#bambini

  • Come spiegare la povertà a un bambino (senza pregiudizi)

    pvUn giornalino per bimbi per constrastare i preconcetti sulla povertà. Si chiama “Stop ai falsi miti sulla povertà” ed è nato dalla collaborazione tra l’associazione francese ATD Quart Monde e la rivista dei piccoli Astrapi.

  • Compiti per le vacanze, compiti per la vita...

    compitiUn dirigente scolastico ha invitato gli studenti a non eseguire i canonici compiti per le vacanze e in una circolare ha dato queste consegne:

    • Riposatevi e divertitevi
    • Coltivate le amicizie, anche nuove
    • Se potete viaggiare, fatelo
    • Poichè comunque potete ascoltare, guardare, leggere, fatelo: in particolare ascoltate musica, guardate film, leggete libri e fumetti e parlatene con i vostri amici
    • Tenete un diario, scrivete agli amici, preferibilmente lettere o email
    • Pulite un tratto di spiaggia, di prato, di bosco. Nei casi disperati cominciate pure dalla vostra camera
    • Dimenticate spesso il cellulare da qualche parte. Nei casi disperati dimenticatelo una sola volta, nel secchiello del ghiaccio, con molto ghiaccio.

    Questi compiti non saranno valutati. Saranno loro a valutare voi.

  • Conflitti nella scuola multiculturale: il ruolo dell'insegnante

    pregiudizioL’articolo propone una riflessione su alcuni particolari conflitti che si verificano nei contesti scolastici caratterizzati da eterogeneità sociale e culturale e su come tali conflitti possono essere gestiti dall’insegnante. A partire da una breve premessa riferita ad alcuni approcci teorici, è presentata l’analisi di due conflitti avvenuti in un gruppo di bambini e tra un genitore e l’insegnante, entrambi aventi come elemento in comune la discriminazione dell’altro per la sua diversità (odore e diverso colore della pelle). Nella gestione del conflitto l’atteggiamento assunto dall’insegnante diventa di particolare rilevanza per poter trasformare questo evento in un’occasione evolutiva della relazione e in una maggiore conoscenza tra coloro che ne sono coinvolti. Inoltre, capire quale sia il ruolo assunto dal pregiudizio e come questo venga utilizzato nelle dinamiche relazionali tra persone, può rappresentare, per l’insegnante, un ulteriore tassello interpretativo per la comprensione di quanto accade nel gruppo dei bambini e nella relazione tra adulti.

  • Consigli per l'aggressività di mia figlia

    bambina-aggressivaSono la mamma di Angela, una bimba di 3 anni. Da 2 mesi e' arrivato un fratellino e la sua aggressivita' e' decisamente aumentata. Gia' da prima la piccola, ogni volta che si trovava a giocare con la sua cuginetta della stessa eta', litigava con lei per i giochi provocandole o dei lividi o dei graffi in viso.

    Ora ha iniziato la scuola da due settimane e dopo i primi giorni il problema si e' presentato anche a scuola. Infatti ha iniziato a menare dei bimbi proprio perche' voleva gli stessi giochi loro. Non so quale metodo adottare: ho provato a metterla in punizione seduta, a levare i giochi preferiti, a spiegare che sono cose brutte che non si fanno e che le maestre non vogliono bimbi così. Non l'ho nemmeno mandata a scuola per un giorno ma tutto questo non ha funzionato! Dov'e' che sbagliamo?

    Grazie per una vostra gentile risposta.

