Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Regressione

Ho una bimba di 28 mesi a cui è stato diagnosticato un astigmatismo miopico per 2,5 diottrie per occhio, con la conseguente prescrizione di occhiali da vista. 
Il controllo dall'oculista l'abbiamo deciso perché mio marito è astigmatico e ci avevano consigliato una visita ai due anni dei bambini, per escludere una ereditarietà. 
Mentre il fratellino di 6 anni non ha nessun problema, lei ha evidenziato questo difetto che, a parere dell'oculista, è congenito, anche se né noi né le educatrici dell'asilo nido abbiamo mai rilevato nessun comportamento che ci potesse mettere in allarme.

Il problema è che la bimba ha avuto una regressione negli atteggiamenti: richiesta continua del ciuccio, si fa imboccare, si fa vestire, vuole stare sempre in braccio e frigna in continuazione. 
Le educatrici, con cui ci siamo confrontati, dicono di aver riscontrato questo cambiamento da quando ha messo gli occhiali tre settimane fa. 
Lei li ha usati subito moltissimo senza che nessuno la obbligasse, ma il suo atteggiamento generale è cambiato: pare arrabbiata e più aggressiva. 
Può essere questo il motivo della sua regressione o potrebbe esserci qualche altro motivo?

Come possiamo aiutarla ?

 

Non ho molti elementi per capire con assoluta certezza quale sia il motivo reale della regressione della sua bambina affetta da astigmatismo miopico. Provo però a renderLa partecipe di questa mia riflessione.

Anche una bambina di 28 mesi è in grado di stabilire un contatto con il suo corpo. Ha incominciato sicuramente a percepire una propria immagine corporea ed è sicuramente probabile che la prescrizione di occhiali per migliorare la sua vista abbia provocato un piccolo sconvolgimento emotivo. Seppur ancora molto piccola, il suo schema corporeo è stato alterato e la sua bambina deve ricollegare la sua nuova immagine fisica con la percezione che ha di sé. Ogni cambiamento necessita di una spiegazione e di una adeguata preparazione psicologica. Infatti, ogni bambino prima dei sei anni di età non è in grado di distinguere esattamente la differenza tra la realtà e il suo mondo immaginario. Anche la sua bimba, quindi, ha un suo mondo immaginario che sicuramente in questo momento è stato disturbato da tale difetto visivo, e la prescrizione degli occhiali ha contribuito sicuramente a provocare un piccolo sconvolgimento, forse creando anche insofferenza nei confronti di questa nuova immagine di sé. Probabilmente per la vostra bambina gli occhiali non la fanno più sentire "simile" a coloro che la circondano e che inconsciamente per lei rappresentano il modello di normalità solo per il fatto che non hanno "subito il suo cambiamento". Mi riferisco anche ai suoi coetanei percepiti simili a lei come età soltanto.

Come genitori è bene che rassicuriate la vostra bambina che se questo cambiamento in parte c'è stato per ciò che riguarda l'aspetto esteriore, nulla invece è cambiato per ciò che riguarda il vostro rapporto di amore e di tenerezza per lei. In quanto alla regressione era inevitabile che ciò si verificasse: la bambina deve compensare una situazione che per alcuni versi le pesa, ma non solo: ha necessità di affermare attraverso la richiesta di coccole, del ciuccio, del farsi imboccare, vestire o stare in braccio e frignare e quant'altro ancora richiami l'attenzione, il vostro prendersi cura di lei, il vostro amore, ciò di cui ha maggiormente bisogno ed al quale non vuole assolutamente rinunciare. Sono convinta che non ci siano altri problemi per quanto riguarda gli atteggiamenti assunti dalla bambina e sono del parere che quanto prima questa regressione abbia a terminare. L'arte dell'ascolto trasmette la certezza di essere accettati anche con i propri cambiamenti. E questo avviene anche con la vostra bambina: cercate di ascoltare la sua comunicazione, anche e soprattutto quella analogica (gesti, comportamenti, stati d'animo). Con ogni probabilità la sua aggressività e la sua rabbia diminuiranno man mano che si sentirà compresa, che vi percepirà "sintonizzati sulla sua frequenza emotiva". Ciò che conta, a mio avviso, è evitare qualsiasi forma di attaccamento ossessivo, a volte inconsapevole, nei momenti di difficoltà dei bambini; o un atteggiamento iperprotettivo che tenda a "compensare" il disagio sentito dalla vostra piccola.

Vorrei invitarvi ad entrare in contatto con la parte tenera ed emotiva che la rappresentata, in modo "felpato" ma determinante: l'aiuterà a compiere un altro passo avanti nel ciclo evolutivo ed andrà a costituire radici affettive molto profonde nella sua storia personale. 

 

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 6, Maggio 2001