Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Si picchia da solo

Sono la mamma di una bambina di quattro anni e di un bambino di diciassette mesi. Il motivo per cui Vi scrivo riguarda il piccolo di diciassette mesi. Lui è bambino molto attivo e intelligente, socializza molto con la sorella e da lei è continuamente stimolato a fare nuove esperienze. Ha iniziato a camminare intorno ai sette/otto mesi per cui adesso è agilissimo e spericolato ma allo stesso tempo molto accorto. Il problema è che tanta energia viene spesso frustrata da noi genitori che siamo costretti a porre limiti e divieti, in più il piccolo sta sperimentando varie strade per raggirare il divieto e raggiungere il suo obbiettivo e così giù con le classiche bizze oppure urli oppure prova a picchiare o tira qualsiasi gioco a portata di mano, compreso il ciuccio. Sia io che il padre comprendiamo il bisogno di scaricare la sua rabbia per cui tolleriamo le bizze e gli urli, che comunque sono molto contenuti, ma quando cerca di colpire noi o la sorella a questo rispondiamo con un deciso NO. Di solito questo è sufficiente a fermarlo anche se la cosa si ripete a distanza di poco tempo.

Premetto che tutto questo ci è familiare perché anche la sorella a suo tempo attraversò questa fase di crescita, poi tutto si è risolto nel senso che per lo meno ha interiorizzato che esprimere il proprio disappunto per un qualsiasi motivo è accettabile e normale a patto di non essere aggressivi verso le persone o gli oggetti. Il fatto è che il piccolo da qualche settimana ha iniziato, ogni volta che noi diciamo dei No, a colpirsi con le manine la testa e qualche volta va a sbatterla contro il muro o per terra quasi a volersi autopunire. Questo oltre a farci molta tenerezza e un po' male ci ha fatto venire il dubbio che noi, così facendo, gli stiamo inviando un messaggio del tipo "io sono un bambino cattivo" andando ad intaccare il suo senso di autostima (ahimè tanto prezioso). Per il resto è un bambino normalissimo molto dolce e sensibile e tanto grintoso, estroverso e molto gioioso ma assai determinato e deciso, insomma sembrerebbe avere un bel carattere che per nessuna ragione io e il padre vorremmo influenzare negativamente. Per questo vorremmo capire meglio perché lui si autopunisce e quale dovrebbe essere il nostro comportamento di fronte a queste manifestazioni?

 

Gentile mamma,

ho letto con molto interesse la sua e-mail. Per prima cosa vorrei rassicurarla affermandole che il comportamento del suo piccolo non è così raro come si potrebbe pensare.

Capita, infatti, di incontrare genitori preoccupati per i segnali di "autolesionismo" dei loro bimbi, segnali in particolar modo provocati dalle difficoltà di tollerare i divieti o dall'impossibilità, a vario titolo, di trovare soddisfazione al proprio desiderio/bisogno. Il comportamento si estingue spesso con il tempo e interventi educativi appropriati.

Concordo con lei sul fatto che può esistere da parte del bambino una forte spinta a cercare di trovare una soluzione al problema del "divieto", e questo lo porta ad esplorare le strade più diverse. Anche quella che tanto vi preoccupa.

Per affrontare quest'aspetto del suo comportamento vi suggerirei, in primis, di sperimentare una diversa interpretazione della motivazione secondo la quale ritenete che il comportamento si attua. Non si tratta di negare la pertinenza della vostra ipotesi interpretativa ma di provare a cercare significati capaci di restituire un modo diverso di comprendere e di intervenire, significati che aiutino lo stesso piccolo a comprendere i risvolti che il suo comportamento procura nella vostra relazione.

Questo significa provare a chiedersi "Cosa dice con il suo comportamento? Cosa cerca di ottenere? Come stiamo reagendo alle sue modalità? Com'è cambiata la nostra relazione con lui da quando ha attuato tali comportamenti? Quanto i nostri comportamenti rinforzano, favoriscono i suoi? Quali messaggi gli inviamo con i nostri comportamenti e la nostra lettura del problema?"

Se accogliamo l'assioma secondo cui il comportamento è comunicazione il primo passo da fare è quello di provare ad ipotizzare qual è l'interpretazione che diamo del suo comportamento e come mai diamo tale interpretazione. In secondo luogo provare ad individuare altre ipotesi interpretative dei suoi messaggi che potrebbero essere, ad esempio, "aiutatemi a trovare un modo per tollerare, gestire, capire il divieto", "aiutatemi a trovare un modo per indirizzare la mia aggressività", "aiutatemi a capire cosa farmene della mia rabbia e della mia sofferenza".

