Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 2 - Febbraio 2024

Comportamento burrascoso con bambini

Innanzitutto mi presento sono Irma, di anni 34 ed ho una bambina di 2 anni compiuti la scorsa estate.

Nicole passa il suo maggior tempo con me ed alcune ore dei pomeriggi con la nonna materna, mentre con il papa' rimane la sera ed il sabato e la domenica. E’ una bambina che cresce principalmente insieme a persone grandi in quanto e' figlia unica e prima nipote, pertanto non sta molto tempo con i suoi coetanei, anche se cerco di portarla spesso ai giardini o farla giocare con una o due bambine che abitano vicino alla nostra abitazione.

Nicole e' attaccata a me in una maniera morbosa ed e' molto vivace, abbastanza capricciosa, con un carattere gia' deciso, anche se e' una bambina dolce e sensibile .Una delle cose che mi infastidisce di lei, motivo per cui ho deciso di rivolgermi a voi, e' che non sa stare con i bambini o meglio sa giocare con bambini di circa 3 anni in su mentre con quelli della sua stessa eta' o ancora piu' piccoli, anche fisicamente magrolini e di statura minuta (Nicole e' una bambina che per i suoi due anni e' molto piu' grande, sia di altezza che di peso) inizia ad abbracciarli stretti stretti prendendoli per il collo ed a volte gli tira i capelli facendoli piangere (questo atteggiamento lo ha iniziato da circa 4 mesi). A quelli invece che sono ancora nel passeggino o che camminano da poco gli puo' tirare i capelli oppure li accarezza ma in maniera un po’ irruente.. sembra proprio che non le piacciano; da quando mi sono accorta di questo comportamento cerco sempre di tenerla per mano. Pertanto quando devo uscire o portarla ai giardini o a passeggio o al ristorante e ci sono bambini piu' piccoli di lei devo stare sempre in tensione perche' non posso lasciarla in quanto ho paura che anche per giocare gli faccia male.

Capisco che devo tenerla il piu' possibile con i bambini ma ormai non faccio piu' in tempo a mandarla all'asilo perche' le iscrizioni sono chiuse e tra l’altro il mio desiderio e' di iscriverla alla scuola materna al compimento di tre anni.

Quello che vorrei capire il motivo per cui ha questo atteggiamento visto che io sono una mamma che cerca di farla giocare in maniera corretta anche con le bambole, le ripeto sempre di fare caro ai bambini e agli altri, cerco di trasmetterle dolcezza in tutto, anche con gli animali visto che ne abbiamo molti, le ripeto di non stringere i bambini in maniera forte io ed io e mio marito l' abbiamo sculacciata piu' volte quando ha avuto questo atteggiamento con i bimbi ed ho cercato anche di farglielo capire con le buone, ma lei sembra che me lo faccia apposta. Con tutta questa descrizione di Nicole vorrei tanto che voi mi possiate dare un suggerimento su come mi dovrei comportare e secondo voi quale è la motivazione di questi atteggiamenti, sperando che mi rassicuriate dicendo che presto le passera'.

Vorrei concludere che sono orgogliosa di Nicole perche' nonostante questo comportamento e' una bambina che apprende con tanta facilita' ed e' veramente intelligente, spero che questa sia una fase di crescita e siccome ho scelto di dedicarle la maggior parte del mio tempo voglio farlo bene ed in maniera serena per lei e per me.
Sperando di essere stata chiara, porgo i mie piu' cari e sinceri saluti.



Gentile Irma,
inizio subito con il rassicurarla: nella descrizione della situazione che ha portato alla mia attenzione non emergono elementi di preoccupazione o pregiudizio per il sano sviluppo della sua bambina.
Vi ritrovo invece comportamenti comuni ad alcuni bambini di questa età che, se da una parte si sono risolti con il tempo, dall’altra si sono rivelati occasioni educative importanti.
Come scrivevo nell’articolo pubblicato su Educare.it dal titolo “L’aggressività del bambino come possibilità di apprendimento/insegnamento della/nella relazione educativa”, l’aggressività è parte integrante della natura umana.
L’essere umano è chiamato a fare i conti con questa sua parte, che volente o nolente deve riconoscere non solo come imperfetta (se non viene educata e compresa), ma anche come strumento, dato dalla natura, per favorire la sopravvivenza della specie e del singolo individuo. Consiglio di guardare a questo aspetto come ad una risorsa per Nicole, che va orientata e canalizzata. Sua figlia è una bimba piccola, primogenita, abituata ad avere molte attenzioni e a sentirsi al centro dell’universo. Non è escluso (la mancanza di alcune informazioni mi permette solo di fare delle ipotesi) che da qualche mese a questa parte si sia svegliata in lei la paura di crescere, di lasciare qualcosa di conosciuto e totalmente appagante per qualcosa di cui non comprende ancora i vantaggi. Aggredire i più piccoli può rappresentare il tentativo di eliminare la differenza che sempre di più nota tra lei e loro, e che la costringono a guardare in faccia a una realtà: quella del suo cambiamento.

