![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |
L’articolo sottolinea la valenza della narrazione nell’infanzia attraverso la lettura ad alta voce, intesa come esecuzione che interpreta il testo attraverso modalità di animazione vocale e gestuale in un clima di intimità e carico di risonanze affettive. I ritmi intensi e frenetici del vivere quotidiano impediscono spesso ai genitori di dedicare tempo alla lettura ad alta voce, che non avviene neppure a scuola, dove la lettura assume un carattere strumentale. Come fare per riscoprire la pratica della lettura ad alta voce? Quali strategie didattiche mettere in atto? L’articolo offre alcune risposte a questi interrogativi, anche sfruttando le potenzialità offerte dalle tecnologie digitali.
L’importanza di favorire l’acquisizione di una seconda lingua, già dai primi anni dell’infanzia, è ormai oggetto di studio da anni; molti autori sostengono che la plasticità celebrale dei bambini, già a partire dai tre anni, favorisce un apprendimento rapido, significativo e durevole; e il potenziale della memoria e i processi imitativi sono solo alcuni degli aspetti che mostrano come le capacità innate facilitino l'apprendimento delle lingue durante l'infanzia (Daloiso, 2009). Sebbene non ci siano limiti di età per imparare una lingua straniera e l'uomo possa studiare una nuova lingua per tutta la vita, tuttavia, esiste un'età ideale per l'apprendimento linguistico, che va dai quattro agli otto anni, quando lo sviluppo cognitivo del bambino passa dallo stadio delle operazioni concrete a quello delle operazioni formali o logico-deduttive.
Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato a tutte le scuola italiane, attraverso gli uffici territoriali competenti, le linee guida per l’Educazione Alimentare 2015. Esse “...configurano il quadro epistemologico nel quale collocare l’Educazione Alimentare nel Sistema Educativo di Istruzione e di Formazione italiano, anche alla luce delle eredità educative e culturali di EXPO 2015” [1].
Edoardo Razzini (a cura di)
Lo psicodramma in terapia e formazione
Nuovi modelli applicativi
Cartman, Torino, 2015
pag. 240, 19 Euro
I costrutti cognitivi di presente, passato e futuro sono importanti per la contestualizzazione temporale delle esperienze. Per i bambini apprendere tali concetti astratti non è affatto semplice: per imparare la suddivisione del tempo nelle tre dimensioni, è fondamentale che si padroneggi prioritariamente il concetto di tempo, inteso come una variabile che connota le esperienze. Le ricerche relative all’acquisizione della dimensione temporale, in psicologia infantile, sono correlate agli studi fatti nell’ambito dello sviluppo linguistico e cognitivo.
Per spiegare al bambino i costrutti temporali, è necessario che egli sappia parlare e, soprattutto, sia capace di intendere quello che viene detto dagli adulti. In pratica, deve possedere la competenza linguistica sia espressiva che ricettiva per capire a fondo la temporalità.
I bambini arrivano nella Scuola dell'Infanzia con un grado di alfabetizzazione motoria quasi sempre differenziato a seconda dell'età e delle precedenti esperienze nell'ambito familiare. Essi hanno acquisito in forma grezza la funzionalità delle unità motorie di base, come il camminare, il correre, il saltare, il lanciare, il ricevere, lo strisciare, il rotolare, l'arrampicarsi, ma ora sentono il bisogno di apprendere e migliorare le prime combinazioni motorie (camminare nei modi più diversi, correre con variazione di direzione e di ritmo), la capacità di equilibrio, di ritmizzazione etc., in breve ciò che noi chiamiamo “capacità coordinative”. Il miglioramento di queste condotte motorie permetterà loro non solo di acquisire una formazione motoria polivalente, ma di sviluppare anche quelle attività neuro-percettive che serviranno per i loro futuri apprendimenti scolastici.
Niente sussidio maternità per le mamme straniere se risiedono da meno di due anni in Lombardia. È la novità approvata dalla giunta regionale in merito ai nuovi criteri per l’assegnazione dei fondi Nasko e Cresco.
