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Il corpo è spesso assente nella didattica. Bambini seduti per ore ai banchi, una forte carenza di percorsi educativi incentrati sul linguaggio non verbale. Già alla scuola dell’infanzia ma ancora più alla scuola primaria l'insegnamento si rivolge quasi esclusivamente alla “testa” del bambino, è considerato unicamente un processo cognitivo. Il bambino ha bisogno invece di essere considerato nella sua globalità: corpo, emozioni e mente agiscono insieme nella costruzione di un pensiero, nell’elaborazione di un’emozione. Valorizzare il corpo come strumento espressivo è possibile attraverso percorsi didattici incentrati sul linguaggio non verbale: attività di movimento creativo, giochi teatrali corporei, mimo, pittura gestuale.
Il gioco negli ultimi anni ha ricevuto sempre più attenzione come strumento che favorisce l'apprendimento e l’inclusione in Educazione fisica. In questa prospettiva, è stata utilizzata la prasseologia motoria di Parlebas come quadro epistemologico per analizzare lo studio delle condotte motorie degli alunni durante il gioco nell'ambiente scolastico. L'enfasi è posta sull’interrelazione tra i partecipanti, che attribuisce più importanza al processo che al prodotto finale del movimento per favorire competenze trasversali quali l'autonomia, la partecipazione attiva e la formazione degli alunni. Lo scopo di questo articolo è quello di esplorare il gioco cooperativo come risorsa che può facilitare e migliorare l'inclusione degli alunni con disabilità in Educazione fisica.
L’articolo fornisce una approfondita dissertazione sugli oggetti di apprendimento (LO) che le moderne tecnologie rendono disponibili per una didattica sempre più centrata sull’allievo. I LO vengono analizzati sul piano contettuale, pedagogico e didattico. In conclusione, l’autore presenta un’esperienza didattica condotta in prima persona con l’impiego di LO.
L’articolo indaga l’enjoyment generato attraverso una didattica attiva e flessibile che si implementa delle risorse tecnologiche oggi disponibili. In particolare si esplora il modello denominato TPACK, capace di generare una conoscenza che ben si modella alla generazione dei nativi digitali. Questo modello didattico punta ad amalgamare tra loro i tre corpi essenziali di conoscenza: il sapere contenutistico, l’assetto pedagogico e la componente tecnologica. A corredo del lavoro è offerto come proposta di implementazione del modello un approccio misto tra il social media for teaching e la flipped classroom.
Il decreto legislativo del 13 aprile 2017, n. 62, individua delle nuove direttive in materia di valutazione e di certificazione delle competenze nell’ambito dell’intero ciclo d’istruzione. Esso va ad esplicitare le indicazioni contenute nella legge 107 del 2015, in particolare nell’articolo 1, ai commi 180 e 181, lettera i.
L’articolo presenta un’esperienza didattica, nell’ambito delle Scienze della Terra, che consente di comprendere come possa essere utilizzato il metodo del Problem posing a scuola. Si tratta di un approccio basato sui principi del costruttivismo che permette di adottare una efficace applicazione del metodo scientifico nell’insegnamento.
Dopo una cornice teoretica di ampio respiro, l’articolo sviluppa il tema del team building nelle attività motorie e sportive, non mancando di proporre una serie di attività utili a migliorare la coesione del gruppo, anche in ambito scolastico.
In ambito scolastico l'errore è spesso fonte di ansia e stress per gli alunni, può essere una delle cause che porta all’insuccesso; anche gli studenti migliori non di rado hanno paura di commettere errori. D’altra parte per gli insegnanti non è facile individuare l’errore e i diversi fattori che a più livelli si intersecano e si integrano tra loro. Il proposito di questo articolo è di analizzare il ruolo significativo dell’errore nel processo di apprendimento e individuare le metodologie didattiche d’intervento per lo sviluppo di conoscenze e competenze da parte degli alunni nelle attività motorie e sportive.
Mi trovavo in un grande giardino, in cui c’erano tanti alberi, una fattoria con un pollaio e un porcile con tanti maialini. Mi piaceva tanto guardare quei maialini: li vedevo così strani, con quella pelle così rosa e quei peli così bianchi, quella coda così piccola e attorcigliata e quel grugnito che sentivo di continuo “Rum, rum, rum”. Come era bello stare lì all’aperto e guardare tutte quelle meraviglie del creato! Quello che più mi colpì fu un vecchio albero di ciliegie, era così grande e carico di frutti che, avvicinandomi, sembrava mi dicesse “Mangiami”. Così mi accostai per prendere qualche ciliegia, ma a un certo punto sentii delle voci che si avvicinavano sempre di più, e mi nascosi per vedere chi fosse.
Il nuovo metodo tutto italiano per imparare l’inglese si fonda su una riprogrammazione innovativa dell’apprendimento, che mette a sistema le teorie sul coinvolgimento attivo, l’esperienzialità come chiave della memorizzazione e fa luce sul Globish, l’inglese internazionale che oggi il mondo parla.
