Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

  • Categoria: Adolescenza

Tricotillomania a 18 anni

Carissima dottoressa,
'sta volta non è un genitore che le scrive ma la vittima stessa della mallattia, ossessione, mania vizio o qualunque sia la sua denominazione, insomma la TRICOTILLOMANIA, insomma ma perché, mi chiedo, proprio a me?

Ho 18 anni e mi faccio del male da quasi 9 (che schifo, vero?), ormai è come un vizio quotidiano per me.. anzi per molte, perché le dirò che su un sito mi sono sentita con altre ragazze come me che hanno questo problema e sono un po' più sollevata in quanto pensavo che fossi l'unica o comunque in poche/i. Le chiedo, oltre alla buona volontà, che rimedio o cura ci sarebbe? Secondo me psicofarmaci non ne servono, e dovrei iniziare con uno psicologo? Ma qui di bravi non credo ce ne siano, non per essere presuntuosa, forse uno psichiatra sarebbe più indicato per la precisione non crede?
Insomma devo andare in analisi? Ci sarà qualcuno in gamba come il Dr. Crepet? E che possa aiutarmi?
La ringrazio
Cinzia
(che non ce la fa più e che pensa come Ungaretti che la morte sia sollievo e l'unica via d'uscita).

 

Cara Cinzia,
ipotizzo Lei abbia letto la consulenza "Tricotillomania".

Lei però nella Sua richiesta di consulenza la nomina accanto a un concetto come "mania", ma nel caso della consulenza di cui sopra la tricotillomania non è mania nel vero senso della parola. La Sua richiesta tuttavia non mi offre elementi sufficienti per poter meglio capire a che cosa Lei si riferisca con il termine tricotillomania.

Una premessa: L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) stima che oggi nel mondo vivano 400 milioni di persone affette da disturbi mentali o neurologici o da problemi psico-sociali. I disturbi mentali e la loro elevata frequenza si riscontrano nella popolazione generale in tutte le classi d’età e gruppi sociali. Le "menomazioni" del funzionamento psico-sociale comportano difficoltà nelle attività della vita quotidiana, nel lavoro e nei rapporti interpersonali e familiari.

Cara Cinzia, ecco un punto cruciale: Lei ha riscontrato difficoltà nelle attività della vita quotidiana A CAUSA di ciò che Lei designa con il termine tricotillomania?

La tricotillomania non è una mania nel senso di ciò che una volta veniva designato con il termine malattia maniaco-depressiva e che ora si chiama disturbo bipolare e che consiste di periodi di eccessiva euforia e immotivata allegria e attività (come sotto effetto anfetaminico) e di periodi di depressione. Beninteso, tutti passiamo questi periodi che si alternano giorno per giorno, anno in anno, ma non nell’intensità in cui succede nel disturbo bipolare.

I sintomi della mania sono i seguenti:

  • Umore elevato e molto variabile;
  • Aumento dell’energia e delle attività fino ad un insieme di iniziative caotiche e disorganizzate;
  • Elevato senso di sé, che può sfociare in deliri di grandezza e identificazione con un personaggio famoso;
  • Tendenza ad essere disinibiti, con comportamenti sessuali a rischio.

La mania è l’unico disturbo psichico che molte persone vivono positivamente: percepiscono un’aumento della vitalità. La mania è in un certo senso la faccia opposta, l’altro "polo", della depressione e assieme alla depressione fa parte di un disturbo che viene chiamato appunto disturbo bipolare.

Anche alcune malattie ormonali, oltre fattori psico-sociali, possono determinare l’insorgenza di sintomi maniacali:

  • L’uso di farmaci o sostanze (levodopa, broncodilatatori, corticosteroidi, alcol, benzodiazepine, allucinogeni)
  • Ipertiroidismo
  • Stati postinfettivi e postoperatori
  • Sclerosi multipla, epilessia…

Per vedere se la Tricotillomania è associata veramente a mania è necessario rivolgersi ad uno psichiatra o psicoterapeuta. La diagnosi a distanza, con gli elementi che ho in mano, è impossibile. E anche un’autodiagnosi, con le sole poche righe che Le sto scrivendo, sarebbe impossibile.

La stessa cosa dicasi per la presenza di eventuali sindromi ansiose (panico, fobia, ansia generalizzata) o ossessioni, le quali perciò, non mi dilungo a delineare, in quanto la mia consulenza sarebbe controproduttiva nel senso che potrebbe indurre il lettore alla tentazione di operare un’autodiagnosi ed evitare di chiedere un colloquio a uno psicoterapeuta o psichiatra. Non conosco la situazione locale dal punto di vista socio-sanitaria nella quale Lei si trova. Ma sappi che in tantissimi ospedali c’è la possibilità non solo di una consulenza psicologica o psichiatrica (pagando il solo ticket), ma spesso anche di psicoterapia (pagando il solo ticket), qualora Lei non avesse le possibilità finanziarie di rivolgersi a uno specialista in privato.

Mi chiede se dovrà andare in analisi. Non è detto, ma ripeto, questa decisione non la si può prendere a distanza in forma "e-mail".

"Farsi male da 9 anni (che schifo, vero?)", come scrive, non è uno "schifo", ma è solo una modalità di reazione a stati intrapsichici e/o esperienze fatte più o meno recentemente, o addirittura nella prima infanzia. Come ogni modalità, la si può capire…, cambiare…, guarire.

Terapia viene dal greco e significa in italiano "prendersi cura". Un ciclo di colloqui di tipo psicologico-terapeutico potrebbero dunque contribuire a un nuovo "prendersi cura" del Suo problema.

Lei scrive inoltre, che "psicofarmaci non ne servono". La criticità di fronte alle terapie farmacologiche è certamente utile, anzi, utilissima, tuttavia, solo uno specialista (es. psichiatra e psicoterapeuta) può valutare un’eventuale necessità farmacologia, o, di contro, ritenere sufficiente la strada della terapia colloquiale SENZA farmaci.

Se lo desidera o qualora dovessero permanere dei dubbi o perplessità da parte Sua, mi ricontatti dopo averne parlato in sede con uno degli esperti di cui sopra.
Cordiali saluti

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 9, Agosto 2002