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Spasmi affettivi

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Sono la mamma di un bambino di 11 anni ed una bimba di 7. 
Richiedo una consulenza per il grande in quanto sembra essere affetto da quella che voi descrivete come disturbo da deficit di attenzione ed iperattività, solo che per lo più questo accade nell'ambito scolastico.

È sempre stato un bambino estremamente attivo fisicamente (gattonava a 6 mesi scarsi e correva a 9), non dormiva di notte e dall'età di 2 mesi e mezzo fino ai 4 anni era spesso colto da quelli che vengono chiamati "spasmi affettivi" (cominciava a tenere il fiato fino a diventare cianotico, le labbra viola ed il viso bianco, rovesciava gli occhi, aveva delle convulsioni ed infine uno pseudo svenimento con perdita di sensi per qualche istante tutto ciò si ripeteva dalle 1 alle 3 volte il giorno!). 
Crescendo e con l'arrivo della sorella, stranamente, le crisi si sono via via attenuate fino a scomparire. È rimasto tuttavia un bambino con cui è difficile interagire. L'attività sportiva sembrava fargli bene tanto che nel nuoto ottiene validi risultati. I problemi si sono progressivamente acutizzati invece nella scuola. Le maestre continuano ad affermare che è un bambino intelligente e pronto solo che ha un comportamento inaccettabile a scuola: giocherella continuamente con qualsiasi cosa gli capita in mano, disturba chiedendo l'ora, non rispetta l'autorità, vuole sempre essere il primo ed è troppo orgoglioso ecc. tutto ciò ricade sul suo rendimento scolastico o meglio sulla valutazione finale in quanto sostengono che il voto deve tenere conto anche del comportamento. Il risultato è quello del cane che si morde la coda.

La descrizione che fanno di lui le maestre è molto simile a quella del disturbo da deficit dell'attenzione ed iperattività ma a casa riesce a guardare i programmi di Piero Angela, a leggere i suoi libri o a giocare con soldatini e lego anche per ore senza dare segni di cedimento. Quello che mi preoccupa è il suo progressivo disamoramento per la scuola e l'atteggiamento sempre più chiuso in famiglia, è sempre più nervoso, non parla, si isola con la playstation e fa sempre più fatica ad addormentarsi (non riesce a dormire neanche dopo ore se non viene a dormire nel lettone). Continuava a dirmi che le maestre lo odiano, che gli urlano sempre ed io, anche se me lo confermavano alcune sue compagne di classe, non gli ho mai creduto, poi è successo, in pubblico, davanti a tutti, bambini e genitori, che l'urlata si è manifestata sotto i miei occhi, assolutamente NON giustificata, ed ho visto io l'odio negli occhi della maestra... mi è caduto il mondo addosso ed ho subito anch'io la stessa aggressione nel momento in cui, con la massima discrezione, sono intervenuta...

Ora mi chiedo perché... è vero che spesso è talmente indisponente che sembra voler tentare la provocazione ad ogni costo ma... che fare? Non so più come comportarmi con lui, non so più fino a che punto dargli corda e quando dirgli basta. A volte ci riesco a "smontarlo" con l'ironia ma non è sempre facile mantenere la mente fredda per usarla nel migliore dei modi.

PS: in tutto questo c'è un papà molto presente, molto preoccupato ma, che per lavoro, è da sempre vissuto lontano come minimo 500 Km.

 

Gentile mamma,
emergono dal suo racconto quelle preoccupazioni e quel disagio che ogni genitore esprime di fronte all'incapacità di gestire i comportamenti del proprio figlio e alle ansie che derivano dalle difficoltà scolastiche, che mal si accordano con "un bambino intelligente e pronto".

Voglio subito tranquillizzarla dicendole che, per poter diagnosticare un disturbo di attenzione con o senza iperattività, bisogna che i comportamenti che lei descrive si verifichino in almeno due ambiti (scolastico e famigliare... e non solo in quello scolastico). Dal linguaggio che lei usa e dalle affermazioni che fa, mi pare, inoltre, che una sorta di consulenza o di supporto lei l'abbia già chiesta a qualche specialista per cui continuerei, se è così, su quella strada, in quanto, solo una valutazione chiara e piena, accompagnata dalla possibilità di verificare direttamente situazioni e comportamenti, permette una diagnosi proficua ai fini di un eventuale intervento, sia esso psicologico o pedagogico.

Dalle descrizioni che fa viene inoltre da chiedersi se non ci siano dei problemi sul piano dello sviluppo affettivo, in relazione sia agli spasmi della prima infanzia, che alle difficoltà attuali di addormentamento. Anche la mancanza di rispetto per l'autorità può far pensare ad un problema evolutivo di tipo psicoaffettivo. Dalle ultime righe poi... "sembra voler tentare la provocazione ad ogni costo"... si potrebbe addirittura ipotizzare un disturbo oppositivo-provocatorio, oppure è solo una ricerca di contatto, un mettere alla prova la coerenza dell'adulto, i suoi punti deboli o i suoi sensi colpa?
Altri elementi che lei riferisce potrebbero fare pensare più semplicemente ad un problema di tipo ansioso, una fobia della scuola ad esempio.

Ciò che mi lascia perplesso in tutto il suo racconto è comunque il poscritto, dove afferma che c'è un padre presente, ma da sempre vissuto lontano come minimo 500 Km. Mi riesce difficile capire come un padre, che vive a 500 km, possa essere presente. Non è solo la qualità ma anche la quantità che fa la differenza, soprattutto nella relazione empatica con un figlio. Non è che la chiusura di cui lei parla ed il suo "non rispetto dell'autorità" siano il frutto di un inadeguato processo di normazione? Forse varrà la pena di spendere delle riflessioni proprio su questo aspetto e sul suo ruolo che il ragazzo attribuisce a se stesso all'interno della famiglia.

Il rapporto di frustrazione nei confronti della scuola mi pare si situa all'interno di questa chiave di lettura, con l'incapacità di affrontare gli impegni scolastici e la conseguente rottura con la maestra, (ma le altre insegnanti cosa dicono?).

In conclusione il consiglio è quello di capire innanzi tutto le richieste del bambino, ormai ragazzo, ed eventualmente di consultare uno psicologo evolutivo per approfondire molti degli aspetti che lei ha velocemente toccato ed avere una diagnosi precisa, od un pedagogista per comprendere la relazione educativa.

 

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 7, Giugno 2001

 

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