Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

  • Categoria: Adolescenza

Troppi interessi a 13 anni

Scusate per il disturbo che reco e per il tempo che vi faccio perdere per le mie "cazzate".
Cerco aiuto per insegnare a mio figlio come organizzarsi, come non perdere l'attenzione, come studiare, come essere ordinato, come non stare con la testa tra le nuvole.
Ha tredici anni, terza media, è sempre stato ed è molto interessato alla vita, alla politica, al mondo che lo circonda. fa nuoto a livello agonistico, scuola di recitazione, si interessa di filatelia e di tutte le stranezze piu' grandi di lui.

Ma non riesce ad organizzarsi a livello di scuola per i suoi innumerevoli impegni.
A scuola non supera il 7 mentre i prof dicono che potrebbe andare ben oltre, la fretta lo frega.
Avrebbe bisogno, io credo, di... di chi ha bisogno? Chi può insegnargli la tecnica dello studio? Chi può insegnargli a concentrarsi su quello che sta facendo? e chi può insegnargli a non essere frettoloso, a concretizzare organicamente su un foglio il suo sapere?

 

Gentile signor Gianni
leggendo la sua lettera non posso che manifestarle la mia sorpresa per le numerose attività ed interessi che suo figlio, tredicenne, conduce e coltiva.
Non c’è da stupirsi se è preso dalla fretta!!
Quando le cose da fare sono molte, diventa quasi naturale attivare abitudini comportamentali che consentono un risparmio energetico perché si realizzano senza verifica o controllo.
Ma le abitudini acquisite nel tempo, quando sono disfunzionali, rappresentano un impedimento alla crescita e allo sviluppo perché limitano la quantità e la qualità di esperienze che realizziamo.
Quindi, se si vuole cambiare rotta e far sì che suo figlio acquisisca un metodo efficace di studio e di lavoro, bisogna creare le condizioni opportune affinché traduca in capacità tutte le sue potenzialità.
Prima di tutto, occorre indurre un diverso atteggiamento verso la scuola: è sicuramente la parte più critica e più difficile. Non basta, infatti, imparare nuove strategie cognitive e, più in generale, un metodo di studio; è necessario che egli individui ciò che vuole e desidera realizzare. E’ solo la motivazione verso un obiettivo, chiaro e perseguibile, a costituire la base di un cambiamento. Penso, ad esempio, ad un desiderio di maggior successo in ambito scolastico, al piacere di una gratificazione che gli potrebbe derivare dall’apprezzamento dei genitori e degli insegnanti verso risultati di apprendimento più corrispondenti alle sue capacità.
Del resto, i risultati di suo figlio sono già di per sé apprezzabili e non è affatto scontato che, a 13 anni nella scuola dell’obbligo, egli trovi ragioni per una maggiore fatica nello studio. Sulla base della mia esperienza posso dirle che è più ragionevole aspettarsi questo cambiamento il prossimo anno, quando dovrà fare i conti con un nuovo ambiente di apprendimento: una scelta ben fatta della scuola superiore potrebbe fornirgli quegli stimoli che oggi, probabilmente, non avverte.
Da parte sua, comunque, lei può aiutarlo a prendere coscienza di cosa oggi “funziona” e di cosa potrebbe essere migliorato. Lo conduca a riflettere sulle attività che svolge; esamini con cura, ma sempre con serenità, le cause del suo rendimento attuale, pianifichi con lui le azioni che può, se vorrà, mettere in atto per cambiare. Non c’è dubbio che più sarà convinto di farcela e più si adopererà per cercare esperienze che l’aiuteranno a lavorare con metodo.
Lo inviti ad osservarsi, a prendere coscienza di quali emozioni, di quali pensieri sono presenti in lui quando studia, di quali sono le convinzioni che lo guidano ad interpretare quanto gli succede.
Non abbia fretta! Il cambiamento è sempre lento e graduale, solo così è durevole.

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 7, Giugno 2011