Si tratta di due benefit per le neo-mamme, il primo premia quelle che rinunciano all’aborto, il secondo finanzia l’acquisto di generi alimentari durante i primi diciotto mesi di vita del neonato.
Questa è la storia di Lucy, una lucertolina verde e rossa, nata tra le pieghe di un muro, in una casa di campagna. Svelta e giocosa, Lucy passa tutto il tempo a rotolarsi tra i rossi chicchi d’uva, caduti dai grappoli più maturi della vigna.
E’ una vera birbantella! Le piace giocare e fare scherzi ai suoi due fratellini più grandi: Pupa e Paco. Pupa è verde e rosa, mentre Paco è verde e giallo.
Lucy adora tanto starsene al calduccio, infatti passa ore ed ore sotto il sole. Ha un posticino segreto dove si ferma spesso a riflettere: una grossa pietra piatta, nei pressi del ruscello.
Già in tenera età, i bambini manifestano dei comportamenti finalizzati all’esplorazione della realtà che li circonda: spinti dalla curiosità, sono impegnati a compiere sempre nuove esperienze, acquisendo così una sempre maggiore consapevolezza della realtà che è a loro più prossima. Tuttavia, la loro capacità di osservare è ancora limitata: per tale motivo si evidenzia la necessità dell’intervento educativo che, sfruttando l’istinto di conoscere il mondo, può arricchire le potenzialità presenti in ciascun bambini, introducendo elementi di riflessione volti alla scoperta delle “componenti scientifiche” della realtà.
L’articolo presenta l’indagine realizzata all’Università dell’Aquila tra gli insegnanti in formazione sul sostegno didattico in merito all’utilizzo delle tecnologie informatiche nella progettazione di una didattica accessibile e utile a favorire l’apprendimento degli alunni con disabilità.
L’articolo presenta un lavoro interdisciplinare di ricerca-azione in educazione speciale a favore di un bambino colpito da una patologia all’orecchio che ha causato sordità temporanea nella fase di sviluppo del linguaggio. Lo studio indaga anche la correlazione di tale patologia con altri problemi di funzionamento che sono emersi durante gli interventi.

Le Indicazioni Nazionali (2012) e le Indicazioni Nazionali e Nuovi Scenari (2017) attribuiscono alla scuola l’onere “dell’insegnare ad apprendere” e “dell’insegnare ad essere”, favorendo l’autonomia di pensiero in vista del pieno sviluppo della persona. Questo contributo si propone di argomentare in merito alle modalità attraverso le quali l’approccio autobiografico e l’approccio narrativo possono promuovere, negli studenti, l’uno la competenza dell’imparare ad imparare, l’altro le competenze sociali, civiche e di cittadinanza.
Le istituzioni pensate per l’educazione della prima infanzia si sono evolute storicamente da una prospettiva adultocentrica verso il riconoscimento della specificità dell’infanzia, adeguando spazi e programmi ad una visione del bambino competente e cittadino tra gli altri. L’articolo mostra come l’emergenza Covid-19 e le valutazioni che l’hanno accompagnata rappresentino per certi aspetti un passo indietro nella comprensione che l’educazione dei bambini costituisce un investimento per la società.
L’articolo propone uno studio sull’inibizione psicomotoria che trae spunto dall’osservazione del caso di un bambino di cinque anni, inserito in un programma di lavoro sulla psicomotricità. Partendo da un affondo teorico sulla condizione intrapsichica e comportamentale si giunge a prendere in considerazione alcune ipotesi di trattamento psicopedagogico nell’intento di rispondere al caso descritto. Dopo aver considerato l’importanza della relazione e del coinvolgimento emotivo, l’autore descrive strategie e strumenti operativi potenzialmente utili per il trattamento e l’eventuale superamento di questa condizione.
