#bambini

  • In classe c'era un bambino che..

    bambinoTra i banchi di scuola c'era lui. Occhietti vispi che interrogano, poche parole e la mente che vola per chissà quali luoghi...
    E poi c'era un maestro che interrompeva questo volo chiedendogli di restare a terra. C'era una maestra che gli chiedeva di guardare in modo fisso la lavagna, di tenere lo sguardo fisso sul libro, di aprire bene le orecchie per immagazzinare tutte quelle strane parole, a volte così lontane dalla sua realtà.
    E poi c'era quell'insegnante che gli metteva un 7, un 8, un 6 sulla pagella perché lui non rappresentava il SUO modello di studente. Era troppo distratto (ma in realtà lui pensava). Era troppo attivo (ma in realtà era semplicemente "vivo").
    Beh...magari nemmeno lei o lui rappresentavano il modello di MAESTRO/MAESTRA che questo piccolo "diavoletto" avrebbe voluto eppure, di pagelle, di schede di valutazione, lui, non ne farà mai.... Peccato perché questa maestra, questo maestro non proveranno mai la forte emozione di volare e di essere felicemente "diversi" in un mondo così tristemente a volte normale....
    E quando quel bambino crescerà non avrà mai tra i suoi ricordi, quello preziosissimo di un insegnante che ti accompagna in quel volo strettamente personale ed unico per ciascuno.
  • In ospedale ci sono 740 insegnanti per i piccoli ricoverati

    imgSono stati 69.290 bambini della scuola dell’infanzia e primaria e 6000 della secondaria di secondo grado ad usufruire nell'anno scolastico 2017/18 dell'istruzione in ospedale, mentre l’istruzione domiciliare è stata erogata per di 64.715 ore distribuite in 1.310 progetti. Questa forma di continuità del percorso di istruzione quando compare un problema di salute è possibile grazie ad un finanziamento ad hoc previsto dal Decreto ministeriale n. 851/17 che ha messo a disposizione un milione di euro. Sono 200 le sezioni, 18 scuole polo.

  • In Serbia più aborti che nascite

    gravidanzaMolti più aborti che nascite. Accade in Serbia, dove la popolazione è ormai la più vecchia d’Europa. Un record di longevità che, a livello mondiale, è secondo solo a quello giapponese.

    Nel paese balcanico, infatti, una donna partorisce in media 1,4 figli ma il numero di quelle che decidono di interrompere la gravidanza è pari al doppio. Dati per certi versi sorprendenti resi noti da un recente e dettagliato studio del Ministero del Lavoro di Belgrado.

  • Incentivi economici per smettere di fumare in gravidanza

    fotoBuoni regalo alle fumatrici incinte per convincerle a smettere col tabacco. È questa l’idea di alcuni ricercatori dell’Università di Glasgow che hanno portato a termine con successo un progetto pilota ora consultabile sul British Medical Journal.

  • Insegnare col green pass

    scuola green pass maestraSono un insegnante e considero la questione del green pass da un punto di vista educativo. Sono preoccupato perché sembra mancare tra i professori un pensiero critico su quanto sta avvenendo. Io sono a favore del vaccino per gli adulti e ho fatto le mie due dosi, ma sono contrario al green pass come lasciapassare nelle scuole.

    Essendomi vaccinato mesi fa potrei essere portatore asintomatico del virus, ma col green pass posso accedere comunque a scuola. Impedire, quindi, ad un professore di entrare in aula, cioè ad una persona di andare a lavorare, non può essere una forma di tutela. Malgrado questa evidente contraddizione, la maggior parte dei professori è disposta ad accettare una direttiva così visibilmente imprecisa.

  • Insegnare il silenzio a scuola

    silenzioIn un mondo dominato dalle chiacchiere, a volte inutili, altre volte dannose, è ancora possibile parlare del silenzio, o questo deve essere considerato appannaggio di pochi eletti anacoreti che scelgono di ritirarsi in luoghi deserti, fuggendo dalla banalità della vita quotidiana?
    Un vecchio proverbio recita: “Il silenzio è d’oro”, probabilmente perché, in determinate situazioni, può diventare la migliore forma di comunicazione: attraverso il silenzio, infatti, è possibile guardare meglio dentro noi stessi e ascoltare gli altri, migliorando le nostre relazioni sociali. Chi vive l’esperienza didattica sa quanto oggi sia importante e difficile educare all’ascolto i nostri bambini, impegnati piuttosto a parlare. La classe, piccola struttura sociale, diventa spesso un luogo privilegiato di chiacchiere, tanto che per noi docenti la conquista del silenzio appare come pura utopia.

