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Una buona pratica, per essere tale, implica la valorizzazione dall’esperienza vissuta e la creazione di occasioni in cui ognuno possa offrire un contributo personale alla costruzione del sapere esperienziale. Le storie, le narrazioni che ci hanno accompagnato durante l’infanzia, che abbiamo ascoltato, respirato e giocato, che sono entrate nel nostro immaginario, nei sogni, nei pensieri, sono divenute parte di noi. Esse si sono appoggiate sui nostri occhi, sulle nostre orecchie, sulle nostre mani per divenire modalità con cui leggiamo il mondo. Sono le lenti attraverso cui osservare gli altri, costruirsi delle idee su loro e su se stessi, su come funzionano le cose, la natura, le relazioni. Questo è ciò che è successo ai nostri bambini: bambini e bambine che frequentano la Scuola dell’Infanzia di via Monte Spada a Quartucciu (CA).
«Oggi vi parlerò dei quattro elementi naturali da cui, secondo antichi filosofi, hanno origine tutte le sostanze esistenti: il fuoco, l’aria, la terra e l’acqua.»
Con queste parole la maestra Paola, appena entrata in aula, aveva annunciato alla classe l’argomento della lezione di scienze, la materia che Tarek amava più di tutte e che seguiva sempre con grande attenzione e concentrazione. Com’era suo solito, la maestra aveva preparato una lezione animata, che consisteva in una sequenza di immagini, proiettate da un fascio luminoso sulla parete bianca posta alle spalle della cattedra, che lei di volta in volta commentava avvalendosi dell’ausilio di una bacchetta, lunga e sottile, con cui indicava questo o quell’altro particolare della foto.
Presentò i quattro elementi, partendo dal fuoco, e proseguì con gli altri nello stesso ordine con cui li aveva enunciati all’inizio della lezione. Dopo aver visionato immagini di legna che ardeva e boschi in fiamme, di palloncini e mongolfiere, di campi arati e paesaggi montani, giunse il turno del quarto e ultimo elemento. La maestra aveva scelto come prima immagine quella di un bicchiere di vetro colorato riempito d’acqua e, come seconda, quella di una barca galleggiante al centro di uno sterminato spazio blu: il Mar Mediterraneo.
L'inquinamento uccide un bambino su quattro. Lo documenta un rapporto dell'Oms appena reso pubblico, "Inheriting a Sustainable World: Atlas on Children's Health and the Environment". Ogni anno 1,7 milioni di bambini sotto i cinque anni muoiono perchè costretti a respirare un'aria insana o a bere acqua non potabile. Vite che si potrebbero salvare applicando norme igieniche adeguate.
Sono la nonna di un bambino di 8 anni che se posto di fronte ai no risponde provocatoriamente: "chi se ne frega, siete matti, voi siete anziani non capite niente, io lo so, parolacce, è divertente farvi arrabbiare, che schifo...".
Inoltre quando si arrabbia il suo comportamento si manifesta in calci, pugni, sberle, pizzicotti... verso gli altri e finisce per prendersele, ma le sue reazioni sono "Non mi fai paura!" e si chiude in camera.
Si comporta così con i nonni, con gli altri adulti della famiglia, con i conoscenti, meno con le figure maschili. Anche a scuola manifesta comportamenti di derisione nei confronti delle maestre che si sono più volte lamentate con la madre.
Sembra un bambino molto arrabbiato che non riesce a gestire la rabbia e la tramuta in azioni, se cerco di parlargli quando è calmo dopo il comportamento inadeguato mi liquida con "sono smancerie, uffa , la solita storia e si allontana". Anche la madre è in difficoltà, inoltre con lei è una lotta continua per i compiti che finiscono con scenate, pianti e punizioni.
Il bambino si alza continuamente, salta, scivola sotto il tavolo, si distrae, racconta bugie: "la maestra ha detto che non si deve fare questo compito..., non voglio fare i compiti, non serve studiare, li faccio domani...".
Anche giocando collabora poco con gli altri bambini, lui è sempre il capo che decide, o si gioca come preferisce lui oppure si allontana e gioca da solo. Sembra annoiarsi in fretta, è irrequieto, inizia un gioco e lo abbandona presto per passare ad un altro. Inoltre gli piace giocare con i trucchi e i vestiti femminili e non sappiamo se assecondarlo in questo oppure distrarlo con altre attività.
Ringrazio anticipatamente.
