- Categoria: Adozione e affidamento
Adozione, amore e sradicamento
Scrivo per un problema che riguarda la mia sorellina Anna di 10 anni, frequenta la terza elementare ed è in ritardo di un anno poiché è stata adottata un anno fa' da un istituto della Bielorussia insieme ad un'altra sorella più grande Sonia (12 anni).
Anna veniva in vacanza nella nostra famiglia prima di essere adottata ed era una bambina allegra, vivace, simpatica, affettuosa e curiosa. Ormai è un anno che vive con noi, (la famiglia inizialmente era composta da genitori e due figli di 17 e 20 anni), ed ora non è più la stessa bambina di prima. Piange per ogni domanda che le viene rivolta, non parla quasi mai con noi, è bugiarda (nega di mangiarsi le unghie quando ha ancora le mani in bocca, dice di aver fatto i compiti e, quando verifichiamo, lei piange e non spiega il motivo della bugia), è totalmente chiusa in se stessa a casa, invece il suo comportamento cambia radicalmente quando è con altre persone.
Ci è parso di capire che non accetta le regole e l'autorità dei genitori, è testarda e preferisce prendere sculaccioni piuttosto che rispondere a una domanda o fare quello che le viene chiesto. Spesso capita che per una semplice domanda si arrivi ad una tragedia: è capitato più volte che si mettesse ad urlare, che si buttasse a terra, che iniziasse a tremare, che piangesse per ore e ore (forse solo per attirare l'attenzione). Le piace essere al centro dell'attenzione, è molto gelosa della sorella Sonia (una volta per farla sgridare ha stropicciato i vestiti di Sonia mostrandoli a mia madre (che aveva visto tutto), vantandosi che i suoi vestiti erano ben piegati). E' capitato che il giorno dell'udienza in tribunale in Bielorussia cercava di convincere Sonia a dire al giudice che non voleva venire in Italia e naturalmente era tutto falso. A differenza della sorella, Anna non ha legato con nessuno di noi.
La situazione è diventata insostenibile, siamo molto scoraggiati e non sappiamo più come dobbiamo comportarci. Le abbiamo provate tutte sia con le buone che con le "cattive". Abbiamo l'impressione che pensi che tutto le sia dovuto e non che si debba guadagnare, quando le spieghiamo i suoi errori e i motivi delle nostre arrabbiature sbadiglia e si mostra non interessata all'argomento. E' come avere un fantasma in casa con cui non si può parlare. Lei vorrebbe fare solo quello che le piace, non ubbidire e spesso preferisce passare le serate da sola nella sua camera piuttosto che stare con noi. E' stata per qualche tempo da una neuropsichiatra infantile, ma anche con lei ha mentito e si è mostrata diversa da quella che è dentro casa. E' stato escluso qualsiasi disturbo mentale. Quale potrebbe essere il modo migliore per far stare bene noi e lei?
Caro "Fratello" (mi permetto di chiamarla così, non sapendo il Suo nome),
ha letto la consulenza pubblicata sul nostro sito della mia collega dr.ssa Laura Fornari "Adolescenza difficile"? Anche in questo caso si tratta di una ragazza adottata, 3 anni più grande della Sua sorellina Anna, che racconta frequentemente bugie (tentativo di "auto-affermazione nei confronti dell'adulto" o di possesso di "un mondo immaginario che gli altri non possono invadere o violare"). Spesso si assiste, soprattutto in bambini e bambine adottate non più in piccolissima età, al fenomeno delle bugie. Beninteso, non che questo comportamento non sia presente anche in bambini e bambine non adottate, ma nel caso di adozione l'analisi del comportamento in oggetto deve necessariamente muoversi su piani più complessi.
PERSONE ADOTTATE SONO PERSONE TRASFERITE. TRASFERITE DI FORZA. Caro Fratello, non mi fraintenda. So che uso parole forti, ma se la nostra comune intenzione è quella di capire diversamente Anna, non possiamo non provare a cambiare o per lo meno ad aggiungere nuovi punti di vista. Lei stesso mi dice che da quando avete adottato Anna, da un anno, le avete provate tutte sia con le buone sia con le cattive.
