Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 6 - Giugno 2024

Atteggiamenti provocatori

Sono madre di un bambino di tre anni e mezzo. Da due anni convivo con un uomo che non è suo padre. Inizialmente il bambino ha risposto abbastanza bene alla nuova presenza. Ha manifestato una leggera gelosia nei confronti del nuovo intruso, anche perché prima il bambino ed io vivevamo da soli. Crescendo si è abituato molto bene. Da alcuni mesi il bambino ha assunto un atteggiamento provocatorio nei confronti del mio partner. Mentre prima ascoltava più lui che me, adesso la situazione è cambiata. mentre io riesco più o meno a farmi ubbidire, appena il mio partner gli dice di fare o non fare qualche cosa lui fa esattamente l'opposto manifestando rabbia e aggressività.

Il bambino assume comportamenti provocatori. Faccio un esempio: se siamo seduti a tavola lui ha l'abitudine di gettare a terra la sua tovaglia. Nel momento in cui gli facciamo notare che non si fa inizia una sorta di guerriglia che si conclude matematicamente in grida e pianti accompagnati dal lancio di questa benedetta tovaglia. Se lo si contraddice il bambino si chiude in se stesso e non ascolta nessuno. Io credo di riuscire, forse sbagliando, a farlo ragionare parlandogli dolcemente e cercando di spiegare verbalmente il motivo della lite. Il mio partner perde la pazienza molto velocemente e i due si aggrediscono verbalmente e, a mio avviso, non si conclude nulla. Ovviamente si crea una situazione di attrito tra me e il mio partner in quanto secondo lui i miei sistemi non sono rigidi a sufficienza. Inoltre credo che il bambino sia così provocatorio per attirare la nostra attenzione. Ma non credo sia giusto dedicare tutta la nostra attenzione a lui.

Ora io mi chiedo, quando un bambino manifesta tale caparbietà nel non volere ascoltare ciò che gli si dice, come bisognerebbe comportarsi? Non credo di assecondare i suoi capricci, ritengo che il bambino necessiti delle motivazioni valide per non fare alcune cose. Tra le altre cose ultimamente il bambino vuole fare tutto con me. Io lo lavo, lo vesto, lo metto a letto, gli porto il latte, leggo dei libri, ecc. se il mio partner si inserisce in questa routine il bambino ha quasi delle crisi isteriche. Siamo arrivati al punto che non può allacciargli nemmeno le scarpe. Io ritengo che il comportamento del bambino sia una normale reazione al fatto che sono io, solitamente, ad occuparmi di queste attività. Forse è arrivato il momento che il mio partner si ritagli dello spazio per se e per il bambino? Ritengo per esempio che potrebbe farsi carico di lavargli i denti, metterlo a letto. Bisogna solo convincerlo.

Ritengo che il bambino debba abituarsi ad interagire con persone diverse da me. Come si spiega tale avversione per il partner che rappresenta totalmente la figura paterna? Quando il mio partner non è in casa il bambino lo cerca, chiede, si informa su dove sia. Appena arriva i primi minuti va tutto bene ma poi inevitabilmente nascono delle liti. Io per reazione cerco di fare da filtro tra i due, ma ovviamente il risultato è che io faccio tutto preoccupandomi di non far nascere liti e la cosa non mi piace molto.

 

Gentile Signora,

a volte, i bambini per dare sfogo alla collera, diventano aggressivi. L'aggressività è spesso l'altra faccia della paura. I bambini i piccoli, in particolare, traducono subito in azione i loro sentimenti: per capire che il pensiero deve precedere l'azione hanno bisogno dell'adulto. Spesso i bambini, quando sono disorientati, spaventati o si sentono minacciati, perché sono stati rimproverati diventano aggressivi. Un modo di non essere spaventati è assomigliare a quelli che ci fanno paura e diventare noi l'aggressore. Essere piccoli può essere una condizione paurosa: sembra che tutti sappiano fare meglio le cose, abbiano più potere, siano più grossi e più forti.

Suo figlio in questo momento combatte con la voglia di avere un buon rapporto con il suo attuale compagno, e la difficoltà di collocarlo nella sua famiglia affettiva. Le sollecito una domanda: il padre del bambino che rapporto ha con il figlio? Come vede il suo nuovo rapporto? La mia impressione è che il bambino in questo momento sia lacerato tra una scelta che lui non si sente di fare. Infatti non ci sono scelte da intraprendere, ma nuove modalità di relazione da costruire con due figure maschili diverse, ma ugualmente importanti per la sua crescita. Un altro aspetto da sottolineare è che come genitori dovete farvi trattare bene. Una madre che permette al figlio di essere sgarbato e poco rispettoso nei suoi confronti gli comunica che quello è il modo giusto di trattarla.

I figli sono influenzati non solo da come ci comportiamo con loro, ma anche da come consentiamo loro di comportarsi con noi. Adotti un comportamento in sintonia con il suo compagno, siate fermi e non polemici, alzare la voce è inutile, entrare in aperto conflitto non serve, bisogna essere chiari nell'esplicitare le regole e fermi nel farle rispettare. Una madre che aiuta il figlio a costruire dei rapporti sarà sempre speciale per lui. Avrà meritato la sua gratitudine.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 2, Gennaio 2002