Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 7 - Luglio 2024

Troppo brava a scuola

Vorrei avere un parere su mia figlia di quasi nove anni, che sta terminando la terza elementare.
Mio marito ed io abitiamo a Bruxelles da anni, per scelta comune, da quando la bambina aveva 2 mesi. Il mio secondo figlio e' nato qui, adesso ha sei anni e mezzo, e sta terminando la prima elementare.
Sono entrambi bilingui italo-francesi.

Mia figlia e' molto nervosa, si rosicchia le unghie da quando ha cominciato le elementari, ma da sempre ha avuto dei piccoli tic nervosi che apparivano e sparivano nel giro di poche settimane senza che gli fosse data importanza. A scuola e' brava: riesce benissimo in matematica e in tutte le attività di tipo logico; la lettura, la grammatica e l'ortografia (fondamentale in francese) le sono un po' più ostiche, ma insomma se la cava.
Ha molte amiche, che la invitano spesso e che invita volentieri a casa a giocare.
Ha un'ottima coordinazione psicomotoria: ha cominciato a camminare a 10 mesi e mezzo, è andata in bicicletta da sola a cinque anni, riesce bene nella ginnastica scolastica e da quest'anno gioca anche a tennis riuscendoci benino.

 

La maestra di quest'anno, così come gli insegnanti degli anni passati (qui si cambia ogni anno, ma si fanno anche molte attività verticali, cioè che coinvolgono classi di anni diversi in modo che gli insegnanti dell'anno successivo sono sempre conosciuti) ci decantano come è brava e tranquilla Giulia in classe: «sì, certo la partecipazione attiva alle discussioni di gruppo non è il massimo, ma la bambina è veramente molto gentile e ben educata».

Bene, dove sta il problema? A casa, Giulia è ogni giorno più insopportabile: nel tempo -mesi- diventa sempre più dispettosa con il fratello (con cui per altro gioca a pomeriggi interi e che cerca come compagno di gioco), passa da atteggiamenti arroganti dove tratta male tutti (me, in particolare), a momenti dove salta addosso con baci ed effusioni. Non sta ferma un instante, combina disastri ma non ammette mai che può essere colpa sua -così fa saltare i nervi a suo padre. Ma soprattutto non è mai serena fino in fondo: diventa difficile interagirci, e anche se quando vado a prenderli a scuola cerco di arrivare nella migliore delle disposizioni, due volte su tre, nel quarto d'ora a piedi che ci vuole per tornare a casa, se l'è già presa per qualcosa.
Allora diventa musona, intrattabile, non risponde -che sa benissimo essere una cosa che mi fa saltare i nervi-, e dispettosa.
Io cerco di essere più calma che posso, di non lodarla per come è stata buona a scuola (io sono stata la "brava" della classe per anni e so che è molto noioso.), ma piuttosto per come ha lavorato bene. Ma anch'io la sera sono stanca dopo un giorno di lavoro e vorrei poter avere delle interazioni normali: ci raccontiamo le cose, giochiamo, parliamo, leggiamo un libro.
E' come se Giulia tutto il giorno stesse tirata al massimo e poi la sera si rilassasse tutto d'un colpo. Non credo che la scuola dove va sia particolarmente esigente, ma piuttosto che al solito l'attenzione ai problemi comportamentali vada sempre a focalizzarsi su chi è agitato e disturba la classe a scapito di chi invece è troppo "bravo" e "disturba" soltanto se stesso che così si sente sempre più in dovere di essere bravo e tranquillo.

Adesso mia figlia ha anche cominciato a strapparsi le unghie dei piedi, ed inoltre non disegna più: dice che i disegni che fa sono tutti brutti, mentre invece erano molto belli e solari.
Spero che l'estate e le vacanze passate in Italia al mare la aiutino un po', ma al rientro vorrei proprio saper come fare ad aiutarla, anche se è il caso di vedere uno psicologo (ma questo inizierebbe delle discussioni infinite con mio marito che non ne vuol neanche sentir parlare, e quindi
preferirei evitare).

Mi sono dimenticata di dire alcune cose che forse sono utili: che ha parlato tardi (oltre i tre anni), contemporaneamente in italiano e francese e benino da subito, che e' molto ostinata -quando si mette in testa di fare una cosa, non molla fino a che non ci è riuscita (pattini a rotelle, bicicletta.)-, che mangia e dorme bene e volentieri, e che sono soprattutto io ad occuparmi dei bambini, ma che il padre è presente per tutte le decisioni più importanti e che si occupa dei bimbi quando io non posso anche se la routine quotidiana gli sfugge un po'.

Spero di avervi dato elementi sufficienti per un quadro della situazione, e vi ringrazio in anticipo per l'aiuto che mi saprete dare

 

Gentile Signora,
cito alcuni frammenti significativi dalla Sua lettera riguardanti Sua figlia, su Suo marito, se stessa:
- "fa saltare i nervi a suo padre"
- "mi fa saltare i nervi"
- "Giulia è ogni giorno più insopportabile"
- "tratta male tutti (me in particolare)"
- "dice che i disegni che fa sono tutti brutti, mentre invece erano belli e solari"
- "psicologo...mio marito non ne vuol neanche sentir parlare"
- "il padre...la routine quotidiana gli sfugge un po' "
- "cerco di...non lodarla per come è stata buona a scuola"

Prima di approfondire i frammenti citati, un'importante premessa generale:
i comportamenti da parte di qualsiasi membro familiare non sono indipendenti dal contesto in cui si manifestano, bensì strettamente correlati a quest'ultimo. Pertanto sono da valutare in relazione al sistema, in questo caso al sistema familiare, nel quale si manifestano.

