Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Si mangia le unghie a 13 anni

Sono mamma di una figlia unica di quasi tredici anni; da qualche mese, forse qualche anno, la mia figlia ha iniziato a mangiarsi le unghie, e ultimamente sta diventando un comportamento sempre più frequente. Si mangia le unghie fino a quasi metà e anche le pellicina attorno.

Io mi mangiavo le unghie e ancora ora lo faccio qualche volta, ma il comportamento di mia figlia mi dà un grande fastidio, mi provoca ansia e non riesco a far finta di niente allora le dico più volte di smettere e che se vuole ce la fa. Lei smette ma poi riprende e io le faccio notare che così rovina le sue belle mani, ma questo non è sufficiente a farla smettere.

Io capisco bene che non è facile per lei smettere e capisco anche che sono io a farmi prendere dall'ansia, la mia paura è in realtà che lei nasconda con questo suo atteggiamento problemi ben maggiori e di non saperla aiutare a tirarli fuori e ad affrontarli. Inoltre ho saputo che non è bene dire di smettere di mangiarsi le unghie perché questo potrebbe provocare altri problemi in lei.

Forse questo non è un problema molto grosso, ma vorrei sapere cosa fare, se devo fare qualcosa, o se devo "semplicemente" accettare il tutto.... e poi, come mi devo comportare quando in mia presenza altri le rimarcano il suo comportamento e le dicono di smettere? Vi ringrazio.

 

Gentile signora,
è raro che i ragazzi che si mangiano le unghie o si tormentano i capelli fino a strapparseli si permettano uno scatto di collera: reagiscono alle offese o a ciò che considerano ingiusto, chiudendosi nel silenzio o dirigendo su se stessi gli impulsi aggressivi inconsci.

All'origine di questi comportamenti autolesionisti sta la loro incapacità di accettare, in sé stessi, la convivenza di sentimenti ambivalenti senza provare senso di colpa.
Rivolgere contro di sé la propria aggressività, significa non ammettere nemmeno con se stessi di poter provare ostilità o rabbia verso le persone che si amano.
Diventa una forma di autopunizione quando sentono dentro di sé sentimenti "inaccettabili" nel momento in cui si vedono costretti a fare qualcosa che detestano o li fa sentire a disagio.

L'aggressività, come stato emotivo, ha una funzione di adattamento. L'istinto aggressivo permette all'individuo, sin dalla nascita, di superare le difficoltà e di lottare per la sopravvivenza. Nel nostro tempo "civilizzato", questa pulsione è fortemente colpevolizzata e spesso confusa con la violenza e come tale stigmatizzata.
Ma la rabbia repressa si manifesta a livello corporeo e spesso viene retroflessa.
Una delle espressioni più frequenti dell'aggressività trattenuta è l'atto di mangiarsi le unghie ("mi mangio per non mangiarti!"). Quando questo comportamento è conseguente ad un forte sentimento di rabbia, provato in una situazione di contrasto interpersonale, esprime il conflitto interiore tra il desiderio di aggredire e la volontà di autocontrollo.

Il rapporto madre-figlia è particolarmente complesso ed ambivalente, e il desiderio di differenziarsi dalla madre è tipico dell'adolescente femmina; negando ogni somiglianza con la madre, la ragazza afferma sé stessa e definisce la propria personalità individuale, anche se la pulsione all'identificazione è spesso forte e incontrollabile.

Se Le riesce, non consideri l'atteggiamento di sua figlia una sfida o una provocazione, lasci che sia sé stessa; cerchi di capire quali sono i motivi e le circostanze che scatenano questa aggressività osservando (senza criticare) quali sono i momenti in cui comincia a rosicchiarsi le unghie.
Questo comportamento "autolesionista" tende a scomparire spontaneamente quando vengono meno i motivi che fanno sentire i ragazzi in colpa per i sentimenti ostili che provano per le persone che amano di più (succede a tutti di provarne) o per le loro difficoltà che considerano "inaccettabili".

Aspettative più realistiche e meno pressanti, accoglienza per tutti i sentimenti possibili di sua figlia (anche quelli comunemente considerati negativi come rabbia, ansia, paura...) potrebbero essere ciò di cui ha bisogno la sua ragazza per potersi sentire "a suo agio".
L'abitudine di mangiarsi le unghie non sparisce da un giorno all'altro, ma se viene meno il disagio scatenante si manifesta sempre più raramente fino a scomparire, salvo poi ripresentarsi nei momenti di difficoltà, anche in età adulta.
Non intervenga quando altri "si permettono" di criticare questo comportamento di sua figlia; se lo desidera sarà lei a controbattere o a decidere di evitare queste persone.
Se sono della famiglia (zii, nonni, cugini...) parli con loro in separata sede, chiedendo loro di essere meno invasivi e critici.

Con il superamento dell'adolescenza, se lei avrà saputo accogliere e reagire in modo adeguato alle "sfide" di sua figlia, i conflitti tenderanno a cessare, lasciando il posto ad un rapporto tra adulti basato sulla complicità e l'affetto.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 9, Agosto 2001