Una nonna sofferente
Primavera. Le giornate si allungano, il cielo azzurro e limpido si fonde con il verde della campagna, l'aria torna leggera e, anche nelle grandi città, l'inverno con le sue piogge ha attenuato l'eccesso di smog. È il tempo delle gite fuori porta, dei viaggi di istruzione, ma anche della didattica all'aperto, che prende vita negli spazi già esistenti nelle aree scolastiche o nei luoghi verdi e nelle piazze, messe a disposizione dal territorio. Nel dibattito pedagogico contemporaneo, sempre più attraversato da interrogativi sulla qualità dell'esperienza educativa nei primi anni di vita, emerge con chiarezza la necessità di ripensare gli spazi dell'apprendimento alla luce dei bisogni autentici dei bambini. Essi, infatti, non apprendono per astrazione, ma attraverso un contatto diretto, concreto e significativo con il mondo. In questa prospettiva, l'outdoor education non si configura come una pratica accessoria o occasionale, ma come un approccio capace di restituire profondità, autenticità e senso ai processi educativi, riconoscendo nel giardino scolastico un ambiente ricco, vivo e generativo. Considerare il giardino come aula diffusa significa avviare un cambiamento culturale che coinvolge la progettazione didattica, il ruolo dell'adulto e la stessa idea di apprendimento. La scuola si orienta così verso una dimensione più aperta, relazionale e incarnata, in cui l'esperienza diventa il cuore del sapere. Questo contributo si propone di approfondire tale prospettiva, mettendo in evidenza le implicazioni pedagogiche, cognitive ed esperienziali dell'educazione all'aperto nei primi anni di vita.
Nel percorso di adozione internazionale si assistite spesso ad una tendenza particolare: le coppie che accolgono un bambino scelgono di cambiargli il nome. In alcuni casi ciò rappresenta un’esigenza, ad esempio il nome è impronunciabile in italiano e quindi potrebbe essere fonte di derisione per il bambino; in altri, invece, è una scelta legata esclusivamente alla volontà dei genitori. La scelta di decidere il nome del proprio figlio, seppur legittima, nel caso di un bambino adottato, è molto delicata e rischia di creargli una serie di problemi legati all’identità.
Sono numeri in costante aumento quelli fotografati dal dossier sulla pedofilia realizzato da Telefono azzurro. Uno scenario allarmante presentato in occasione della Giornata nazionale per la lotta alla pedofilia e alla pedopornografia. Il documento contiene tutti i dati aggiornati sulle segnalazioni ricevute dalle linee di ascolto 1.96.96, 114 Emergenza Infanzia e il servizio chat.
Credo d’essere un bambino come tanti
anche se a scuola non leggo come gli altri.
Ho tanti amici con cui giocare,
sto bene, mi diverto, vado a pescare.
Ma quando son su un libro chino
le lettere ballano un pochettino.
A parità di capitale culturale, chi va al nido ha maggiore propensione a terminare il percorso scolastico, arrivando al diploma e proseguendo anche con l'università. E' quanto emerge da una ricerca condotta da Valerio Belotti, docente di Politiche per l'infanzia e l'adolescenza dell'Università di Padova, per capire quali sono le ragioni che portano i genitori a scegliere un percorso di cura ed educativo per i loro figli di tipo parentale, familiare o formale, come il nido.
I turisti pedofili avranno una vita più difficile con Don’t Look Away! (“Non voltarti dall’altra parte”). Una piattaforma multilingue cofinanziata dall’Unione Europea che vuole favorire la segnalazione dei casi di troppi europei che in paesi come la Thailandia abusano sessualmente di bambini. Un fenomeno che ogni anno coinvolge 1,8 mln di minori nel mondo.
Interrogazioni di fine anno scolastico, esami di maturità o di terza media una cosa li accomuna: l’ansia. Essere agitati prima di un esame è normale e può, per certi versi, essere produttivo. L’ansia è una condizione che ci segnala e prepara ai momenti che percepiamo come potenzialmente pericolosi e, nel caso degli esami, deriva dal timore del giudizio che ne può risultare.
Le storie ascoltate nell’infanzia hanno un potere inimmaginabile. Ciascun libro letto tocca nel profondo e va a costruire in ogni bambino la sua visione del mondo: la modificano, dando prospettive diverse, la confermano, dando vita a orizzonti conosciuti, la precisano con dettagli nuovi. Attraverso le storie i bambini sperimentano emozioni e vissuti, in un luogo reale ma controllato, sicuro e protetto, dove poter vivere in profondità ciò che sentono. La lettura, già dai primi giorni di vita, può essere un’esperienza piacevole e gratificante oltre che mettere le basi per una competenza linguistica elevata. L’esperienza di lettura con i piccolissimi diventa un momento condiviso che rafforza il legame e la sintonia, ancor di più se diventa un momento ricorrente. Attraverso le storie lette dall’adulto, il bambino entra in contatto con le proprie emozioni più intense, in una cornice salda e sicura come quella del contesto familiare.
L’articolo esplora il linguaggio del dono, codice naturale dell’età infantile ed elemento costitutivo delle relazioni adulte, attraverso l’analisi di albi illustrati, fiabe e classici della letteratura per bambini, in dialogo con pratiche pedagogiche e prospettive antropologiche di rilievo. L’analisi si sviluppa attorno a tre forme di dono – cerimoniale, solidale, gratuito – e mette in luce un ethos infantile autentico e libero, che vive il dono al di fuori dei confini familiari come un’esperienza gratuita, inattesa, non meritocratica, sovrabbondante, sovvertendo spesso le regole adulte che vorrebbero addomesticarne la forza generativa. La riflessione si chiude includendo il lato oscuro del dono che la letteratura per l’infanzia, nel condannarlo, non può fare a meno di narrare.
