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Accanto alla classica forma di dipendenza da sostanze, negli ultimi anni sono proliferate nuove forme di dipendenza in cui non è presente l’intervento di alcuna sostanza psicoattiva e per le quali è stato coniato il termine New Addictions. L’oggetto della dipendenza è in questo caso un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata. Le dipendenze comportamentali, se compaiono durante l'adolescenza, devono essere analizzate da una prospettiva multifattoriale e necessitano di un adeguato approccio sia sul piano pedagogico che psicologico. L’articolo delinea un quadro introduttivo a questa rilevante problematica sociale e sanitaria.
L'adolescenza è un periodo della vita nel quale più facilmente ci si accosta all'utilizzo di alcol e droga. Le ragioni alla base di tali condotte sono molteplici: frequentemente i ragazzi sono spinti dal desiderio di provare nuove emozioni, talvolta alcol e droga diventano gli ingredienti di un rito sociale fra coetanei, altre volte il loro impiego può rappresentare una forma di disagio sociale oppure divenire lo strumento di protesta contro l'autorità (genitori e insegnanti). Gli adolescenti che consumano alcol e droga hanno più probabilità di sviluppare una sindrome psichiatrica strutturata nell'età adulta. Diversi studi hanno evidenziato che i ragazzi, affetti da tossicodipendenza, sono più esposti al drop-out, ovvero abbandonano precocemente la scuola.
Vedere la televisione è una delle attività più diffuse fra la popolazione. Si guarda la televisione nel tempo libero, ma anche durante i pasti. Frequentemente molte persone hanno l'abitudine, quando guardano la televisione nel tempo libero, di accompagnare la visione di film o di altri programmi con il consumo di snack, quali patatine, tarallini, stuzzichini vari, ovvero cibi ricchi di grassi e di zuccheri. Questa pratica si rivela deleteria, in quanto ha delle ripercussioni importanti sul peso dell'individuo. Infatti, nei paesi occidentali si assiste ad un incremento del sovrappeso e dell'obesità e alla base di questo fenomeno c'è lo stile di vita sedentario, che accomuna gran parte degli individui. La visione della televisione determina un ampliamento del tempo trascorso in completa inattività.
Secondo le classiche teorie comportamentiste, un comportamento può essere ripetuto e appreso a seconda delle conseguenze che esso produce (condizionamento operante). In altre parole, se la condotta incrementa il senso di benessere essa viene replicata. Nelle dipendenze patologiche si crea un meccanismo di questo genere. L’assunzione di sostanze tossiche o il ripetersi di certe condotte, come il gioco d’azzardo, crea inizialmente una sensazione fisica e psicologica estremamente positiva. Secondo gli studi basati sulle tecniche di risonanza magnetica, la dipendenza attiva, a livello cerebrale, le aree dopaminergiche, in particolar modo le aree mesencefaliche, ovvero quello che viene definito il sistema neurofisiologico delle ricompense e questo concorre a creare le basi biologiche della dipendenza stessa.
Cosa succede al cervello degli alcolisti quando smettono di bere? A raccontarlo sono oggi i ricercatori dell’Istituto di Neuroscienze di Alicante, in Spagna, e dell’Istituto Centrale di Salute Mentale di Mannheim, in Germania, che nel loro studio, appena pubblicato su Jama Psychiatry, hanno dimostrato come anche dopo aver smesso di bere, specialmente nel periodo critico di astinenza, i danni nel cervello causati dall’alcol continuano. “I risultati di questo lavoro sono sorprendenti”, racconta l’autore della ricerca Santiago Canals, dell’Istituto di Neuroscienze di Alicante. “Fino a ora nessuno pensava che in assenza di alcol il danno nel cervello sarebbe progredito”.
Alcuni studi precedenti hanno dimostrato che in generale l’eccesso di alcol altera la porzione terminale dei neuroni (i dendriti), causando così una comunicazione tra il cervello e i distretti corporei più difficoltosa. Un processo dannoso, ma reversibile. Gli alcolisti, invece, possono andare incontro a veri e propri danni al cervello, con effetti anche molto gravi, manifestando, per esempio, la sindrome di Wernicke-Korsakoff, un disturbo neurologico dove il tessuto nervoso viene compromesso, e che può portare a demenza. Ma quali sono esattamente i cambiamenti strutturali del cervello di coloro che abusano di questa sostanza dopo che smettono di assumerla?