  • Contrastare il bullismo a scuola attraverso il linguaggio teatrale

    teatro scuolaIl bullismo a scuola esiste da tempo ma solo a partire dagli anni settanta è diventato oggetto di studi e ricerche. In Italia si inizia a parlare di bullismo alla fine degli anni 90 e la prima ricerca è del 1997, curata da Ada Fonzi. I dati che emergono sono allarmanti e testimoniano una diffusione massiccia del fenomeno nelle scuole. Il report Istat del 2014,“Il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi” evidenzia che fra i bambini/ragazzi d’età compresa fra gli 11 e i 17 anni, 2 su 10 hanno subito atti di bullismo una o più volte al mese. Le prepotenze vanno dalla derisione agli insulti, dalle minacce alle aggressioni fisiche. Il dossier realizzato da Telefono Azzurro, relativo all’anno scolastico 2015-2016, parla di 270 casi gestiti, con bulli in prevalenza maschi (il 60% dei casi) e di un abbassamento dell’età delle vittime fino ad arrivare a bambini di 5 anni (22% dei casi).

  • Contrasto all'obesità infantile anche dalla FIPE

    imgLa Federazione Italiana Pubblici Esercizi ha sottoscritto gli obiettivi posti dal Ministero della Salute per rimodellare le abitudini dei consumatori orientandoli verso scelte alimentari più corrette e consapevoli. 
    Occorre sapere che, in Italia, i bambini sovrappeso sono il 20,9% e i bambini obesi sono il 9,8% del totale, sia a causa di scorrette abitudini alimentari, sia per mancanza di adeguata attività fisica.

  • Correct IT! – Formazione per la promozione di corretti stili di vita

    Correct ITNell’ambito progetto “Correct it!”, l’Università di Foggia – per l’Italia –, assieme ai partner europei coinvolti nel programma ERASMUS+ KA2, presenta il risultato del lavoro strategico portato avanti negli ultimi due anni: un corso di formazione “blended” sulla prevenzione dell’obesità e sulla promozione di stili di vita sani. Disponibile in versione open access, il percorso formativo, ricco di contenuti interattivi, è disponibile si rivolge a professionisti che si occupano di salute e benessere: nutrizionisti, dietisti, psicologi, infermieri, ostetrici, pedagogisti, insegnanti e istruttori sportivi. 

  • Correlazione fra la percezione del corpo e sport nell'età evolutiva

    imgL’immagine mentale del proprio corpo rivela il modo attraverso il quale gli individui percepiscono se stessi e la relazione che hanno con la propria corporeità. Nella rappresentazione mentale della fisicità intervengono sia fattori individuali che sociali. Infatti, nella percezione del proprio corpo è anche importante il messaggio di accettazione o non accettazione che arriva dall’alterità.

  • Correlazioni tra autismo e motricità

    imgNei bambini affetti dai disturbi dello spettro autistico spesso compaiono alterazioni della funzione motoria, che si palesano in disturbi dell’andatura e in difficoltà motorie negli arti superiori. In questi piccoli pazienti le alterazioni motorie non sono state indagate finora a sufficienza con lo scopo di definirle e quantificarle.

  • Corretti stili di vita in classe, al via intesa Miur-Salute

    imgUna proposta educativa continuativa, e non una nuova materia, che ha l'obiettivo di promuovere la salute tra i ragazzi. E' quanto prevede l'intesa tra il Ministero della Salute e il Miur, rinnovato per la terza volta dai ministri Giulia Grillo e Marco Bussetti. L'intesa vuole dare una consapevolezza agli studenti degli istituti di ogni ordine e grado sui corretti stili di vita e sul consumo dell'alcol, tabacco e gioco d'azzardo. Tutte le scuole potranno affrontare, con le modalità ritenute più idonee, i reali bisogni educativi di ogni singolo studente, monitorando l'intero processo educativo.

  • Corso gratuito Bimbi sicuri

    imgSkillin, con la collaborazione di Mano nella Mano e i suoi relatori Daniele Oxa e Srena Rabbai, sarà a Roma il 22 Aprile per il corso “BIMBI SICURI” .

    L'iniziativa ha lo scopo di offrire un servizio TOTALMENTE GRATUITO sulle tematiche di prevenzione e sicurezza per il benessere dei bambini.

  • Covid, il virus cattivone

    virus cattivoneI bambini raccolgono frammenti di informazioni dagli adulti, colgono stati d'animo e si fanno delle fantasie su quello che sta succendendo. Ecco una filastrocca per aiutarli.