Proviamo allora a vedere LO STATO D'ANIMO DI ANNA da un rinnovato punto di vista, e, perché no, proviamo a vedere anche LO STATO D'ANIMO DEL GENITORE (o fratello adulto) ADOTTIVO da un rinnovato punto di vista.
Non è facile perché presume creatività e la disponibilità di mettersi in discussione e di rivedere, con calma, tante cose che finora si davano per scontate. Il fratello o genitore adottivo è solitamente certo della sincera e profonda convinzione di aver compiuto un indubbio atto d'amore. Infatti, l'atto d'adozione nasce come atto d'amore: ad un bambino o ad una bambina (o addirittura a due bambine, come nel caso della vostra famiglia) che vive in una situazione di disagio, viene offerto questo grandissimo amore, con la convinzione, spesso inconscia, che questo atto venga in qualche modo apprezzato e ricambiato. L'AMAREZZA E LA DELUSIONE NON POSSONO CHE SFOCIARE IN DISPERAZIONE, quando invece questo amore offerto dai genitori e fratelli adottivi viene calpestato con i piedi. La disperazione della famiglia adottiva potrebbe sfociare così in un vicolo cieco ovvero in una disperazione apparentemente più che giustificata.
Ebbene. Proviamo ora a metterci nei panni, non già di Anna, ma di un immaginario bambino adottivo di 9 anni, ben radicato ed inserito in un contesto. Si immagini non un contesto qualsiasi ma un contesto ai Suoi occhi penoso... una baracca, fame, freddo, grigio, indifferenza, violenza. Ora si chieda: chiunque abbia fatto le radici qui dovrebbe essere contento di essere sradicato e trapiantato in una casa accogliente, senza fame, nel calduccio, nei colori, nell'amore. Come si risponde? Le sembra inverosimile che una radice malata, sotto un albero malato, non voglia essere trasferita in un terreno sano per guarire? e per fare l'esperienza vitale di un albero sano con rami sani?
Ma è veramente e comunque sempre così che una persona che soffre voglia essere in qualche modo "salvata"? La nostra LOGICA OCCIDENTALE suggerirebbe di no e parlerebbe di assurdità e non-senso. La nostra ETICA suggerirebbe che un terreno sano debba fare di tutto per offrirsi e donarsi. Ma la PSICOLOGIA DELL'INCONSCIO cosa suggerisce?
Che ci sono radici che guariscono immediatamente appena trasferite in un terreno sano, che ci sono radici che impiegano molto tempo prima di guarire, e che ci sono radici che quando trasferite subiscono un vero e proprio shock da trasferimento.
Caro "Fratello", di nuovo uso parole forti lo so. Ma se le parole forti possono in qualche modo contribuire a CAPIRE E AMARE DIVERSAMENTE ANNA, allora la loro ragion d'essere non è stata vana o controproducente. E' crudele anche per me, mi creda, dover parlare di TRAUMA DA TRASFERIMENTO e di VIOLENZA DI TRASFERIMENTO in riferimento all'adozione la quale è comunque per antonomasia INTENZIONE DI AMORE e non intenzione di violenza.
Caro "Fratello", non fraintenda le mie parole ma provi semplicemente a vedere i comportamenti e le bugie di Anna in un'altra luce: Anna, forse, si sente ancora "SRADICATA", "TRASFERITA DI FORZA", "VIOLENTATA" nel senso che è stata presa-prelevata da un contesto e portata in un altro contesto. Immagino che Anna, a differenza di Sonia, abbisogni di più tempo prima di poter apprezzare il suo "nuovo terreno", perché, forse, non si rende ancora conto delle enormi potenzialità di crescita sana che le offre questo "nuovo terreno". Probabilmente Anna si trova ancora in una fase nella quale le è impossibile sentire i nuovi colori, profumi e nutrimenti di questa "nuova" terra, semplicemente perché si trova ancora in fase di "shock da trasferimento imposto" e molto probabilmente questa sensazione induce un PROFONDO SENTIMENTO DI IMPOTENZA di fronte a tutti, soprattutto di fronte a chi aveva ed ha il potere di "trasferirla di forza" da un contesto ad un altro.
