Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Un problema comportamentale...

Sono la mamma di un bambino di 6 anni questo è il suo primo anno di scuola. Il papà non vive più con noi da più di 1 anno ma i rapporti sono rimasti buoni vede il padre regolarmente tutte le settimane. Il bambino è rimasto nella casa dove è nato e la sua vita non è stata modificata se non per le visite del padre.
Il bambino è sempre stato un soggetto molto vivace ma attento e preciso, anche a scuola rispecchia questa sua caratteristica, ma da circa due settimane si appropria di oggetti che prende a scuola dai suoi compagni. Io stessa in questa ultima settimana, mentre eravamo al supermercato a fare la spesa, l'ho sorpreso a mettere in tasca un oggetto che gli piaceva. Per giustificare il suo comportamento espone una serie di bugie dette ad arte ma inverosimili. Ho avvisato il padre di questo problema e anche lui come me cerca di farlo ragionare spiegandogli che non è giusto. Questo atteggiamento comincia a preoccuparmi. E comunque mi e stato anche segnalato dalla scuola. Non riesco a capire questo suo comportamento. 
In attesa di una vostra risposta vi auguro buona giornata.
Spero di essere stata sufficientemente chiara.

 

Gentile signora,
quando si è alle prese con bugie e piccoli furti, due sono le parole da associare loro: IDENTITA' e SPAZI, che si pongono qui in una relazione che non è certamente indissociabile, ossia sono spesso e in qualche modo interdipendenti, vanno un po' a braccetto.

Proviamo comunque ad analizzare le due cose separatamente, e di scoprire poi le analogie.
Con la BUGIA il bambino tenta di costruirsi una zona-cuscinetto, una fetta di realtà fatta come dice lui, da lui gestibile, giustificabile e, presumibilmente, solo a lui conosciuta. E' una zona potenzialmente neutra perché, se nessuno scopre niente, non ci saranno dolori e conflitti, comunque sofferenze. All'inizio il bambino ci prova, vede cosa accade, magari viene colto alla sprovvista e rimedia così, raccontando una falsa verità; insomma vede come va e, se trova che funziona, si accomoda e si organizza; così nascondere, occultare, travisare, omettere diventano un'abitudine.
E' così, insomma, che si diventa dei bugiardi, anche incalliti, anche per lungo tempo, sempre alla ricerca di una "strategia" per arrangiarsi con la realtà. Ognuno di noi, infatti, possiede una sua modalità difensiva, che gli permetta sempre di stare al mondo, di convivere con l'ambiente, magari non economico, ma possibile, sostenibile.
Talvolta, però, ma è solo un esempio, queste strategie sono indotte proprio dall'ambiente. Per esempio, in una famiglia educativamente molto rigida, l'unico modo per cavarsela può essere quella di raccontare con qualche innocente bugia, per cui, com'è che si dice? OCCHIO NON VEDE E CUORE NON DUOLE.
Cos'è poi che il bambino intende (ma molte volte lo fa inconsapevolmente, tanto più quanto più è piccolo): dei sentimenti, o dei desideri, qualcosa che è ritenuto comunemente sconveniente, di cui ci si vergogna. E' qui che ci si trova a confrontarsi allora col senso della propria identità e sentirsi costretti a fuggire sulla via della fabulazione per mantenersi apparentemente perfetti e amabili, riconoscibili in quello che gli altri ci hanno trasmesso ed insegnato.

Entriamo così nell'ambito del proprio spazio personale, in cui gestire, decidere, disporre, "comandare", e quindi anche POSSEDERE: ecco la premessa, la possibilità del furto. Si tratta di un'azione più forte, rispetto alla bugia, e probabilmente anche più allarmante perché porta a sconfinare nella moralità, in quello che è la legge, in ciò che veramente non si deve mai fare.
Eppure, ancora una volta, il comportamento, la manifestazione esteriore ci dà un messaggio: "Ho bisogno di qualcosa, mi manca qualcosa, ho bisogno di cose, di avere, di riappropriarmi di qualcosa." E, inoltre: " Siccome ho bisogno di qualcosa di forte, di un intervento deciso, di una dimostrazione chiara, faccio qualcosa di forte".

Il suggerimento che posso darle, come spesso mi trovo a fare, è di capire, nel caso di suo figlio, qual'è il motivo, la situazione scatenante, il messaggio. Da quel che leggo, ad innescare questa dinamica potrebbe essere stata la novità della scuola elementare, ma credo ancor di più la separazione fra lei e suo marito: sono entrambe due situazioni, infatti, che hanno sicuramente portato il bambino a ridefinire la sua identità e i suoi spazi, rispetto alla scuola, di tipo intellettivo, rispetto alla famiglia, di tipo affettivo.
Quali sono i miei spazi adesso ? - si sarà chiesto.
- Sono diventato grande, devo essere bravo, si aspettano delle cose da me.
- Mamma e papà non stanno più insieme: cosa succederà adesso? Cosa è venuto meno fra loro, cosa verrà al suo posto? E cosa mi accadrà: mi ameranno come prima? E cosa potrò fare e non fare? Cambierà qualcosa?

Quello che posso consigliarle/vi è di osservarlo, di controllarlo con estrema fiducia e delicatezza.
Se vede che al supermercato prende qualcosa, si avvicini e gli chieda se c'è qualcosa che gli piace, che desidera ed analizzate insieme le possibilità di acquistarlo. Suo figlio ha una bella età per ragionare e per parlare: si avvalga di storie, esempi e racconti; commentate anche il fatto che esiste una forma sociale (per noi adulti è la Legge) che disciplina e vieta di prendere cose che non sono nostre, ma senza terrorizzarlo. Gli faccia, naturalmente, da esempio, rispettando le sue volontà (che non significa assecondarlo in tutto) e i suoi spazi (per esempio se vuole chiudere la porta del bagno quando è dentro); ponga enfasi su frasi del tipo: - Mi daresti la tua matita un attimo? Mi presteresti il tuo zaino per mettere dei miei libri? Mi passeresti l'acqua ? Ti renderò tutto al più presto, stai sicuro!". Il bambino comincerà a ragionarci e quanto prima farà uso anche lui di modalità simili: potrebbe aver anche bisogno di imparare che si può chiedere, praticamente tutto.
Collabori poi con la scuola, nell'ottica dell'espressione e della responsabilizzazione del bambino: se prende qualcosa ad un compagno, ad esempio, dovrà impegnarsi a renderglielo o a riacquistarglielo. Ma con tranquillità, senza farlo mai sentire un "Lupin" in erba, più che altro, uno che fa sempre queste cose.
Le consiglio un libro che sviscera esaurientemente il problema:
di BERTO-SCALARI, I FIGLI INGANNANO, edizioni Armando.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 10, settembre 2002.