    Coronavirus è un virus cattivone,
    che noi tutti vuole mangiare in un sol boccone!
    A scuola non possiamo andare,
    nessuno dobbiamo andare a trovare
    e neanche al parco possiamo stare.
    E allora cosa possiamo fare?
    Lavare bene le manine,
    cantando due canzoncine,
    starnutire nel fazzoletto,
    faresti bene a tenerne vicino a te un bel pacchetto!
    Tossire nell'avambraccio
    per evitare ogni accidentaccio!
    Pitturare, cucinare, cantare, disegnare
    e quanti altri giochi possiamo fare!?
    A casa bimbi e genitori dovete restare,
    solo così il virus potremmo cacciare,
    Forte, forte, ci riabbracceremo,
    se farete tutto con cuor sereno!


     copyright © Educare.it - Anno XX, N. 5, Maggio 2020
  • Crescere ed educare: aspetti importanti che favorisco i rapporti affettivi tra genitori e figli

    attaccamentoOgni genitore cerca di fare del suo meglio nel costruire il rapporto con i propri figli: adottando un fare educativo che persegue il fine di aiutarli a raggiungere la felicità trasmettendo principi fondanti la persona, quali senso di responsabilità, impegno e costanza, ecc. Ma si può essere certi che questo basti per essere felici?

    Oggi l’adulto rischia forti oscillazioni tra insegnare e educare, la sfida è creare un equilibrio. Insegnare [dal lat. insĭgnare, propr. «imprimere segni (nella mente)»] significa trasmettere informazioni, regole che, però, potrebbero non avere un senso per il bambino; educare [dal lat. educare, intens. di educĕre «trarre fuori, allevare»] è propriamente un “tirare fuori”, quindi mediante l’educazione si trova il modo migliore per far esprimere l’originale sé dei figli. Tra i due estremi l’ago magnetico per orientarsi è il principio della libertà del bambino nella acquisizione delle sue strategie per “cercare la felicità”, dentro un rapporto affettivo significativo sostenuto da azioni di protezione responsabile, una sicurezza di base nei legami affettivi ed una stabile “sicurezza percepita” dell’ambiente circostante.

    I genitori sono il ponte che unisce due mondi per l’infante: interno fatto di istinti, emozioni e sentimenti; esterno costruzione culturale delle regole di interazione tra le persone. Questa posizione corrisponde alla dimensione del “qui e ora”, tempo che ogni genitore utilizza per traghettare i figli verso l’adultità e, certo, rinforzare gli aspetti creativi che consentiranno il “tirare fuorida sé” le qualità personali migliori.

  • Crisi isteriche a tre anni

    bambina capricciosaGentili signori, vi scrivo per avere aiuto nell'interpretare le crisi isteriche che ogni tanto mette in atto mia figlia di tre anni.

    Sono preoccupata perché partono per un nonnulla e si manifestano con una veemenza che mi fa pensare non si tratti di semplici capricci ma di un disturbo neurologico o comportamentale. Un esempio di oggi: la bimba era in auto nel suo seggiolino e quando ha visto che ho acquistato una confezione di fazzoletti di carta ha voluto giocarci. Ha aperto l'involucro di plastica e inevitabilmente qualche pacchetto è caduto a terra. Da lì l'inferno di urla e singhiozzi affinché glieli raccogliessimo. Il papà che guidava ne ha raccolto uno ma lei lo ha scacciato via, allora le ho detto che entro pochi minuti saremmo giunti a destinazione e avremmo potuto raccoglierli insieme, noi sempre calmi e lei invece inconsolabile. Dopo una decina di minuti finalmente ci siamo fermati e il papà le ha offerto un sorso d'acqua perché era tutta sudata per il pianto ma lei lo ha di nuovo rifiutato con stizza. Sono riuscita a calmarla raccogliendo i pacchetti e dicendole che andava tutto bene (a volte ci riesco io a volte mio marito, non è sempre uguale) ma sono avvilita perché mi rendo conto che quando decide di perdere il controllo noi non possiamo fare nulla per evitarlo.