  • Insegnare la resilienza a casa ed a scuola

    resilienzaLa resilienza è la capacità di reagire alle difficoltà e alle sfide della vita, trasformandole in opportunità e andando avanti nonostante le delusioni e le frustrazioni. Si tratta di una risorsa indispensabile, insieme all’autostima, per crescere affrontando la vita a testa alta. Una persona dotata di resilienza è una persona più serena.
    Insegnare ai propri figli ad essere resilienti è un’impresa più difficile di quanto possa sembrare.
    Vedo molto spesso genitori che adottano un atteggiamento di iperprotezione, come se volessero inglobare il proprio figlio dentro una campana di vetro ed evitargli ogni frustrazione e infelicità; gli danno sempre ragione mentre il resto del mondo ha torto.

    È impossibile proteggere per sempre i bambini e ragazzi dalle cose che potrebbero renderli tristi o in cui potrebbero incontrare delle difficoltà. E' anche estremamente dannoso. Molte coppie non riescono a rendersene conto e perdurano a mantenere nel tempo questo atteggiamento che a lungo andare si rivela controproducente perché non permette un pieno sviluppo della personalità.
    Proverò di seguito ad analizzare alcune situazioni che si possono presentare nella vita quotidiana e che richiedono l’uso di questa "famosa" resilienza. 

  • Interazioni sociali, routine sociali e cultura dei coetanei nei contesti scolastici

    interazioni sociali scuolaL’articolo evidenzia le connessioni che esistono fra routine sociali, interazioni sociali e cultura dei coetanei all’interno dei contesti scolatici. La scuola è il luogo dove i minori imparano, fra gli altri apprendimenti, la competenza sociale, un’abilità necessaria ad esercitare il proprio ruolo sociale nell’età adulta. Affinché questo possa concretizzarsi divengono importanti alcuni archetipi, quali le strategie di accesso in un gruppo sociale, il costrutto di amicizia e la mediazione nella conflittualità fra coetanei.

     

  • Io mi chiamo Stefano

    Carlo Matteo Callegarocopertina

    Io mi chiamo Stefano
    llustrazioni di Luca Garonzi

    InFuga, Napoli, 2023
    pag. 80, 16 Euro

  • Io, tu, noi: il Corpo, unicità della persona, nell’incontro con l’altro

    corporeita scuola infanziaLa corporeità è il luogo della differenziazione fra il sé e l’Altro, la prima espressione della singolarità. Essa caratterizza in maniera originale la persona e rende possibile l’incontro con altre singolarità-corpo. L’incontro con l’Altro è un incontro di corpi: ogni forma di relazione parte dall’intenzione, il bisogno, la voglia di andare verso l’altro.  Il corpo rappresenta una sorta di “ponte” tra l’interiorità e ciò che è fuori da noi, fra me e gli altri. L’articolo esplora questi concetti in riferimento ai bambini della Scuola dell’Infanzia.

  • Irruento nell'interazione con gli altri bambini

    bambino 3anniSono la mamma di Andrea. Mio figlio ha 3 anni, frequenta la scuola materna, prima ha frequentato il nido per circa un anno e mezzo e ha una sorellina di 20 mesi. Scrivo perché non riesco a capire ed a correggere il comportamento che Andrea ha all’asilo nei confronti dei suoi compagni.
    Secondo quanto mi racconta la maestra e secondo quanto mi raccontavano anche al nido, Andrea allunga le mani nei confronti degli altri bambini. Soprattutto nelle occasioni di gioco libero mio figlio (e l’ho riscontrato anche io in occasione di feste e compleanni) abbraccia gli altri bambini fino a buttarli in terra, ci si butta letteralmente sopra. Ciò crea naturalmente situazioni di confusione e l’allontanamento degli altri bambini.
    Da quanto ho potuto vedere ha questo atteggiamento così fastidioso solo nei confronti dei bambini con i quali ha un rapporto di amicizia più stretto e con i quali vuole stare maggiormente. E’ come se fosse eccessivamente eccitato dalla loro presenza. 