Le richieste che pervengono oggi alla scuola da una società che, ancorché liquida, si appresta ormai a diventare plasmatica, impongono l’urgenza di una riflessione pedagogica sulla nuova professionalità docente. Occorre fare il punto sulle pratiche didattiche degli insegnanti e sul portato del ruolo educativo del contesto scolastico. L’articolo propone una ridefinizione e una rivalorizzazione del ruolo sociale dei docenti, assumendo come prospettiva centrale del loro “mansionario” l’aspetto sistemico-relazionale e l’ottica dello sviluppo globale della persona. In questo senso, si profila una nuova concezione della figura dell’insegnante, inteso come traduttore di contenuti di valore da un ambito comunicativo ad un altro, di spazi d’azione e di riflessione dell’educazione scolastica.
Tutti gli insegnanti osservano i propri alunni, ma per un osservazione sistematica che sia in grado di decodificare e comprendere autenticamente i vissuti degli alunni sono necessarie alcune conoscenze che occorre saper applicare. In questo breve articolo si offre un approfondimento guidato da un celebre aforisma di Gregory Bateson:
quando dirigo i miei occhi verso quello che penso sia un albero, ricevo un’immagine di qualcosa di verde. Ma questa immagine non è “all’esterno”, crederlo è già una forma di superstizione, perchél’immagine è una creazione mia, prodotto di molte circostanze, compresi i miei preconcetti(Dove gli angeli esitano, Adelphi, 1989).
La preoccupazione del cibo per una mamma rimane una nota costante. Innanzitutto sfatiamo il mito che bisogna mangiare anche contro voglia per crescere: il bambino si sa autoregolare e lo stimolo della fame è presente fin da neonato in cui attraverso il pianto attira l'attenzione dell'adulto per soddisfare il suo bisogno primario, quello di nutrirsi. Il compito dell'adulto non è obbligarlo a mangiare, bensì accompagnarlo nel piacere della conoscenza del cibo.
Sempre di più i genitori sono impreparati ad affrontare un compito così complesso e
gravoso come quello dell’educazione dei figli. La società muta velocemente e fa poco
o nulla per aiutarli. Manca un’agenzia che si assuma questo delicato compito e che
cerchi di fare fronte con competenza e determinazione alle questioni aperte dalla sfida
educativa. La Scienza dell’Educazione, che finora ha operato a servizio della società
dei consumi facendo gli interessi di finanza, economia e politica, deve recuperare la
sua “mission” e porsi con coerenza e decisione al servizio dell’uomo, della famiglia e
dei suoi valori, pena il decadimento morale, civile e culturale della società futura
orientata sempre più verso un uso spesso improprio della tecnologia e incapace di
rispondere ai bisogni fondamentali dell’uomo. In questo senso deve cominciare ad
appropriarsi di alcune grandi verità riguardanti la promozione del benessere, della
salute e la prevenzione del disagio e della malattia, riportate qui di seguito:
Come insegnante di Scuola Primaria, ho guardato con molto scetticismo l’istituzione prima di una Casa dei Bambini poi di una classe prima di Scuola Primaria ad indirizzo Montessoriano nell’Istituto Comprensivo dove lavoro. Ho visto bambini sdraiati proni per il corridoio con un libro in mano che svolgevano le attività, ho visto altri che stavano seduti sui banchi e altri che correvano in classe (forse anche Maria Montessori si sarebbe meravigliata), ho visto, erroneamente, il pensiero di Maria Montessori come una “moda”, come un indirizzo scolastico diverso dal tradizionale molto seguito e scelto da famiglie che volevano differenziarsi dal gruppo e che forse iscrivevano i propri figli a questa scuola senza conoscerne gli obiettivi pedagogici.
Ho cercato di capire, ho letto libri, riviste, ho visto sul “campo” (non senza scetticismo, ma questo è un mio limite) la metodologia montessoriana e mi sono chiesta se sia vecchia, superata, non al passo con il tempo e non adatta a formare le nuove generazioni del futuro i cosiddetti nati digitali. Ancora non sono giunta ad una conclusione definitiva ma posso affermare che la metodologia montessoriana non è sorpassata, in quanto essendo basata su solide basi scientifiche, ha tutti i requisiti per formare adeguatamente le generazioni future e permettere l’utilizzo delle nuove tecnologie.
Pagina 12 di 17
![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |