Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Tremendo a scuola

Sono un'insegnante di scuola materna alla mia prima esperienza di fronte ad un problema che non mi fa più dormire: un bimbo terribile!

Il bimbo in questione si chiama Attila, 3 anni e la forza e la cattiveria di un terremoto. Tira i capelli ai compagni, urla, calcia, fa volare per tutta la classe ogni oggetto che incontra. Io cerco di essere gentile con lui e di fargli capire gentilmente che alcuni comportamenti non si possono assumere. In particolare, quando lui fa del male ai suoi compagni, che puntualmente piangono, cerco di attirare la sua attenzione sul disappunto dei compagni e sulla paura che lui incute. Tutto senza alcun risultato.
Ho parlato con la mamma di questi problemi e mi è stato risposto con un sorrisino: "è fatto così!".

Vorrei sapere cosa ne pensate e se credete che il mio comportamento calmo e riflessivo sia positivo o meno.
Inoltre vorrei chiedere cosa ne pensate delle sculacciate date a scuola dalle insegnanti. Mi è già capitato in varie occasioni di assistere a tali episodi.

 

Carissima signora,
l’aggressività è una reazione normale, un fenomeno naturale che in certe occasioni può risultare utile proprio per scaricare l’ansia e il dolore repressi; tuttavia quando l’aggressività diventa l’unica modalità per difendersi e per comunicare porta inevitabilmente a relazioni difficoltose ed in conseguenza a difficoltà ad affrontare i vari eventi che la vita ci pone.
Spesso gli atteggiamenti aggressivi sono sintomo di disagio, di vissuti difficili e rappresentano una richiesta di ascolto e di aiuto, è necessario quindi, quando si presenta un bambino con queste problematiche, ascoltarlo e, liberandosi dai sentimenti di ansia e colpevolizzazione, cercare di comprendere il motivo che lo porta ad esprimere tanta rabbia.

Da molteplici ricerche emerge che sono proprio i bambini che vivono e subiscono aggressività, che vivono in un contesto sociale dove possono apprendere ed imitare atteggiamenti aggressivi ad essere più violenti con i coetanei e con i bambini più piccoli; infatti essendo consapevoli che non possono scaricare la rabbia contro un adulto più forte di lui cercano di farlo con chi ritengono più debole.

Sicuramente la riflessività è utile per poter cercare di capire ed approfondire il problema e successivamente per poter intervenire in modo migliore.

Nel caso da lei descritto è necessario approfondire la conoscenza delle dinamiche familiari e del rapporto che il bambino ha con i suoi genitori al fine di capire cosa può portarlo ad assumere atteggiamenti violenti nei confronti degli altri.
Anche le insegnanti non dovrebbero mai perdere di vista il fatto che il bambino vede gli adulti come punto di riferimento e cercano di imitarlo.
Reagire a situazioni, che per le insegnanti sono difficili da gestire, con atti di forza come le "sculacciate", porta il bambino ad apprendere questo messaggio : "quando non riesci ad avere ciò che vuoi dagli altri, picchiali!, quando non sai come reagire reagisci picchiando!" quindi se la loro intenzione era quella di rendere il bambino più tranquillo, otterranno l’effetto contrario e sarà per loro un fallimento educativo; cercare invece di porre l'attenzione sulla paura che lui incute può farlo sentire più forte e quindi gratificato per le sue azioni rafforzando il suo atteggiamento.
In questo caso sembrerebbe tuttavia, visto l’atteggiamento di, forse apparente, indifferenza da parte della madre, che vi fossero anche vissuti da parte dei genitori e del bambino che hanno portato ad atteggiamenti aggressivi; per avere maggiori informazioni e cercare di aiutare il bambino è importante quindi parlare in modo più approfondito con la madre cercando di farle abbassare la difesa che ha quando dice "lui è fatto così!" e parlarle della necessità di aiutare suo figlio, facendole capire che può avere un valido appoggio da parte delle insegnanti.

Pur non avendo un quadro chiaro di tali dinamiche posso consigliarle tuttavia di:

  • Cercare di individuare quali sono le occasioni che scatenano l’aggressività con maggiore frequenza;
  • Porsi dal punto di vista del bambino cercando di comprendere il suo atteggiamento;
  • Prevenire l’aggressività evitando esperienze frustranti;
  • Favorire l’uso di vari canali di comunicazione affinché il bambino possa trovare modalità alternative per esprimere se stesso (favorire l’utilizzo del disegno, teatro, psicomotricità e tutto quello dove può esprimere e scaricare la sua rabbia);
  • Guidare il bambino verso la conquista di un maggiore autocontrollo aiutandolo ad esprimersi attraverso modalità diverse e privilegiando l’espressione verbale;
  • Gratificare i minimi successi.

Sperando vivamente di esserle stata di aiuto le auguro buona fortuna e buon lavoro.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001