Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

  • Categoria: Adolescenza

Problemi con il figlio adolescente di 17 anni

"D" è nato dopo l'adozione del primo figlio, di origine indiana, con il quale ha avuto una infanzia felice giocando molto insieme anche se è stato un pò sopraffatto dalla natura logorroica del fratello maggiore (di un anno). Penso che a questa fase preadolescenziale vada riferito un errore commesso da mia moglie che è sempre stata preoccupata di dover dare di più, in termini di attenzione affettiva, al primo figlio in quanto "abbandonato" dando un pò per scontato "D" che ha risentito di questa differenza di trattamento che io ho cercato di compensare, non so se sempre nel modo giusto. Più tardi mia moglie si è resa conto di questo errore ed ha cercato di rimediare ponendo più attenzione affettiva a "D".

Oggi "D" lo vedo in una fase positiva di risalita da un periodo "orribile" che ha compreso:

  • disimpegno scolastico (ha voluto cocciutamente ripetere la prima liceo scientifico nella stessa scuola nonostante il difficile rapporto con gli insegnanti; ora è in un liceo privato dove dice di trovarsi bene e nel quale ha un pò alla volta recuperato parte della motivazione e dei risultati)
  • orari impossibili che abbiamo cercato in tutti i modi di contenere (compresa la presenza puntuale a cena)
  • la "vicinanza" con spinelli che, se non siamo mai riusciti a verificarne il suo uso personale, abbiamo ritrovato nei suoi cassetti (tenuti a chiave!) e per i quali ha giustificato la presenza per aiutare un amico a venirne fuori (l'amico esisteva veramente ed aveva problemi non semplici)

"D" è molto benvoluto dai suoi amici che, per la verità, non sono modelli negativi anche se qualcuno rientra nella classica tipologia del bullo. Ha avuto ragazze intelligenti, tutte molto carine e con una certa personalità (anche se della prima non sappiamo quasi niente se non che era bella e svegliotta).

In casa le violente litigate con il fratello (iniziate con l'adolescenza) stanno sensibilmente riducendosi e si parlano un pò di più.

Dei miei errori del passato desidero citare un paio di perdita di staffe che mi ha portato a picchiarlo (riusciva a portarti ai massimi livelli di esasperazione, quasi volutamente); ciò nonostante mi ha sempre riconosciuto il bene che gli volevo, mentre il bene della mamma solo di recente sembra volerlo riconoscere.

E' dolce con gli animali e da parte di chi lo conosce, anche adulti, abbiamo sempre avuto una descrizione di un ragazzo perbene e rispettoso (ma a noi ha sempre raccontato un sacco di bugie). Ci rinfaccia sempre una mancanza di fiducia nei suoi confronti anche se libertà ne ha parecchia ma i timori, specialmente in mia moglie, che possa farsi coinvolgere negativamente ci creano un'ansia che toglie serenità anche al rapporto con lui. Quello che vorrei è che riuscisse a mettere la dovuta determinazione e motivazione nello studio, aumentasse il suo senso di responsabilità (anche nell'aiuto in casa) e si aprisse di più un dialogo con noi.

Quanto ho detto è una sintesi, per il resto ritrovo gran parte delle argomentazioni delle lettere di altri genitori con figli "difficili". Vi ringrazio anticipatamente e porgo cordiali saluti.

 

Gentile papà,
la Sua lettera contiene spunti di riflessione per ogni genitore ed educatore, e contiene già una guida per il Suo cammino.
Ci sono “momenti difficili” nel percorso educativo con i figli, perché la crescita non è mai facile. La loro e la nostra. Sì, perché l’atteggiamento che maggiormente ci aiuta con un figlio è riconoscere che anche noi cambiamo, siamo cambiati e grazie anche a lui regoliamo, approfondiamo e rendiamo sempre più consapevole il nostro io.
Le parole che Lei usa per raccontare la sua storia rendono chiaro un cammino di riflessione individuale e di coppia, uno sguardo attento sulla situazione, una descrizione ampia e non settoriale dei comportamenti di “D”. E’ molto importante mantenere questa capacità di considerare un figlio da diversi punti di vista: si raccolgono così molte informazioni, si ottiene uno sguardo d’insieme, si può evitare il rischio molto frequente di concentrarsi sul problema facendo coincidere figlio e problema.
Lei parla di “errori” nel passato: è possibile che non sia stato facile distribuire l’amore fra i vostri due figli, rispettando i loro effettivi bisogni; è possibile “aver perso le staffe” qualche volta.
Ma ciò che passa ai figli è l’effettivo interesse che abbiamo per loro, per la loro individualità: si dice che siamo collegati ai figli “con la pancia”, essi sentono ciò che sentiamo, più che ciò che diciamo, e sicuramente voi avete trasmesso affetto sincero.
“D” sta gestendo dinamiche di disagio che forse possiamo meglio capire ricordando che in un adolescente si sviluppa normalmente un conflitto fra la componente cognitiva, la componente tendenziale e quella ambientale e sociale.
Cosa avviene?
Il ragazzo matura una buona capacità di osservazione: analizza le situazioni, coglie incoerenze, non accetta mediazioni, estremizza i giudizi, si sente cognitivamente onnipotente, ha un forte senso critico, ma tende a valutare l’intenzionalità dei gesti più che, ad esempio, il danno arrecato a sé o agli altri.
Sviluppa anche una buona capacità di autoosservazione: coglie e giudica i propri impulsi, prova sentimenti ai quali spesso non riesce a dare spiegazioni; si sente libero, e “vuole fiducia”perché è capace di ipotizzare e maneggia il possibile come fosse reale, riesce a intravedere molteplici possibilità di scelta, e per questo a volte si sente indeciso o bloccato nell’agire.
Sono solo alcuni spunti per guardare a “D” con ulteriori occhiali.

Può essere utile:

  • non giudicare, ma stare a fianco, osservare e conoscere;
  • aiutare a dare un nome alle emozioni e ai sentimenti;
  • non pretendere di spiegare tutto e subito, ma ascoltare;
  • invitare ad esplorare alternative reali ai comportamenti, valutando sempre le conseguenze sul piano della realtà;
  • non svalutare le sue opinioni;
  • farlo partecipe ai problemi.

E perché non proporre qualcosa di pratico, di manuale da “fare”? Qualcosa di concreto, chiaro nei tempi e nei modi, suo, rispettato.
“D” maturerà determinazione, impegno, rispetto, sentendo e verificando al suo fianco chiarezza di intenti, ascolto, rispetto.
Voi genitori potete confidare sulle Vostre risorse e sulle sue, e sul contributo del fratello, che in queste riflessioni può essere rimasto sullo sfondo, ma che rende sicuramente la Vostra famiglia una vivace palestra di relazioni e di esperienze affettive e sociali.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 11, Ottobre 2005