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Irruento nell'interazione con gli altri bambini

bambino 3anniSono la mamma di Andrea. Mio figlio ha 3 anni, frequenta la scuola materna, prima ha frequentato il nido per circa un anno e mezzo e ha una sorellina di 20 mesi. Scrivo perché non riesco a capire ed a correggere il comportamento che Andrea ha all’asilo nei confronti dei suoi compagni.
Secondo quanto mi racconta la maestra e secondo quanto mi raccontavano anche al nido, Andrea allunga le mani nei confronti degli altri bambini. Soprattutto nelle occasioni di gioco libero mio figlio (e l’ho riscontrato anche io in occasione di feste e compleanni) abbraccia gli altri bambini fino a buttarli in terra, ci si butta letteralmente sopra. Ciò crea naturalmente situazioni di confusione e l’allontanamento degli altri bambini.
Da quanto ho potuto vedere ha questo atteggiamento così fastidioso solo nei confronti dei bambini con i quali ha un rapporto di amicizia più stretto e con i quali vuole stare maggiormente. E’ come se fosse eccessivamente eccitato dalla loro presenza. 

Quando, invece, frequentiamo parchi giochi o andiamo a compleanni dove non ci sono i suoi amici, gioca più tranquillamente per i fatti suoi.
In casa Andrea è un bambino vivace ma abbastanza ubbidiente, riesce a giocare da solo per un po’ di tempo e qualche volta a giocare, senza litigare, con la sorellina. 
Con la sorellina ha un po’ lo stesso atteggiamento , la bacia e l’abbraccia a volte esagerando un po’!
Come carattere Andrea è affettuoso, si adatta bene alle novità, li piace stare al centro dell'attenzione ma nello stesso tempo è timido. 
Vorrei capire perché mio figlio si comporta in maniera così eccessiva e sovraeccitata con i suoi compagni e come fare a fargli capire che non si deve comportare in questo modo perché altrimenti i suoi compagni finiranno per escluderlo dai giochi.

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Gentile mamma, 

leggo la sua richiesta con senso di tenerezza pur percependo la sua preoccupazione. Penso a quanto tutti noi siamo diversi e a quante peculiarità tutte proprie ciascuno di noi ha. E devo aggiungere un’altra sconvolgente notizia: anche i bambini lo sono!!!

Personalmente sono addirittura una sostenitrice non solo dell’identità personale, ma anche che questa conosce i suoi segnali fin da dentro la pancia della mamma: dentro le nostre pance infatti albergano a distanza di mesi o anni, per chi ha più di una gravidanza, non solo maschi o femmine, unici o gemelli, biondi o scuri, neri o bianchi, ma anche caratteri e personalità diversi: chi si muove poco, chi si muove tanto; chi dorme di giorno e chi fa capriole la notte; chi ha sempre il singhiozzo, e chi si ciuccia il dito; chi nasce con la placenta o “camicia” addosso e chi fatica perché è tutto annodato col suo cordone ombelicale; chi sta seduto e chi a testa in giù. Si vede già da lì come si è fatti!

Venendo al suo bimbo e senza dilungarmi troppo con la mia esaltazione delle Diversità, dalla sua richiesta io inserirei suo figlio in coloro che io chiamo “tocconi”, termine strettamente scientifico: lo possiamo convertire in ciò che fra adulti chiamiamo le persone molto fisiche e cioè che toccano, gesticolano, si muovono, abbracciano, strizzano, si appoggiano, baciano, coccolano e, in genere, si avvicinano molto alle altre persone. E’ facile di conseguenza pensare che questi individui abbiano un concetto e una percezione personali della distanza fisica fra persone tutta loro personale e non si spaventano o ritirano se qualcun altro li tocca molto, anzi, lo richiedano, e se non vengono strapazzati ben ben un tot di volte al giorno soffrono e patiscono perché arrivano a non sentirsi amati. Perché per loro è normale. 

Ma cosa succede quando, nel rispetto delle diversità, non tutti gli altri sono fisici o “tocconi”? Pensiamo ai timidi, ai riservati, a quelli che tengono all’igiene e non mangiano il biscotto frantumato e si infastidiscono per un qualsiasi schizzo? Ecco lì che nascono la crisi ed alcune necessità.

L’estroversione e l’espansività sono cose belle e positive ma possono e devono essere educate ponendo sempre l’attenzione a dar loro forma e rispetto ma non ad inibirle!! Perché la persona fisica è anche affettuosa, si esprime ed esprime, è generosa e tutti noi abbiamo bisogno di persone così.

Credo che il suo bambino possa e debba essere aiutato, ovviamente con gradualità, semplicemente a prendere le misure rispetto all’Altro da Se’ con un lavoro costante di educazione, ripeto, non inibitoria ma che lo porti ad incuriosirsi rispetto agli altri e a trasformare la sua forza in delicatezza e rispetto: bisogna amare ma gli altri amano i loro toni e lì bisogna incontrarli! E’ diverso amare un gattino, un riccio, un tigrotto o un piccolo bisonte: sono tutti cuccioli ma sono diversi, è la loro natura.

Il lavoro educativo di voi genitori può essere accompagnato da un lavoro psicomotorio o sportivo scegliendo o fra una disciplina da contatto, dove il bambino possa sfogare tutta la sua energia, oppure dove impari a dosarla.

A casa e a scuola poi potreste divertirvi ad alternare attività in cui ci si può toccare e stringere, ma anche rotolarsi e correre, ad attività dove ci vuole precisione, per esempio trasportare su un vassoio un bicchiere colmo d’acqua, insomma fare tutte quelle cose che ci obbligano a dosare la nostra forza e la nostra concentrazione.

 


copyright © Educare.it - Anno XVIII, N. 01, Gennaio 2018

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