    Mi dico che può essere la stanchezza, il carattere un po' difficile, il desiderio di autonomia, ma nessuna di queste risposte mi soddisfa veramente perché noi cerchiamo sempre di essere pazienti e calmi per arginare la sua ira incontrollata, consapevoli del fatto che se perdiamo la calma anche noi è finita! ma sembra non servire a niente. Lei in quei momenti non capisce più quello che vuole, entra in una sorta di loop di capriccio da cui non riesce a emergere, una volta mi ha detto: "non riesco a calmarmi".

    Al di fuori di questi episodi è molto solare, ama stare coi bambini, va all'asilo e passiamo molto tempo insieme perché lavoriamo part - time quindi non capisco proprio quale sia il problema. Il suo cattivo umore lo manifesta soprattutto appena sveglia e da alcuni mesi ha smesso di fare il pisolino pomeridiano, ci può essere un collegamento con una certa difficoltà a riposare? Forse da neonata ho risposto troppo presto alle sue richieste impedendole di maturare la capacità di sopportare piccole frustrazioni? Eppure quando è in "buona" aspetta pazientemente se siamo in fila, si trastulla se facciamo un viaggio lungo in auto o se siamo al ristorante, si rassegna se al supermercato le dico che non possiamo comprare un determinato giochino o comunque fa capricci molto moderati e gestibili. La sua isteria parte con dei pretesti incomprensibili che mi fanno pensare a qualcosa diverso dal capriccio e vorrei imparare qualche metodo per aiutarla a calmarsi quando partono queste crisi. Grazie infinite per l'attenzione.

  • Dai giochi dei bambini ai giochi degli adulti. Per una teoria transgenerazionale dell’attività ludica

    giochi dei bambiniNell’articolo si prende in considerazione l’attitudine al gioco presente in ogni essere umano. Dapprima è descritta l’attività ludica che caratterizza l’età evolutiva, successivamente è analizzata la ludicità degli adulti. Si esplicita, poi, la funzione dell’attività ludica infantile e, in ultimo, si delinea il concetto di ludismo, inteso come istinto innato che conduce gli esseri umani allo sviluppo della ludicità nell’intero arco di vita.

  • Dal diario di Linda

    diarioSalve caro diario e buongiorno a tutti voi, amici lettori. Ho deciso di rendere pubbliche queste pagine per raccontare la mia storia.

    Mi presento brevemente: mi chiamo Linda, ho undici anni e frequento la classe prima media. Abito con i miei genitori in un grande palazzo, alle porte di Milano. Sono un tipetto solare ed energico, vado volentieri a scuola, ho molti amici con i quali condivido numerosi interessi, come ascoltare musica, pattinare, fare passeggiate e collezionare adesivi dei cantanti preferiti.

    Voglio presentarvi il mio migliore amico: si chiama Carlo e ha dieci anni. E’ un ragazzino molto dolce, un po’ timido, con due bellissimi occhi azzurri nascosti dietro un grande paio di occhiali. Lo scorso anno, su indicazione del dentista, ha inserito un apparecchio ai denti, con tanto di scure placchette.