Per capirlo i ricercatori hanno sottoposto a risonanza magnetica 90 pazienti, di 46 anni di età in media, ricoverati per dipendenza da alcol, e 36 uomini sani di 41 anni di età, come gruppo di controllo. “Un aspetto importante del lavoro è che il gruppo di pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione ha seguito un programma di disintossicazione, garantendoci che non stavano assumendo alcolici e permettendoci perciò di seguire da vicino la fase più critica, quella di astinenza”, precisa l’autore.

Dal confronto delle risonanze magnetiche cerebrali tra i pazienti in astinenza e il gruppo di controllo, i ricercatori hanno osservato che anche sei settimane dopo aver smesso di bere il primo gruppo registrava sostanziali cambiamenti della sostanza bianca. Con il consumo di alcol “si verifica un cambiamento nella sostanza bianca, cioè nell’insieme di fibre che collegano diverse parti del cervello”, spiega l’autore. Le alterazioni osservate, precisa l’esperto, sono più intense nel corpo calloso, area associata alla comunicazione tra gli emisferi, e nella fimbria, che contiene le fibre nervose che comunicano con l’ippocampo, una struttura fondamentale per la formazione dei ricordi, con il nucleus accumbens, parte del sistema di ricompensa del cervello, e con la corteccia prefrontale, fondamentale nel processo decisionale.
Parallelamente, i ricercatori hanno monitorato il cervello di un gruppo di ratti dipendenti da alcol. I danni osservati, sempre attraverso le risonanze magnetiche, durante il periodo di astinenza hanno interessato principalmente l’emisfero destro e l’area frontale del cervello, dimostrando, anche in questo caso, che le alterazioni microstrutturali non iniziano a normalizzarsi, ma anzi progrediscono, anche dopo aver smesso di consumare alcol.
Il prossimo passo dei ricercatori sarà ora quello di identificare in maniera più dettagliata i processi infiammatori e degenerativi all’interno del cervello, per riuscire a indagare sulla progressione dei danni cerebrali appena osservati durante la fase iniziale di astinenza in persone con problemi di dipendenza da alcol.
Fonte: Wired.it, 4 aprile 2019
Gli esperti prevedono che la depressione sarà la principale causa di disabilità nei Paesi ad alto reddito entro il 2030. Ora uno studio pubblicato sulla rivista Depression and Anxiety dimostra le correlazioni di questo disturbo con la dipendenza da internet.
Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è un fenomeno sociale che si conosce da tempo, anche nei suoi drammatici risvolti. Tuttavia non sembra esserci stata una adeguata consapevolezza della portata del problema, sia all’interno dell’opinione pubblica, sia ai livelli istituzionali. In questo articolo si inquadra la problematica sul piano diagnostico e si individua l’azione culturale come prima forma di prevenzione e fronteggiamento.
Sindrome da iperconnessione, no mobile (paura di rimanere senza connessione mobile), Fomo ("fear of missing out", paura di essere tagliati fuori dalle reti social), vamping (stare tutta la notte in chat), hikikomori (uso esagerato della rete che porta a condotte di ritiro sociale). E ancora, cyberbullismo, sexting o sextortion, compulsive online gambling (gioco d'azzardo online compulsivo), narcisismo digitale e phubbing (tendenza a ignorare gli altri perchè immersi nel proprio cellulare): son le nuove malattie digitali legate all'uso scorretto di internet e social network. Vere e proprie dipendenze come quella dai videogiochi recentemente catalogata dall'OMS fra i disturbi mentali che colpiscono un numero crescente di italiani, bambini e adulti.
Negli USA la legalizzazione della marijuana è riuscita laddove mezzo secolo di proibizionismo aveva sempre fallito. Il sì alla cannabis di gran parte degli stati americani ha infatti ridotto di molto i profitti dei cartelli della droga messicani. Come confermano gli ultimi dati della BorderPatrol, la polizia di frontiera yankee, che parlano di “livello più basso mai registrato da almeno 10 anni” dei sequestri di droga al confine con il Messico: 680 tonnellate nel 2015 contro le 1800 del 2009.