    Quando, invece, frequentiamo parchi giochi o andiamo a compleanni dove non ci sono i suoi amici, gioca più tranquillamente per i fatti suoi.
    In casa Andrea è un bambino vivace ma abbastanza ubbidiente, riesce a giocare da solo per un po’ di tempo e qualche volta a giocare, senza litigare, con la sorellina. 
    Con la sorellina ha un po’ lo stesso atteggiamento , la bacia e l’abbraccia a volte esagerando un po’!
    Come carattere Andrea è affettuoso, si adatta bene alle novità, li piace stare al centro dell'attenzione ma nello stesso tempo è timido. 
    Vorrei capire perché mio figlio si comporta in maniera così eccessiva e sovraeccitata con i suoi compagni e come fare a fargli capire che non si deve comportare in questo modo perché altrimenti i suoi compagni finiranno per escluderlo dai giochi.

  • L'ADHD nel contesto scolastico

    adhdIl disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD-Attention Deficit Hyperactivity Disorder) è una patologia dell’età evolutiva che rientra tra i disturbi del neurosviluppo. Essa si rende evidente soprattutto nel periodo della scuola primaria, anche se alcuni segnali l’annunciano già nella scuola dell’infanzia. È un disturbo in cui predominano tre poli sintomatologici, relativi alla concentrazione, all’impulsività e all’iperattività.

  • L'apprendimento della lettura nei bambini

    imgUno studio compiuto dai ricercatori dell’Università di Malaga, in Spagna, ha voluto indagare il peso esercitato da alcune competenze cognitive, quali la consapevolezza fonologica, la memoria fonologica e la denominazione rapida automatizzata, sull’apprendimento della lettura nei bambini spagnoli della prima classe della scuola primaria. Alla ricerca hanno partecipato 116 bambini di sei anni, che non presentavano bisogni educativi speciali e che provenivano, per quanto riguarda lo status socio-economico, dalla classe media.

  • L'autocontrollo emotivo del bambino come predittore di benessere nell'adultità

    emozioniPossiamo definire l’emozione come uno stato mentale che viene elicitato da un input che può essere interiore o ambientale e che ha i suoi riverberi sulla psicofisiologia corporea, modificandone il funzionamento. L’emozione è un costrutto multidimensionale: infatti, nell’emozione possiamo riconoscere una dimensione psicofisiologica, una cognitiva, una motivazionale, una espressivo - comunicativa e una sociale. A livello fisiologico, l’emozione, come detto, dà origine a delle variazioni corporee, che sono la conseguenza dell’attivazione del sistema nervoso centrale e periferico. Dal punto di vista cognitivo, l’emozione elicita la nascita di pensieri che sono sintonici con l’emozione provata. L’emozione, inoltre, ha un polo motivazionale, che è legato alle cognizioni prodotte. In pratica, allorquando l’emozione provata fa nascere una serie di pensieri che inducono uno stato di benessere, l’individuo è motivato a farla persistere. L’emozione ha una componente espressivo - comunicativa, che solitamente viene espressa con il linguaggio del corpo: difatti, le nostre espressioni facciali e la gestualità corporea assumono, a esempio, modalità differenti a seconda di quale emozione proviamo (gioia, tristezza ecc.). L’emozione ha una dimensione sociale, in quanto sovente l’input ambientale che l’ha determinata risiede proprio nelle interazioni sociali e al contempo l’emozione provata si riflette sulla relazionalità sociale.

  • L'educatore professionale nei Servizi Sociali. La sfida di Napoli alla dispersione scolastica

    dispersione scolasticaL'articolo focalizza il ruolo dell'educatore all'interno della cornice istituzionale dei Servizi Sociali, partendo dall'esperienza maturata nel territorio di Napoli. Il dialogo educativo promosso con le famiglie segnate da un forte disagio economico vorrebbe far affiorare quelle capacità di riflessione e problematizzazione necessarie a un ripensamento generativo del proprio stile di vita. Infatti, se la povertà e i contesti sociali depauperati culturalmente ostacolano una visione prospettica e di profondità, gli operatori sociali alimentano, soprattutto negli utenti più giovani, quel pensiero progettuale e fiducioso delle proprie capacità e talenti che è condizione della frequenza scolastica.