Saper scrivere è una competenza fondamentale per aver successo a scuola e nel mondo del lavoro. Tuttavia, se pensiamo anche solo alla lettera aperta che i seicento professori universitari hanno inviato al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Istruzione, al Parlamento, lo scorso mese di febbraio, pare che questa competenza sia ben al di là dall’essere patrimonio degli studenti italiani. Eppure, una delle otto competenze chiave, necessarie per l’apprendimento permanente, di cui alle Raccomandazioni U.E. del 2006, è appunto la “comunicazione nella lingua madre”.
Sono un insegnante e considero la questione del green pass da un punto di vista educativo. Sono preoccupato perché sembra mancare tra i professori un pensiero critico su quanto sta avvenendo. Io sono a favore del vaccino per gli adulti e ho fatto le mie due dosi, ma sono contrario al green pass come lasciapassare nelle scuole.
Essendomi vaccinato mesi fa potrei essere portatore asintomatico del virus, ma col green pass posso accedere comunque a scuola. Impedire, quindi, ad un professore di entrare in aula, cioè ad una persona di andare a lavorare, non può essere una forma di tutela. Malgrado questa evidente contraddizione, la maggior parte dei professori è disposta ad accettare una direttiva così visibilmente imprecisa.
La conoscenza umana è nata da uno stupore iniziale che ha proteso l’uomo verso mete sempre più alte, capaci, ogni volta, di suscitargli vere e proprie emozioni. A chi, come noi, vive quotidianamente l’avventura scolastica, sarà capitato più volte di leggere negli occhi dei bambini lo stupore di fronte alla novità, a una piccola conquista o davanti a un “prodotto” finito. Sarà pure capitato di sentire un applauso finale dopo una lezione particolarmente coinvolgente e sentirsi felici di aver comunicato emozioni, mai fine a se stesse, ma capaci di innescare ulteriori meccanismi di motivazione ad apprendere.
L’apprendimento cooperativo è una nota metodologia didattica, centrata sull’apprendimento attivo e collaborativo degli studenti. Esso è in grado di promuovere, attraverso l'interazione sociale e cognitiva, la consapevolezza delle proprie potenzialità corporee, motorie e sportive. L’articolo ha lo scopo di approfondire l’applicazione del cooperative learning nell’ambito dell’Educazione Fisica, dove è ancora poco sperimentato.
Le problematiche connesse con l'apprendimento delle strutture della matematica esercitano una funzione paradigmatica nell'ambito delle proposte di uno dei più stimolanti scrittori americani in materia di educazione: Jerome S. Bruner. Lo studioso è abitualmente e notoriamente conosciuto come fondatore dell'impostazione dello strutturalismo didattico. Con ampi riferimenti alle opere di Bruner, l’articolo propone una discussione critica circa l’utilizzo della struttura, nel senso bruneriano, nella didattica della matematica fin dalla scuola primaria.
Nell’insegnamento della matematica non si è ancora placata la discussione intorno all’opportunità di usare il ricco materiale strutturato prodotto dalla ricerca psicopedagogica. In questo articolo si intende superare la contrapposizione tra sussidi didattici ed elementi della vita concreta nella formazione dei concetti matematici fin dai primi anni di scuola. E’ anche l’occasione per far chiarezza sul contributo di Zoltan Paul Dienes nella didattica della matematica.
Molti soggetti presentano difficoltà nell'intonazione corretta dei suoni. Come superarle? Quale posto ricopre l'educazione dell'orecchio nel sistema scolastico italiano? In questo articolo si cerca di rispondere a tali domande attraverso l'applicazione metacognitiva della Didattica Mentalista. Tale approccio, partendo dalla dimensione mentale del soggetto consapevole delle proprie risorse intellettive ed attivo costruttore del processo di insegnamento/apprendimento, esplora le cause e propone efficaci procedure educativo/didattiche.
L’articolo riporta le prime riflessioni emerse da un progetto di ricerca sul mind wandering in classe. Gli autori hanno realizzato un’analisi della letteratura scientifica, una serie di studi empirici e alcuni incontri-dibattito di restituzione con insegnanti ed alunni. Questo percorso ha prodotto alcune discussioni e riflessioni utili rispetto ai processi immaginativi e generativi ed al loro ruolo nell’apprendimento. I primi risultati del lavoro di ricerca sembrano richiedere un superamento della psicologia di senso comune sull’attenzione in classe e il mind wandering.
L’articolo descrive l’attività di formazione all’uso delle tecnologie TIC (75 ore, D.M. 30 settembre 2011) nell’ambito del Corso di Specializzazione al sostegno (VI Ciclo, a.a. 2020-2021 Università dell’Aquila), sulla quale è stata effettuata una ricerca al fine di avere indicazioni utili alla progettazione dei percorsi formativi TIC aderenti ai bisogni dei docenti in formazione.
Zbigniew Formella,Alessandro Ricci,Marco Maggi
La gestione della classe e degli alunni difficili
Strategie e strumenti di intervento per singoli e gruppi
Franco Angeli, Milano, 2023
pag. 200, 25 Euro
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