Il 60% dei giovani olandesi che va regolarmente in discoteca assume ecstasy. Nella fascia 16-24 anni, inoltre, sempre più popolari sono cannabis, cocaina e gamma-idrossibutirrato (GHB), quest’ultima considerata tra le più comuni “droghe da stupro”.
Luciano Pasqualotto, Paola Carozza, Mauro Cibin
ICF, Salute Mentale e Dipendenze
Strumenti per la riabilitazione orientata alla recovery
Carocci, Roma, 2020
pag. 244, 19 Euro
Luciano Pasqualotto (a cura di)
ICF-DIPENDENZE
Un set di strumenti per programmare e valutare la riabilitazione nelle dipendenze patologiche
Edizioni Erickson, Trento, 2016
pag. 160, 17 Euro
Il Piano d’indirizzo per la riabilitazione, approvato dalla Conferenza Stato-Regioni il 10/02/2011, rappresenta ad oggi il più recente riferimento ufficiale in tema di riabilitazione. In questo articolo si mostra come il documento possa essere applicato nella riabilitazione delle dipendenze patologiche; in particolare si presenta in modo sintetico il set di strumenti, denominato ICF-Dipendenze, che permette di definire programmi riabilitativi secondo un approccio basato sulle evidenze.
Per la prima volta da molti anni a questa parte la percentuale degli adolescenti italiani che giocano d’azzardo è scesa sotto il 40%. E, tra questi, solo il 7% ha un profilo che gli esperti definiscono altamente a rischio o problematico.
La diffusione capillare degli smartphone ha prodotto un uso eccessivo di essi parte della popolazione, soprattutto di quella giovanile, tanto che per alcuni si può parlare di dipendenza dal telefono. La dipendenza dagli smartphone è caratterizzata da quattro componenti.
Il 17% dei ragazzi italiani rimane connesso su Internet tra le 5 e le 10 ore al giorno e una percentuale analoga non si stacca mai dal web. I giovanissimi sono i più predisposti a diventare dipendenti dalla Rete. Il 6% di loro è a rischio vamping, visto che chattano anche di notte. Poi ci sono quelli che lo fanno ogni volta che possono, anche quando è vietato, come a scuola (il 26% circa).
Temono il cyberbullismo, ma tanti sottovalutano il fenomeno, tanto che solo l’8% ammette di aver intenzionalmente vessato un coetaneo, mentre 1 su 10 banalizza il proprio comportamento come semplice scherzo.
Il disturbo da gioco d’azzardo è una patologia che ha delle conseguenze in tutti i settori della vita del paziente. Solitamente il disturbo è statisticamente più frequente negli uomini ed è sovente associato a delle caratteristiche ben precise di personalità, ovvero si nota una tendenza all’impulsività, la presunzione, infondata, di avere il controllo delle proprie condotte, il possesso di idee errate su se stessi e sulla realtà (distorsioni cognitive). In una percentuale che va dal 14% al 30% il disturbo da gioco di azzardo è accompagnato da condotte criminali. Questo è imputabile a più fattori.
Comune di Milano ha varato un nuovo provvedimento per arginare i danni del gioco d’azzardo a tutela dei cittadini, a partire dalle persone più vulnerabili come i giovani e gli anziani.
E’ stato presentato ieri 26 giugno il IX Libro Bianco sulle droghe, un manuale di dati, politiche e commenti sui danni collaterali del Testo Unico sulle droghe che riporta al centro dell’attenzione pubblica la mancanza in Italia di politiche e risposte istituzionali
La permanenza eccessiva di giovani e giovanissimi davanti a pc, smartphone e consolle digitali può avere conseguenze sullo sviluppo e sul sano funzionamento del corpo, intervenendo negativamente su vista, postura, obesità, ma anche sulla sfera cognitiva e comportamentale. Per contrastare questo fenomeno, dalla collaborazione tra il Policlinico A.Gemelli e la facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica, nasce a Roma il "Centro pediatrico interdipartimentale per la psicopatologia da web", il nuovo polo multidisciplinare dedicato alla presa in carico di bambini e adolescenti con dipendenza patologica da web, psicopatologie legate al cyberbullismo o che presentino i sintomi della sindrome da ritiro sociale.
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