![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |
Nel quadro delle attuali sfide educative, il tema dell'inclusione scolastica richiede un ripensamento delle pratiche didattiche per garantire a tutti gli studenti pari opportunità di partecipazione e apprendimento. Questo contributo si propone di documentare e analizzare criticamente un'esperienza di tirocinio in cui il Sitting Volley, è stato utilizzato come leva educativa e inclusiva, come strumento per promuovere le autonomie e la partecipazione di una studentessa con disabilità grave.
Nell’articolo si prende in considerazione l’attitudine al gioco presente in ogni essere umano. Dapprima è descritta l’attività ludica che caratterizza l’età evolutiva, successivamente è analizzata la ludicità degli adulti. Si esplicita, poi, la funzione dell’attività ludica infantile e, in ultimo, si delinea il concetto di ludismo, inteso come istinto innato che conduce gli esseri umani allo sviluppo della ludicità nell’intero arco di vita.
Numerose ricerche hanno evidenziato che i videogiochi producono un aumento dello stress, sia dell’eustress (stress positivo, che incentiva, migliorandole, le capacità di coping dell’individuo) che del distress (stress negativo). Il distress a lungo andare produce effetti negativi sul sistema cardiovascolare, metabolico ed immunitario. Infatti, sembra che alti livelli di distress nel corso del tempo (stress cronico) siano correlati con l’insorgenza di malattie coronariche (infarto del miocardio), ipertensione arteriosa, malattie autoimmunitarie e diabete.
Prima ancora che il linguaggio prenda forma, prima che il pensiero si organizzi in categorie e concetti, l’essere umano abita il mondo attraverso il corpo, muovendosi, esplorando, giocando, lasciando che l’esperienza si inscriva nella carne come traccia viva e significativa. Il gioco e il movimento non sono semplici attività collaterali dello sviluppo, ma costituiscono la matrice originaria attraverso cui il soggetto costruisce il senso di sé, sperimenta la relazione con l’altro e dà voce a ciò che non è ancora dicibile. In un tempo educativo spesso dominato dalla verbalizzazione precoce, dalla valutazione e dal controllo, riscoprire il valore del neuromovimento e del gioco significa restituire centralità a una dimensione autentica dell’esperienza umana, nella quale pedagogia, psicologia e neuroscienze convergono nel riconoscere il corpo come spazio di verità, di espressione e di crescita integrale.
“Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza”. Chi l’ha detto che bisogna essere molto grandi per iniziare a leggere e capire Dante Alighieri? Ogni personaggio, ogni storia, ogni messaggio deve sempre essere rielaborato in funzione di chi ascolta; negare la conoscenza a chi è troppo piccolo non è appartiene alla mia didattica quotidiana. Per queste ragioni, in occasione del Dantedì, ho parlato alla mia "giovanissima" classe (seconda Primaria) di Dante Alighieri e del suo particolare quanto sorprendente viaggio. Ho raccontato di un’avventura così grandiosa che la sua narrazione è diventata l’opera letteraria più imponente di tutti i tempi. Il lavoro che voglio presentare è tuttavia di natura differente; ho intrecciato elementi della Divina Commedia con contenuti della Grammatica per creare un gioco da proporre alla classe.
I bambini arrivano nella Scuola dell'Infanzia con un grado di alfabetizzazione motoria quasi sempre differenziato a seconda dell'età e delle precedenti esperienze nell'ambito familiare. Essi hanno acquisito in forma grezza la funzionalità delle unità motorie di base, come il camminare, il correre, il saltare, il lanciare, il ricevere, lo strisciare, il rotolare, l'arrampicarsi, ma ora sentono il bisogno di apprendere e migliorare le prime combinazioni motorie (camminare nei modi più diversi, correre con variazione di direzione e di ritmo), la capacità di equilibrio, di ritmizzazione etc., in breve ciò che noi chiamiamo “capacità coordinative”. Il miglioramento di queste condotte motorie permetterà loro non solo di acquisire una formazione motoria polivalente, ma di sviluppare anche quelle attività neuro-percettive che serviranno per i loro futuri apprendimenti scolastici.
Il presente contributo descrive un progetto educativo incentrato sulla promozione dell'inclusione attraverso metodologie laboratoriali e approcci ludico-didattici. L'intervento si fonda sul principio che l'inclusione autentica richiede la partecipazione attiva di tutti gli studenti, valorizzando i punti di forza dei "giocatori" e le loro abilità come punto di partenza per lo sviluppo di competenze nella zona di sviluppo prossimale di ciascun alunno. La proposta didattica mira a ridefinire la relazione educativa superando visioni riduttive che identificano lo studente con la sua eventuale disabilità, promuovendo invece una prospettiva che riconosce ogni alunno come risorsa e protagonista del processo di apprendimento. Attraverso attività strutturate che coinvolgono competenze trasversali oltre a quelle strettamente cognitive, il progetto favorisce lo sviluppo della consapevolezza metacognitiva degli studenti rispetto ai propri processi di apprendimento e agli strumenti didattici utilizzati.
Sono la mamma di una bambina di 11 anni che però vuole sempre stare con bimbi più piccoli, vale a dire 7-8 anni. Con i suoi compagni si sente a disagio e ho paura che a settembre quando inizierà la 1° media avrà molte difficoltà. Lei vuole solamente giocare, lo studio non le interessa e' molto infantile sono disperata. Cosa devo fare?
![]()
| Credits | Copyright | Privacy Policy |