Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Onicofagia

Ho un bimbo di quasi 4 anni e uno di poco più di 1.
Mauro, il più grande, da qualche mese ha incominciato a mangiarsi le unghie, sistematicamente, arrivando talvolta a farsi male. Marco, il più piccolo... pare lo segua a ruota. Da qualche giorno infatti si mordicchia anche lui le unghie!

Mauro ci è sempre parso un bambino molto sensibile, ma sostanzialmente piuttosto equilibrato, anche se qualche volta un po' "lunatico". Da pochi mesi va all'asilo (il problema dell'onicofagia è precedente a questa esperienza) e non se ne lamenta, le educatrici non riferiscono problemi particolari, anche se tendenzialmente è un po' "timido". In casa, e con chiunque conosca un minimo, è comunque espansivo e comunicativo. Di recente (qualche settimana) lamenta "brutti sogni" e fa un po' fatica ad addormentarsi; Si sveglia verso le 3 le 4 di notte, vuole venire nel lettone, ma si riaddormenta immediatamente fino al mattino.

Ora: non mi preoccupa particolarmente l'onicofagia, della quale per inciso sia io che i miei fratelli abbiamo sofferto per qualche anno intorno all'adolescenza, quanto il fatto che questo atteggiamento compaia già a 4 anni.
E' normale? Può accadere? E' sintomo di qualche disagio nascosto? Esiste un metodo per "limitare i danni"?
Un papà perplesso.

 

Gentile papà,
cito dall’ ENCICLOPEDIA GARZANTI DI PUERICULTURA (per il bambino da 0 a 6 anni):

"L’onicofagia è l’abitudine di mangiarsi le unghie. Si riscontra nel 10-30 % dei bambini e, a volte, persiste anche negli adulti. L’onicofagia è la manifestazione di uno stato d’ansia e spesso si accompagna ad altre abitudini come strapparsi i capelli (tricotillomania) o succhiarsi il pollice. Il disturbo, infatti, si accentua nei momenti di particolare tensione, per esempio prima di una verifica a scuola o durante la scena emozionante di un film o in situazioni sociali nuove.

L’intervento dei genitori per contrastare questa cattiva abitudine non porta a nessun risultato, perché il bambino onicofago è mosso da un impulso incontrollabile, indipendente dalla sua volontà. La reazione più frequente del bambino che viene continuamente mentre si sta mangiando le unghie è infatti quella di ritirarsi, per continuare, di nascosto e indisturbato, la sua attività. E’ importante, invece, cercare di capire quali ansie e quali disagi interiori spingono il bambino verso questo comportamento. L’onicofagia, infatti, è soltanto un mezzo per scaricare l’ansia, dietro al quale si nasconde qualcosa di più profondo, come l’aggressività repressa, l’insicurezza o il bisogno di autoconsolazione.

Secondo alcuni psicanalisti […] viene attribuita all’onicofagia una connotazione aggressiva e punitiva, sia per le lesioni che il  bambino si provoca sia per le reazioni di disapprovazione che suscita nell’ambiente circostante".

La citazione risponde già a parecchi quesiti interni alla domanda di questo papà perplesso, ma la proverei ad integrare comunque per individualizzarla alla situazione  di Mauro: apparentemente l’esposizione non contiene dati tali da portare il piccolo a mangiarsi le unghie fino a farsi male. Dobbiamo perciò leggere un po’ tra le righe.

Dunque: abbiamo la nascita di un fratellino poco più di un anno fa, ed un recente inserimento alla scuola materna… direi che può bastare!!

Ognuno di noi vive i momenti intensi della propria vita con un carico di ansie e tensioni, di preoccupazioni: "Ce la farò?", "Non è che questa cosa porterà a?". I bambini non sono certo esclusi: innanzitutto si preoccupano di fare quello che più piace fare loro, e a non perdere mai di vista l’affetto dei genitori, cui sono letteralmente arroccati.

Insomma, accanto a Mauro nasce, poco più di un anno fa, Marco: prima è un neonato, poi comincia ad essere sempre più presente nella sua vita, tanto da condizionare buona parte delle abitudini familiari; al momento attuale, poi, avrà già cominciato a toccare anche le sue cose. Così comincia a chiedersi: "Ma non è che questo qui resterà per sempre? Non è che mamma e papà vorranno bene anche a lui? E se gli volessero ancora più bene rispetto a me?". E mentre pensa, la mano sale alla bocca e questa comincia a mangiucchiarsela.

Poi, mentre sta ancora riflettendo su questo, comincia anche la scuola materna: "Ma che fanno", pensa Mauro: "Mi lasciano qui? Si, è interessante… però Marco resta a casa! E poi tutti i giorni?!"… e la diade bocca-mano continua a lavorare…  D’altra parte, nel nostro modo di esprimerci, è contemplata la formula secondo cui, per gelosia od invidia, ci si mangia le mani….

Allora, caro papà, lei ha ragione ad essere perplesso, ma fino ad un certo punto: fra l’altro, proprio lei può capire bene suo figlio dato che anche lei ha sofferto dello stesso "vizio". Ora io non so se sia possibile ipotizzare un’ereditarietà di questa forma di "parassitismo", ma sicuramente lei può riuscire a calarsi nei panni (si chiama questa EMPATIA) di suo figlio riportando alla sua mente le ansie che la portavano a rosicchiarsi le unghie.

Non penso che ci siano dei danni da limitare, a parte qualche unghia spezzata o pellicina staccata (per Marco, poi, non mi preoccuperei: più che altro, lavorerei sul suo modello Mauro). L’ultima parte della citazione, quella della psicanalisi, la prenderei comunque con le pinze.

Le ferite più dolorose sono quelle di dentro, quelle che non vediamo e che non si esprimono con manifestazioni di dolore ma con forme di disagio.

Mauro, che non ha ferite ma solo paure, va RASSICURATO, ma non a parole o con dei regali, piuttosto con la vostra compagnia, con la vostra costanza, col vostro rispetto, con la vostra attenzione: fatelo sentire importante, aiutatelo a "caratterizzarsi" come primo figlio, come colui che va a scuola o sottolineando qualsiasi sua qualità. Vedete che si alza la notte per vedere se ci siete e fa brutti sogni perché probabilmente ha paura di essere abbandonato o sostituito? Posso dirglielo con tranquillità, perché la mia piccola, che ha la stessissima età del suo, si sveglia la notte da quando e solo quando va a scuola.

Bisogna aver pazienza e comunicare sempre: "Eccomi: sono qui!".

La saluto e le consiglio di leggere anche la consulenza n° 1048 di O. Pinciroli http://www.educare.it/Consulenza/risposte/1048-si_picchia_da_solo.htm.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 6, Maggio 2002