Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Consigli per l'aggressività di mia figlia

bambina-aggressivaSono la mamma di Angela, una bimba di 3 anni. Da 2 mesi e' arrivato un fratellino e la sua aggressivita' e' decisamente aumentata. Gia' da prima la piccola, ogni volta che si trovava a giocare con la sua cuginetta della stessa eta', litigava con lei per i giochi provocandole o dei lividi o dei graffi in viso.

Ora ha iniziato la scuola da due settimane e dopo i primi giorni il problema si e' presentato anche a scuola. Infatti ha iniziato a menare dei bimbi proprio perche' voleva gli stessi giochi loro. Non so quale metodo adottare: ho provato a metterla in punizione seduta, a levare i giochi preferiti, a spiegare che sono cose brutte che non si fanno e che le maestre non vogliono bimbi così. Non l'ho nemmeno mandata a scuola per un giorno ma tutto questo non ha funzionato! Dov'e' che sbagliamo?

Grazie per una vostra gentile risposta.

 

Cara mamma,

non è raro che bimbi piccoli utilizzino come metodo per imporsi l’aggressività, questo tipo di condotta rappresenta una strategia che usano per ottenere ciò che vogliono da un lato, e dall’altro per richiamare l’attenzione delle figure adulte di riferimento.

L’intenzione che si cela dietro questo gesto non è necessariamente quella di fare del male a colui che “subisce” la loro aggressione, quanto piuttosto perché sperano e sanno che con quel gesto saranno in grado di ottenere ciò che vogliono, sia esso un gioco o l’attenzione di mamma e papà. Non a caso tendono ad arrabbiarsi con chi è più debole di loro, sapendo di poterlo prevaricare in ogni momento. La domanda che sorge spontanea fatta questa premessa è: perché fare del male ad un altro bambino per ottenere attenzione dalla mamma, che in quel caso di certo non li coccola ma piuttosto li sgrida? Perché desiderare questo tipo di attenzione?

Una risposta precisa non c’è, ciò che si è potuto in qualche modo dedurre è che ci sono casi in cui i bimbi desiderano talmente tanto l’attenzione degli adulti di riferimento, che non importa che tipo di attenzione sia, a loro basta semplicemente entrare per qualche minuto nel loro sguardo.

In questi casi è giusto sgridare la bambina, ma allo stesso tempo è altrettanto necessario soffermarsi e creare un momento di tranquillità, lontano da tutto e da tutti per chiedergli apertamente e “serenamente” perché si è arrabbiata fino a quel punto, spiegando successivamente il perché il comportamento avuto è stato sbagliato.

C’è da considerare un ulteriore aspetto: in questo periodo la sua bimba sta vivendo contemporaneamente due eventi altamente destabilizzanti per un bimbo, e cioè la nascita di un fratellino e l’inizio della scuola dell’infanzia. Il primo aspetto infatti porta i bambini a provare emozioni molto forti, si sente che un pezzo del suo mondo gli è stato rubato, deve condividere tutto ciò che ama, tutto ciò che è suo con un’altra persona che fino a poco tempo prima non c’era. In questo caso il compito fondamentale del genitore è di essere comprensivo al 100%, di capire che ogni atteggiamento apparentemente insensato, in realtà è giustificato da una gelosia innata che normalmente i fratelli maggiori provano.

Il secondo aspetto non è meno destabilizzante; infatti il bimbo si sente di dover sottostare a regole nuove, a non avere l’attenzione della maestra tutta per sé, ma di doverla condividere con altri bimbi e a trovarsi in un ambiente completamente nuovo. Nella prima fase infatti della scuola dell’infanzia i bimbi possono manifestare comportamenti particolari di ogni tipo, che magari normalmente non li caratterizzano: possono fare la pipì addosso, possono essere inappetenti e possono anche essere aggressivi. Ognuno di questi segnali tuttavia, quasi come se avvenisse una magia, scompaiono nel tempo, quando si saranno integrati nel nuovo ambiente. Compito del genitore è capirli, parlar loro e di certo non sgridarli.

Nel suo caso specifico, ho notato che ha ricorso spesso alla punizione per cercare di raddrizzare la situazione: io lascerei da parte questo tipo di soluzioni e creerei piuttosto un momento da ripetere quotidianamente in cui lei e Angela vi ritagliate un’attività solo vostra, in modo tale che in quel momento lei sia lì solo per la sua bambina e questo la rassicurerà tantissimo, si sentirà al sicuro.

Non smetta mai di parlarle e di cercare di capire cosa prova e il perché dei suoi gesti. Cara mamma, spero che i miei piccoli suggerimenti possano esserle utili.

 


copyright © Educare.it - Anno XIV, N. 12, Dicembre 2014

 

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