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Preoccupazioni di madre

Sono la madre, quarantatreenne, di un bambino di 10 anni al quale, poco più di un anno fa, è stata diagnosticata la Sindrome da Deficit di Attenzione-Iperattività.

Da allora abbiamo iniziato un percorso di aiuto (il bambino è seguito da psicologa ed operatrici che lavorano insieme, con la periodica supervisione di un neuropsichiatra; è stato impostato un programma di lavoro, che coinvolge molto la famiglia, che mira soprattutto ad istituire e rafforzare le strategie di azione e di risoluzione dei problemi, nonché a prevedere i sentimenti e le relazioni altrui in base al proprio comportamento; il bambino riceve inoltre alcune ore di sostegno a scuola).

Nonostante ciò, io sono molto preoccupata per alcuni aspetti: per esempio, mio figlio frequenta ora la quinta elementare: cosa accadrà alle scuole medie? La certificazione, che abbiamo dovuto richiedere per quest'anno scolastico, andrà protratta? Che effetto potrebbe avere questo sulla sua autostima? (Preciso che già ora lui oppone resistenza al fatto di fare, qualche volta "cose diverse" dagli altri).

Inoltre mi chiedo; cosa ci riserva il futuro? Abbiamo già visto molti miglioramenti, ma a me pare anche di vedere che certi suoi "tratti caratteristici", nel bene e nel male, si rafforzano: come sarà la sua vita? Troverà la sua strada? Riuscirà ad inserirsi bene nel mitico "mondo del lavoro"?

E ancora, poiché sono soprattutto io ad impegnarmi con lui in questo percorso, con una forte delega da parte del padre, questo potrebbe in qualche modo invalidare o comunque indebolire i risultati che otteniamo?

Vi ringrazio infinitamente per la Vostra attenzione, e per il Vostro impegno su queste problematiche così importanti!

 

Gentile signora
dalla sua lucida lettera traspare la naturale preoccupazione di una madre che vede crescere il proprio figlio con difficoltà.

Il disturbo da cui è affetto il suo ragazzo è ancora poco conosciuto nel nostro Paese, come sono tuttora poco sperimentate modalità di intervento sul piano educativo che portino ad un effettivo miglioramento.
Pur non conoscendo la gravità della situazione, credo che nel suo caso esistano alcuni motivi per una prognosi ottimista: tra tutti il programma di aiuto messo in atto, che sta apportando miglioramenti, e l'età biologica che concorre a favorire un maggior autocontrollo.

La presenza dell'insegnante di sostegno, per legge, deve essere riconsiderata dal servizio neuropsichiatrico che ha prodotto la prima certificazione ad ogni passaggio di scuola. Al momento di procedere a questa nuova valutazione, non manchi di segnalare i vissuti di discriminazione che suo figlio vive rispetto ai compagni. Sappia che il ruolo dell'insegnante di sostegno è tanto prezioso quanto delicato e nella maggior parte dei casi occorre grande passione educativa e molta professionalità per fornire un aiuto senza provocare "effetti collaterali" di disistima e di adagiamento.

"Cosa ci riserva il futuro?", si chiede. Non lo sappiamo con certezza, ma lo possiamo costruire con la forza e la speranza che ci aiutano a "guardare oltre" le difficoltà del presente, al di là dei "tratti caratteristici" di cui scrive: non si lascia andare a profezie pessimistiche (perché hanno elevate probabilità di autorealizzarsi), abbia fiducia nelle mille risorse (talvolta invisibili) che ogni essere vivente mette in gioco nel far fronte alle avversità.

Le auguro con tutto il cuore di saper sognare e desiderare, meglio se insieme a suo marito, un futuro di piena "normalità" ed integrazione per quel figlio che oggi la preoccupa: anch'egli avrà il proprio posto nel mondo.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 2, Gennaio 2001

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