  • L'educazione come priorità assoluta

    educazioneL'Italia è attraversata da una grande emergenza. Non è quella politica e neppure quella economica - a cui tutti, dalla destra alla sinistra, legano la possibilità di ripresa del paese - , bensì qualcosa da cui dipendono anche la politica e l'economia. Si chiama "educazione". Riguarda ciascuno di noi, ad ogni età, perchè attraverso l'educazione si costruisce la persona, e quindi la società.

    Non è solo un problema di istruzione o di avviamento al lavoro. Sta accadendo una cosa che non era mai accaduta prima: è in crisi la capacità di una generazione di adulti di educare i propri figli. Per anni dai nuovi pulpiti - scuole, università, giornali e televisioni - si è predicato che la libertà è assenza di legami e di storia, che si può diventare adulti senza appartenere a niente e a nessuno, seguendo semplicemente il proprio gusto o piacere.

  • L'enuresi di ritorno

    Enuresi infantileIn ambito pedagogico o clinico, l’enuresi di ritorno (o secondaria) viene comunemente utilizzata per indicare la ricomparsa di perdite involontarie di urina dopo un lungo periodo di controllo già acquisito (in genere, almeno 6 mesi). A differenza dell’enuresi primaria (nella quale il bambino non ha mai raggiunto il pieno controllo della funzione vescicale), quella di ritorno è spesso un campanello d’allarme per cause di natura emotiva, fisiologica o psicologica. Si tratta di un comportamento regressivo – il bambino che aveva già raggiunto una propria autonomia compie un “passo indietro” a livello comportamentale – e che va quindi affrontato come tale, non come una forma di inerzia o di noncuranza, in quanto dietro ad ogni tipo di regressione (sia essa enuresi, encopresi, irritabilità, gattonamento o linguaggio infantile) si celano piccole avvisaglie, come vissuti di stress, ansia, o esperienze traumatiche. Anche un grande cambiamento, come l’inizio della scuola o la nascita di un fratellino o di una sorellina, possono avere un impatto importante a livello emotivo e provocare delle reazioni inconsce che spingono il bambino a chiudersi in delle “zone di comfort”, ossia schemi comportamentali che infondono sicurezza. Non si tratta di semplici capricci, né di fallimenti educativi ma, semplicemente, di piccole richieste di aiuto.

  • L'immenso oceano della professione dell'educatrice

    imgVivo in un piccolo paese di campagna della provincia di Pisa, nella meravigliosa Toscana, mi sono laureata lo scorso aprile in Scienze dell’infanzia, corso di laurea all’interno della facoltà di Scienze della formazione, a Firenze e da un anno sto svolgendo un tirocinio all’interno di un servizio educativo per la prima infanzia. Non potrei desiderare di più.

    Il fatto è che già prima di laurearmi ma ancora più da quando mi sono trovata a contatto con il mondo del lavoro, quel lavoro che tanto ho desiderato, per cui tanto mi sono impegnata affinché potessi svolgerlo, mi sono ritrovata spesso a contatto con domande e luoghi comuni come: “ma questo lavoro te lo sei scelto?”, “eh facile passare le giornate con i bambini!”, “in pratica badi i bambini?”, “ah fai Scienze dell’infanzia, è facile come facoltà so, poi vai a lavorare nei nidi e basta no?”. Le solite frasi e domande, che per me, passatemi il termine, sono stupide. Spesso si incombe nel binomio EDUCATORE/EDUCATRICE= BABYSITTER. Dispiace far crollare questo mito e questa forte convinzione in molte persone ma in realtà il mio lavoro è tutt’altro e va ben oltre il “badare i bambini”.

  • L'ipossia cerebrale prenatale e i riverberi sulle funzioni cognitive

    ipossiaSi sa da tempo che alcuni fattori, come una dieta non corretta, le malattie infettive, l’assunzione di droghe, il tabagismo e l’alcolismo durante la gravidanza, rappresentano delle criticità che possono ripercuotersi sullo sviluppo cerebrale embrio - fetale e sulle funzioni cognitive dopo la nascita. Queste condizioni determinano una maggiore probabilità di episodi di ipossia cerebrale nell’embrione e nel feto.

  • L'isola delle tabelline

    imgGermano Pettarin e Jacopo Olivieri

    L'isola delle tabelline 
    Illustrazioni di Desideria Guicciardini

    Einaudi, Torino, 2018
    pag. 130, 12 Euro