The article explores the language of the gift - an innate code of childhood and a constitutive element of adult relationships - through the analysis of picture books, fairy tales, and classics of children’s literature, in dialogue with significant pedagogical practices and anthropological perspectives. The discussion revolves around three forms of gifting—ceremonial, solidaristic, and gratuitous—and highlights an authentic and free childlike ethos that experiences giving beyond the boundaries of family as a gratuitous, unexpected, non-meritocratic, and overflowing act, often subverting the adult rules that seek to domesticate its generative power. The reflection concludes by acknowledging the dark side of the gift, which children’s literature, even as it condemns it, cannot help but narrate.
Camilla viveva in una piccola cittadina, dove tutti la conoscevano come una bimba molto timida, ma dolce e dalle maniere gentili. Amava ogni piccola cosa come vedere i fiori sbocciare in primavere e i passerotti volteggiare liberi nel cielo azzurro. I suoi grandi occhi blu si riempivano di stupore ed era capace di rimanere ad osservare con minuzia tale bellezza incantandosi a sorridere per ore.
Il legame tra la violenza e la crudeltà sugli animali e fenomeni di violenza interpersonale, devianza, crimine e stalking è al centro del protocollo di intesa tra il Corpo forestale dello Stato e l'associazione Link-Italia, specializzata nell'analisi di questa correlazione.
L’articolo analizza il tema della deistituzionalizzazione e dell’inclusione dei minori, alla luce della normativa attuale. In questo contesto viene esplorato il ruolo cruciale della Neuropsichiatria Infantile per rispondere alle esigenze psico-sociali dei minori e delle loro famiglie, secondo un approccio che non può essere soltanto clinico, ma biopsicosociale e multidisciplinare.
Si è concluso lo scorso 11 maggio 2022, nella prestigiosa cornice del Teatro Vascello di Roma, la lezione-spettacolo “Resilienti: incontri con uomini e donne straordinari”. È stato l’evento conclusivo del progetto “Prefigurare il Futuro” realizzato dalla Fondazione Patrizio Paoletti, in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e con il co-finanziamento della Fondazione Banca Mediolanum Onlus. Il progetto ha promosso attraverso le neuroscienze la speranza e la resilienza in 12 scuole medie e superiori di Lazio, Campania, Sardegna, Lombardia, Marche, Umbria, Puglia e Sicilia, coinvolgendo 1240 studenti, insegnanti e genitori.
Il Premio nazionale Nati per Leggere annuncia i vincitori della VIII edizione che saranno premiati lunedì 22 maggio, alle ore 16,30, all’Arena del Bookstock Village del Salone Internazionale del Libro di Torino (quinto padiglione). Ospite d’onore della cerimonia finale sarà Bruno Tognolini, poeta e scrittore per bambini.
Suona la prima campanella per la maggior parte degli studenti italiani. Si riparte, come lo scorso anno, distanziati e con le mascherine, con le finestre aperte dell'aula. Gli insegnanti sono stati praticamente obbligati alla vaccinazione su base volontaria. Il ministro dell’Istruzione Bianchi promette le lezioni in presenza, ma con il preavviso che si chiuderanno le classi e le scuole dove si registreranno casi di positività al virus. Quanto tempo ci vorrà perché accada? Purtroppo, in Israele (in cima alla classifica per vaccini e green pass), dopo due giorni dall’apertura delle scuole c’è stata un’impennata dei contagi. Dunque, rispetto all’anno scolastico precedente che cosa è cambiato?
Sono la mamma di una bimba di due anni e mezzo. Dai sei mesi ai suoi primi due anni mia figlia è cresciuta con sua zia e non aveva problemi ad allontanarsi da me. Essendo una bambina molto socievole e desiderosa di apprendere, ho pensato, anche per farla socializzare, di farle frequentare il nido.
L'inserimento non si è rivelato facile, ma la situazione è peggiorata da quando ha cominciato a vomitare a scuola, e lo fa o dopo che io o mio marito siamo andati via, cioè al momento del distacco, o dopo pranzo, momento che di solito condivide con noi.
Le maestre ci dicono che dopo aver vomitato non mostra segni di malessere ma che anzi è come se nulla fosse successo. Mi dicono inoltre che piange ogni qualvolta si cambia aula, nei passaggi al bagno o alla mensa, come se si spaventasse per una situazione nuova. Ovvio che raramente mangia a mensa e quindi molte volte mangia a casa al ritorno con noi...lei a scuola rifiuta il pasto per condividerlo a casa con noi (lo ha riferito alle maestre).
Cosa dovrei fare per questi due problemi?
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