La piccola cresce e con essa cambia l’esperienza della relazione tra voi e tra voi e il mondo.
Il vostro meraviglioso cammino incomincia a presentare le caratteristiche tipiche di ogni percorso: per quanto si sia preparati, per quanto si sia provveduto a riempire la valigia di tutto quanto necessita, per quanto ci si sia prefigurati le tappe e i momenti, per quanto si abbia letto e approfondito, discusso e esperito, si incontrano imprevisti, ostacoli, interrogativi sulle direzioni da prendere, dubbi sulla propria preparazione, sulla “adeguatezza” di chi si accompagna.
Così come in tutti i cammini, davanti alle direzioni che sembrano smarrite, è importante fermarsi a trovare nuovi punti di riferimento e viandanti capaci di consigliare non solo la via più breve per arrivare alla tappa ma anche più adeguata al mantenimento del senso del percorso intrapreso.
Ecco allora che non interesserà solamente prendere la scorciatoia che porta all’eliminazione in breve del comportamento di Nicole, quanto trovare la strada che permetta alla sua bambina di imparare qualcosa da questa apparente “deviazione” di marcia, e a voi genitori di scoprire come reinterpretare e risignificare gli imprevisti che vi possono rendere burrascoso il viaggio.

Uscendo dalla metafora, dove porta oggi il comportamento di Nicole? A mio parere conduce:

a) alla riflessione che la relazione educativa genitori-figli è come un percorso complesso che può essere progettato, auspicato ma non previsto in tutte le sue parti. Accompagnare i propri figli verso la vita significa innanzitutto accogliere ciò che li caratterizza come esseri umani, fatti di anima e corpo, ragione e emozione, razionale e irrazionale, prevedibile e imprevedibile, genetico e esperienziale, e ciò che restituiscono di quanto riescono a vivere e a comprendere dell’esperienza di relazione con se stessi, con i genitori e con il mondo. La relazione educativamente orientata non può dare esiti sempre prevedibili e certi. Rimangono in gioco le soggettività. E questa realtà va profondamente compresa ed accettata, non tanto per dare fondamento a teorie che deresponsabilizzano i genitori (o gli educatori in genere), quanto per ribadire il fatto che mamme e papà non sono “officine” in cui si costruiscono macchinari perfetti. L’efficacia dei genitori si misura non sulla “perfezione” dei figli ma sulla loro capacità di accettare ciò che non corrisponde alle aspettative trasformando un evento destabilizzante, un comportamento inadeguato, una difficoltà evolutiva in una occasione educativa. La sua richiesta di consulenza va in questa direzione.

b) Alla considerazione che la piccola mostra una certa difficoltà a gestire le emozioni che emergono in particolari situazioni di incontro e che pertanto, a partire da questo stimolo, si può già iniziare ad accompagnarla verso un ulteriore tappa del cammino che ha a che fare con il riconoscimento delle emozioni, la loro denominazione, i significati che veicolano, la loro gestione, l’esplorazione e tematizzazione dei comportamenti pertinenti e non. L’età della sua bambina, a mio parere, già consente l’avvio di questo specifico apprendimento.

Carissima Mamma, se volesse approfondire gli aspetti che riguardano il metodo per accompagnare la bimba a riconoscere e gestire le emozioni o volesse ricercare in modo più preciso le motivazioni che scatenano i comportamenti di Nicole mi scriva ancora.

Sarò felice di ricevere sue notizie ed anche una restituzione sul gradimento della consulenza.

 


Educare.it - Anno VIII, Numero 5, Aprile 2008