Cambiando il tipo d'interpretazione cosa cambia nella prefigurazione della relazione e nella relazione con il vostro bimbo? Quali strade d'intervento educativo nuove vi si parano davanti? Quali nuove considerazioni? Credo che subito salti all'occhio come diverse interpretazioni comportino diversi orizzonti di significati relazionali da mettere in campo.

La preoccupazione di influenzare negativamente il carattere del piccolo è legittima ma proprio questa va accolta come un'opportunità per esplorare quanto influisce sul tipo di proposta educativa che offrite. A volte contribuiamo a realizzare con la nostra paura proprio quello di cui abbiamo paura: è la profezia che si auto adempie.

Per quanto riguarda l'aggressività, ritengo non si debba insegnare che non è giusto essere aggressivi con le persone e le cose, sarebbe come cercare di insegnare a non respirare, ma insegnare come un bisogno naturale come l'aggressività, si possa imparare a gestire e si possa rivolgere pertinentemente anche verso cose e persone. Per fare questo potrebbe essere interessante esplorare la vostra esperienza di "aggressività".

Qual è la vostra esperienza di relazione aggressiva con le persone e le cose? Qual è stata? Chi vi ha aiutato ad elaborarla? A trovare diversi modi di trattarla? Chi e come vi ha lasciato un segno del suo passaggio nel vostro modo di relazionarvi all'aggressività ? Quale senso dare e come gestire l'aggressività sono domande che vanno mantenute aperte e offerte all'interno della relazione educativa quotidiana.

Ecco alcune ipotesi d'intervento:

  • Incominciate a tematizzare con il bambino (anche se piccolo) il valore dei No (i no non significano non ti voglio bene ma...) in momenti che non lo vedono impegnato in qualche rivendicazione.
  • Monitorate il cambiamento. Cercate d'utilizzare una scheda giornaliera in cui riportare quando, per che cosa ha usato tale comportamento, quali interventi sono stati fatti e da chi e come ha risposto agli interventi, che tipo di atteggiamenti autolesionisti assume. Questo vi permetterà di capire se tale comportamento è legato a bisogni particolari, a momenti particolari, se è più frequente con alcune persone che altre, se in seguito all'atteggiamento educativo che si è deciso d'assumere vi è stata un'evoluzione o un'involuzione, se si sta andando verso un'estinzione del comportamento o verso una stasi o verso un'intensificazione, come orientare la relazione educativa quotidiana.
  • Chiedetevi come siete intervenuti nelle situazioni in cui il bimbo ha assunto comportamenti autolesionisti. Quali sono state le sue reazioni e se hanno o meno corrisposto alle vostre aspettative.
  • Nelle situazioni d'autolesionismo potete provare ad intervenire in diversi modi a seconda della circostanza e degli obiettivi, ecco alcuni esempi:

1. Contenerlo fisicamente, disapprovando il comportamento e non offrendogli quel che vuole.
2. Gratificarlo nel momento in cui mostra una modificazione del comportamento aggressivo (non si tira i capelli ma tira un oggetto).
3. Se generalmente prende di mira la testa regalategli un cuscino così che possa usarlo tutte le volte che "necessita" di picchiare la testa contro il muro o per terra spiegandogli l'utilizzo; portateglielo quando vedete che inizia ad arrabbiarsi con se stesso. Potrebbe accadere che il darglielo in queste circostanze provochi in lui la reazione di tirarvelo, accoglietela e ingaggiate una battaglia con i cuscini.
4. Inventate insieme delle fiabe in cui vi sia un personaggio (animale o bambino) che si trova in situazioni analoghe alle sue e dove si permette al piccolo d'esplorare quali soluzioni il protagonista adotta davanti ai moti d'aggressività.
5. Offrite degli ambiti in cui indirizzare la sua aggressività, cose da tirare, cuscini da picchiare.
6. Distogliete la sua attenzione dal problema offrendogli qualcosa d'inaspettato.
7. Ogni volta che il bambino mostra di iniziare a protestare i vostri NO senza usare il comportamento autolesionista, anche se tira gli oggetti, grida o si butta a terra, premiatelo per non aver scelto l'altro comportamento: si tratta cioè d'anticiparlo incentivandolo a non proporlo.

Scheda giornaliera:

Mese

Data Compilatore

Data

Data

Data

Data

Data

Data

Considerazioni

Quando è successo: mattina pomeriggio sera

* Prima di pranzo…

Per quale motivo si è arrabbiato

*Voleva la caramella

Quali comportamenti autolesionisti

* Si è tirato i capelli….

Quali comportamenti rivendicativi

* Piangeva, tirava le scarpe….

Chi è intervenuto

* La mamma

Com’è intervenuto

* Cercando di coccolarlo…

Come ha reagito il bambino

* Arrabbiandosi di più…

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, gennaio 2002