Con chi ha il "POTERE" si può legare o si può non legare. A differenza di Sonia, Anna non sembra ancora voler legare. E' perciò importante, a mio avviso, che le facciate percepire che non avete nessun "potere": forse ci vogliono mesi o anni che Anna si convinca, ci vuole perciò tanta coerenza da parte di tutta la vostra famiglia.
A questo proposito vorrei di nuovo ricordare la sua frase "le abbiamo provate tutte sia con le buone che con le cattive" già nel primo anno appena trascorso dopo l'adozione. E' importante che Anna possa percepire e fidarsi di una Vostra linea comportamentale nei suoi confronti che sia veramente stabile nel tempo.
Innanzitutto sconsiglio le "SCULACCIATE" nel modo più assoluto, spiego perché. Anna ha già 10 anni e un corpo importante. Per dimostrarle il rispetto che avete per lei in quanto persona (e che ha sicuramente sofferto molto...) è necessario che rispettiate anche il suo corpo e che non invadiate certi confini. Anna deve poter percepire il rispetto che avete per lei in tutte le sue sfaccettature, a livello verbale e non-verbale.
Chiedetele come è andato a scuola, interessatevi delle sue emozioni, MA NON INVADETE MAI I SUOI CONFINI. Anna deve imparare, piano piano, a costruirsi dei confini attorno a sé ma anche delle porte e finestre: lasciate che lei sperimenti le varie forme e distanze, pazientate fino a quando non voglia essere LEI PER PRIMA a costruire una finestra o porta per voi nel suo attuale "muro recinto". Non allontanatevi però troppo da questo confine o muro o recinto o corazza che sia, Anna secondo me ha comunque bisogno della CERTEZZA, che se apre la simbolica finestra o porta, ci sia qualcuno interessato a conoscerla meglio...
Parlate anche con le insegnanti su una comune linea di condotta da adottare nei confronti di Anna (per esempio per quanto riguarda la misura del controllo e del sostegno da parte vostra dei compiti), sfruttate tutte le opportunità e possibilità di maggior inserimento socio-emotivo con coetanei perché Anna non passi troppo tempo da sola con Sonia.
Quando Anna NEGA L'EVIDENZA O DICE BUGIE, rispettate anche questo come "SUA VERITA'" del momento, INDIPENDENTEMENTE SE CONSAPEVOLE O NO DI DIRE BUGIE. Se ha stropicciato i vestiti di Sonia, forse c'è della gelosia nei confronti della sorella più grande o forse voleva METTERVI SEMPLICEMENTE ALLA PROVA PER VEDERE SE LE AVRESTE CREDUTO. EBBENE, CREDETELE! Se non siete d'accordo sulla sua "verità" diteglielo pure, ma al tempo stesso non ridete o criticate o svalutate la "sua verità".
Fate capire a Anna il vostro rispetto, anche se è difficile rispettare un "recinto di protezione" autoeretto da Anna che Voi invece vorreste abbattere. Fate percepire a Anna in tutti i modi non solo la vostra disponibilità, ma la vostra VOGLIA e il vostro DESIDERIO di conoscerla più profondamente, ma NON IMPONETEVI E NON FORZATE I TEMPI: sarà ANNA ad invitarvi, un giorno, a "casa sua", sarà LEI, un giorno, ad aprire una finestra o una porta del suo "muro recinto", sarà LEI ad apprezzare il nuovo terreno sano con i nuovi colori e profumi che in questo momento non riesce ancora a percepire a causa del "trauma da trasferimento" subito. Siate, metaforicamente parlando, questa terra nuova, calda ed accogliente, ma non invadente ed opprimente, paziente ma non indifferente.
copyright © Educare.it - Anno I, Numero 8, Luglio 2001