In ogni sistema familiare si instaurano, nel tempo, determinate modalità interrelazionali riconducibili allo "spirito", cioè al tono affettivo-emozionale, con cui si affrontano i fatti di tutti i giorni, comprese le problematiche obiettive che ogni famiglia nel suo divenire è costretta ad affrontare.
Quando questo spirito affettivo-emozionale si sviluppa, nel tempo, in direzione di un certo "tono cronico di malessere" (del quale non sempre tutti i membri della famiglia sono consapevoli o lo vogliono essere, negando l'esistenza del concetto di malessere in relazione alla propria famiglia), spesso succede che un solo membro familiare, solitamente il più sensibile, esprime con sintomi visibili (comportamenti) questo malessere.

Giulia, la Vostra bambina di quasi nove anni, normalissima e sanissima, adotta determinati comportamenti particolari solamente o prioritariamente nei luoghi e tempi in cui percepisce il sistema familiare da più vicino. Fa saltare i nervi a Lei, a Suo marito, al fratellino, si strappa le unghie. In poche parole: tratta male se stessa e gli altri.
Giulia sembra percepire un determinato malessere che vorrebbe smuovere, scuotere, scrollare, muovere...
Gli strumenti che ha per farlo sono esattamente quelli che una bambina della sua età ha: "far saltare i nervi a tutti", "strapparsi le unghie", comportarsi da "insopportabile".
Il comportamento di Giulia è un sintomo visibile che nel vostro sistema familiare ci siano delle tensioni o inquietudini, per quanto piccoli siano.

Perciò non mi fraintenda Signora, non sto dicendo che siete una famiglia patologica o con chissà quanti problemi, ma sto solamente ipotizzando (per quanto mi è possibile farlo a distanza in base a una sola lettera) che nel vostro sistema familiare ci siano delle tensioni, più o meno nascoste, negli affetti e nelle emozioni, percepibili solo da chi è molto sensibile. Giulia appare una bambina sensibile in grado di captare anche i più piccoli malesseri o turbamenti presenti in uno o in/tra più membri del sistema familiare.
Un esempio: se il dialogo tra Lei e Suo marito non fosse sereno, se Giulia captasse delle incomprensioni non risolte ed elaborate tra Voi ("mio marito non ne vuol neanche sentir parlare", " la routine quotidiana gli sfugge un po' "), allora il comportamento di Giulia sarebbe proprio quello tipico adottato in questi o simili casi dai figli o da uno dei figli.
Quante volte Giulia vede i suoi genitori abbracciarsi o farsi dei gesti affettuosi o parlarsi serenamente? Quante volte passate le domeniche tutti quanti insieme in serenità, tranquillità e divertimento in occasione di qualche gita? Il rapporto affettuoso tra voi genitori e il figlio più piccolo è preferenziale in riferimento a quello che avete con Giulia?

Giulia in determinati momenti sembra voler trattare male, come scrive, in particolar modo Lei-madre. Apparentemente un paradosso, il "trattare male" proprio Lei-madre invece rappresenta un segno di fiducia che Giulia ha nei Suoi confronti: "è la mamma che dovrebbe smuovere, scuotere, scrollare, muovere. Se non lo fa, lo faccio io per lei!" E' come se Giulia volesse farLa smuovere, scuotere, scrollare, muovere affinché Lei-madre veda e percepisca che effettivamente c'è qualche malessere (che originariamente NON dipende da Giulia!).

Giulia, come tutte le bambine della sua età, percepisce i più piccoli turbamenti presenti nei genitori o tra i genitori. Visto che probabilmente la bambina passa con suo padre molto meno tempo che con lei, è comprensibile che i suoi tentativi di comunicazione verbale e non verbale si svolgono prioritariamente con Lei.

Giulia ha bisogno di fiducia e di essere presa molto sul serio nei suoi tentativi di comunicazione verbale e non verbale e nel suo cercare di smuovere un malessere. A questo proposito giungo ad un altro frammento della Sua lettera che riguarda non solo Giulia, ma anche e soprattutto Lei-madre: "dice che i disegni che fa sono tutti brutti, mentre invece erano belli e solari".
Se Giulia "dice che i disegni che fa sono tutti brutti", la sua comunicazione di un suo vissuto va accettata ed apprezzato come occasione per approfondire l'argomento e il relativo dialogo ("perché ti sembrano brutti? ...Perché i disegni ti vengono più brutti che nel passato? ...Cosa disegneresti volentieri e cosa no?... Cosa disegneresti volentieri? ...Cosa vorresti riuscire a disegnare bene e invece non ci riesci?..."), evitando accuratamente di rimanere ingabbiati nella PROPRIA "logica da adulti" che vede gli stessi disegni, brutti per Giulia, invece "belli e solari".

Avviandoci alla conclusione di questa consulenza a distanza, un'ultima puntualizzazione sulla tendenza, più o meno marcata, che hanno alcuni genitori di paragonare i figli ovvero il loro vissuto emotivo a quello di se stessi durante propria infanzia. Certo, l'argomento meriterebbe per lo meno un libro e non un semplice accenno in una cornice ristretta di consulenza come questa.

Tuttavia non posso concludere senza almeno accennarne, visto che Lei scrive che cerca di "non lodare" Sua figlia. La lodi invece ogni volta che se la sente di lodarla, cercando di NON fare confronti con i vissuti di Lei stessa durante la Sua infanzia, nella quale ha vissuto male determinate lodi nei suoi confronti ("io sono stata la brava della classe per anni e so che è molto noioso").
Le Sue emozioni che ha avuto da bambina sono Sue e non dovrebbero contribuire a modellare ora anche quelle di Sua figlia.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 11, Ottobre 2004.