  • Dentro le storie fra carta e cartone, giochi e colori

    mandala coloratoTutti i genitori dovrebbero vivere e condividere per almeno una giornata dentro la scuola dell’infanzia, sentirne gli odori, ascoltare i rumori, le voci, i suoni, guardare i bambini mentre sono assorti nelle attività, partecipare alla realizzazione di esperienze condivise. Da queste riflessioni prende avvio la proposta di regalare ai bambini della scuola dell’infanzia un percorso di gioco, di ascolto di storie, di creatività e libertà di esprimersi. Una mamma o un papà possono costruire e offrire ai bambini le proprie competenze, risorse, fantasie, scoprendo che la scuola dell’infanzia è una scuola a tutti gli effetti: aperta, partecipata e vissuta dalle famiglie, accogliente e disponibile al cambiamento. È la scuola del bambino e della bambina, titolari di specifiche prerogative, capaci di dialogo, di pensiero e di intuizione, di sentimenti e di fantasia, soggetti di diritti e co-costruttori della propria storia. Un luogo in cui sperimentare linguaggi nuovi e diversi codici interpretativi della realtà, in cui la dimensione cognitiva e corporea si fondono e si integrano con quella relazionale, in un equilibrato progetto di crescita; in cui si apprende attraverso il gioco, in cui sviluppare la capacità di guardare la realtà con tutti i sensi. Mettersi in gioco attraverso i sensi, significa aprirsi a nuovi e differenti punti di vista: una scuola da toccare, da guardare, da odorare, in cui muoversi verso gli Altri e verso il mondo, in cui si impara a vivere la realtà con tutti i sensi e in tutti i sensi.L’arte stessa è per sua natura sensoriale e corporea (sensazioni visive, acustiche, tattili, olfattive, percezione ed organizzazione dello spazio) e coinvolge emozioni e processi cognitivi. Essa è una modalità speciale di utilizzare linguaggi che esprimono profondi contenuti interni all’individuo. Partire dalle storie, dalle fantasie che esse sollecitano per arrivare ad esprimere se stessi attraverso il colore è ciò che la proposta si pone quale traguardo.

  • Disabilità al nido e alla scuola dell’infanzia: per definire i termini del discorso

    disabile piccoloLe educatrici di nido e le insegnanti di scuola dell’infanzia hanno bisogno di rafforzare quelle competenze pedagogiche in grado di sostenere bambini e famiglie con bisogni speciali a conseguire il miglior adattamento possibile al contesto. Con i bambini e le bambine dagli 0 ai 6 anni si può sperimentare efficacemente il passaggio dal “sostegno” al “contesto competente” in quanto il potenziale inclusivo non è solamente nelle relazioni con gli adulti ma, più in generale, nel contesto. L’articolo focalizza le questioni più importanti che la ricerca e la formazione in questo ambito dovrebbero affrontare: i termini del discorso in merito alla disabilità nei servizi 0-6 e le ricadute sulla formazione professionale e sulla definizione di metodologie didattiche inclusive.

  • Disegnare è raccontare: un'esperienza con i bambini

    disegno infantile“C’era una volta...” è indubbiamente l’incipit più famoso e conosciuto da tutti, adulti e bambini, narratori ed ascoltatori. Narrare storie fa parte integrante della vita, della cultura, della crescita dell’uomo dalla notte dei tempi. Le storie creano identità, memoria, condivisione; rappresentano una metafora della vita e della crescita, identificandone le tappe evolutive, i passaggi, i riti.  Chi si occupa di educazione conosce bene le valenze pedagogiche della narrazione e considera fondamentale, nella giornata scolastica – soprattutto al nido e nella scuola dell’infanzia - il “tempo della narrazione”. I bambini amano ricevere e produrre storie. I bambini amano raccontare e raccontarsi, nutrendo così il pensiero narrativo, rispondendo a quel bisogno innato di dare un senso alle cose.

  • Dislessia e neurobiologia: le correlazioni

    imgLeggere è una funzione cognitiva estremamente complessa, che mette insieme tre funzioni, ovvero quella visiva, fonetica e lessicale. In pratica, il bambino deve avere una visione d’insieme dei grafemi che costituiscono la parola, associare a questi grafemi i suoni corrispondenti (fonemi) e contemporaneamente capire il significato della parola letta. Nel 90 - 95% dei piccoli questo avviene in maniera naturale, senza che si evidenzino delle difficoltà nella percezione dei tre elementi (visivo, uditivo e lessicale). Nei bambini, invece, che presentano la dislessia evolutiva questo processo appare alterato.