Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Aggressivo a tre anni

Sono la mamma di un bambino di tre anni che da parecchi mesi si mostra aggressivo nei confronti degli altri bambini.
Nel corso dei due anni passati abbiamo effettuato due traslochi, abbiamo vissuto per alcuni mesi con i miei genitori, in maniera del tutto serena prima di ritornare a casa nostra.
A causa del mio lavoro per alcune ore mio figlio è stato affidato alle nonne in maniera più o meno alternata.

Nicola è un bambino molto vivace sia a livello motorio che linguistico, è un b. intelligente e affettuoso, legato a noi genitori ma anche indipendente, spontaneo e poco timoroso.
Devo dire che non è un bambino capriccioso anche se a volte dimostra il suo dissenso lanciando degli oggetti o dandomi delle sculacciate. 

Da parte nostra ricorriamo a questo metodo molto sporadicamente. In genere quando assume comportamenti errati o fa qualcosa che infrange le regole, lo facciamo sedere per qualche minuto in un posto isolato per alcuni minuti, per poi spiegargli il motivo della punizione.
Questo è il comportamento che adottiamo anche quando si mostra aggressivo con gli altri. E' molto attirato dai bambini più grandi, mentre i bambini più piccoli li tratta male facendo loro dispetti come stringere le mani o il viso o ancora più spesso gettarsi sopra per atterrarli. Noi non lo perdiamo mai di vista quando gioca con gli altri perché abbiamo paura che possa far male a qualcuno. C'è anche da dire che non è molto abituato a giocare con gli altri e quando ciò accade diventa talmente euforico che perde il controllo, non presta attenzione se lo si chiama; a volte io e mio marito ci guardiamo allibiti, è come se "impazzisse"!

Ho sempre pensato che l'aggressività nei bambini derivasse da un atteggiamento di imitazione dei comportamenti adulti, ma nel nostro caso non me lo spiego visto che preferiamo usare il dialogo piuttosto che le mani, censuriamo ogni programma televisivo dove compaia un minimo di violenza.

 

Gentilissima Signora,
purtroppo l’aggressività è un problema diffuso, anche se con manifestazioni proprie nei bambini piccolissimi, e quindi, generale.
In questa sede e con queste modalità sono in condizioni, conseguentemente, di darle una lettura di base, nel mio caso, educativa ma, talmente semplice  che potrebbe sembrarle banale.
Come giustamente lei dice, i modi aggressivi nei bambini sono spesso frutto dell’osservazione da parte degli stessi di Adulti boriosi, maneschi, volgari e propriamente violenti, nonché dell’esposizione a spettacoli dello stesso genere magari tramite i mezzi televisivi.
Ma non solo. Spesso, infatti, i bimbi esposti a maniere violente e irrispettose sono timidi, timorosi e taciturni, spesso terrorizzati e non abituati ad essere rispettati e trattati con dolcezza.

L’aggressività nei più piccoli può essere generata anche da non chiari confini educativi, da confusione di ruoli fra adulti ( Genitori e/o altre figure di riferimento ) e bambini, fra Soggetti Educanti   e coloro che vanno guidati, indirizzati,  contenuti , in una parola Educati.
Se gli Adulti, detto più semplicemente, non pongono chiari limiti al comportamento del bambino e alle possibilità del da farsi, l’ “ego” del bambino si espande fino ad invadere spazi altrui , e non solo dei coetanei, ma anche dei genitori.

Ci sono dei tratti della sua richiesta che mi fanno pensare a queste condizioni : ad esempio , quando lei rivela che a Nicola è possibile lanciare degli oggetti o darle delle sculacciate; che Nicola ama i più grandi (perché evidentemente gli danno una parvenza di forza e potenza), mentre con i più piccini mostra intenzioni di predominio; che quando si “eccita” giocando, a voi stessi dà la netta percezione della “perdita di controllo” e dell’impossibilità di contenerlo.
Lei scrive che “impazzisce”, infatti. No, cara mamma, suo figlio non impazzisce e non è pazzo: credo che abbia solo bisogno di limiti chiari. La mamma non si picchia, gli oggetti non si lanciano, e gli altri bambini, tutti, i bambini vanno trattati con rispetto e delicatezza : si può correre, scalmanarsi, rotolarsi, sudare e divertirsi ma il corpo degli altri (come anche il proprio) non va mai “strapazzato”.

E poi, intendiamoci: Nicola è ancora molto piccolo e questo è proprio il momento giusto per mettere queste regole di base. Un bambino di 3 anni non ha di per se stesso i chiari confini fra se’ e gli altri, non sa ancora bene che se strizza qualcun’ altro quello è fatto di ciccia e prova lo stesso dolore che proverebbe su si se’; sperimenta, esplora e pensa a modo suo, guarda caso, proprio col corpo. All’età di Nicola, infatti, si passa dal pensiero senso – motorio a quello psico – motorio : dalla facile, cioè, stimolabilità dei sensi, che danno le prime informazioni ai piccoli, alla comprensione attraverso il movimento.

E’ ancora piccolo, inoltre, almeno fino ad adesso, per le “pause di riflessione”: un bambino che deve muoversi in continuazione cosa vuole che pensi messo lì a sedere? Che ha ancora più voglia di muoversi, non si mortifica, anzi gli scappa uno spintone più grosso di prima!
In più, mi permetta, se voi lo portate al parco e lo guardate a vista per paura che schiacci qualcuno, il piccolo Nicola si è trovato un modo per avere sempre le attenzioni su si lui !!
Da domani, ci provi, gli dica che andate al parco e che lì bisogna sapersi comportare bene: si gioca con tutti e , soprattutto, si trattano bene tutti. Se no, dietro front a casa: ad un fatto faccia succedere un fatto, e non un pensiero, perché è ancora troppo presto.
Vedrà che in pochi giorni capirà eccome, intelligente com’è!

Soprattutto non si preoccupi ma, anzi, si avvalga della collaborazione delle insegnanti della Scuola dell’Infanzia che, credo, Nicola comincerà presto a frequentare data l’età: esse sapranno darle un ottimo monitoraggio della situazione, nonché intervenire e suggerire a lei le loro strategie di intervento che, nel grande gruppo, potrebbero anche essere dei momenti in cui il bimbo verrà posto a sedere a riflettere, stimolato però anche dalla presenza dei coetanei.
Abbia pazienza e fiducia e vedrà che anche il suo piccolo irruente si “placherà”.

 


copyright © Educare.it - Anno XI, N. 6, Maggio 2011