dimostrazione pratica e fotografica che il presidio genitoriale funziona, anche quando l'insofferenza dei ragazzi alla vista dei genitori è alle stelle.
Interrogazioni di fine anno scolastico, esami di maturità o di terza media una cosa li accomuna: l’ansia. Essere agitati prima di un esame è normale e può, per certi versi, essere produttivo. L’ansia è una condizione che ci segnala e prepara ai momenti che percepiamo come potenzialmente pericolosi e, nel caso degli esami, deriva dal timore del giudizio che ne può risultare.
Per rieducare i minori condannati per violenze sui genitori la Spagna punta a separarli ma non ad allontanarli dal nucleo familiare. Una strategia che viaggia su un doppio binario.
La permanenza eccessiva di giovani e giovanissimi davanti a pc, smartphone e consolle digitali può avere conseguenze sullo sviluppo e sul sano funzionamento del corpo, intervenendo negativamente su vista, postura, obesità, ma anche sulla sfera cognitiva e comportamentale. Per contrastare questo fenomeno, dalla collaborazione tra il Policlinico A.Gemelli e la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica, nasce a Roma il "Centro pediatrico interdipartimentale per la psicopatologia da web", il nuovo polo multidisciplinare dedicato alla presa in carico di bambini e adolescenti con dipendenza patologica da web, psicopatologie legate al cyberbullismo o che presentino i sintomi della sindrome da ritiro sociale.
Negli ultimi anni, in relazione all’uso sempre maggiore dei nuovi mezzi di comunicazione, il fenomeno del cyberbullismo ha assunto un grande rilievo tra adolescenti e pre-adolescenti. La comunicazione e le relazioni interpersonali sono processi molto complessi che richiedono l’impiego di strutture e componenti cognitive, tra cui la Teoria della Mente e il sistema dei neuroni specchio, entrambi ritenuti alla base dei meccanismi empatici. Poiché le aree cerebrali alla base della Teoria della Mente e del sistema dei neuroni specchio sono ancora in fase di sviluppo durante l’adolescenza, è plausibile che le abilità cognitive ad essi legate non siano ancora del tutto strutturate durante questo periodo dello sviluppo. L’articolo offre una lettura dell’aggressività agita on line a partire da tale prospettiva scientifica.
Sappiamo già da tempo che hamburger, merendine, bibite gassate favoriscono lo sviluppo di diabete, obesità e malattie cardiovascolari. Tuttavia, un nuovo studio punta il dito contro i loro effetti deleteri sul cervello degli adolescenti.
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