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Compiti e attenzione

Gentile redazione,
avrei bisogno di un consiglio su mia figlia: 6 anni, ha finito la prima elementare, carattere solare, vivace e pronta, un po' distratta, molto spiritosa anche se tende a imbronciarsi se si sente presa in giro, sensibile e dolce, di intelligenza vivace e creativa, felice (almeno apparentemente).

Nel corso del primo quadrimestre scorso ha manifestato un rendimento scolastico un po' scarso, dovuto, a detta delle maestre, a disattenzione continua, alla sua tendenza a perdersi in giochini sul banco invece che seguire o fare i compiti. L'insegnante lamentava inoltre il fatto che spesso la bambina dimenticava o perdeva questo o quell'altro pezzo e mi "accusava" di concederle eccessiva indipendenza. Altro problema che persiste tuttora: le doppie, proprio non riesce a mettersele in testa, non ne azzecca una. A casa invece non mi dava problemi: faceva i compiti con solerzia, prima ancora che avessi bisogno di dirglielo. Con il secondo quadrimestre, d'intesa con l'insegnante, abbiamo cambiato approccio: io mi sono trasformata in una specie di carabiniere, controllando puntigliosamente astuccio, diario, quaderni, compiti, e lei a scuola ha fatto alcune concessioni in ordine a intervalli più frequenti, permesso per alcune attività di lavorare in piedi anziché seduta, ecc.

Così per la fine dell'anno abbiamo avuto dei miglioramenti a scuola e la maestra mi disse: "vedrà che ne caviamo qualcosa di buono, ma che bambina faticosa..." Invece a casa la situazione è peggiorata: mi tocca supplicarla per fare i compiti e sono arrivata a proporle una paghetta settimanale se lei si impegna un po' di più.

Poi è arrivata l'estate e con essa i temibili compiti delle vacanze (francamente noiosi); e qui i guai si sono moltiplicati: non ne vuole sapere, li fa con la massima negligenza, non si riesce a concentrare, butta lì numeri e lettere quasi a caso, disordinatamente e per completare una o due pagine ci vuole un'ora di fatiche estenuanti per entrambe. La sorella maggiore (10 anni), pur non facendoli volentieri, se li sbriga in breve tempo e con diligenza. A proposito di questa sorella va detto che è sempre stata bravissima a scuola, e riesce bene in tutto ciò che intraprende, e questo forse un po' pesa alla piccola che si trova continuamente in confronto con lei, anche se noi evitiamo con cura ogni paragone, ma i bambini li sanno fare benissimo da soli e tengono molto al giudizio dei grandi.

A peggiorare le cose ci si mette la nonna (che per fortuna le tiene in estate quando io lavoro e si presta a fargli fare i compiti): si innervosisce (e la innervosisce) ed è arrivata a consigliarmi una terapia medica per la bambina, per la difficoltà a concentrarsi (ovviamente non è un medico).

A breve la scuola ricomincerà e la mia preoccupazione è: tale situazione è destinata a peggiorare o posso sperare nella naturale maturazione della bambina? Ho letto un po' di articoli sui disturbi dell'attenzione e dell'apprendimento e guardato i criteri per la diagnosi del disturbo da deficit dell'attenzione ed effettivamente sono soddisfatti i criteri A1 e B, ma non gli altri, in quanto mi pare che per il momento la compromissione del funzionamento scolastico non sia significativa, e sul piano sociale e familiare mi sembra perfettamente integrata (non ha problemi di relazione, fa amicizia facilmente, è socievole e gioca volentieri, non è aggressiva, né timida, né passiva, si arrangia da sola nel vestirsi e mangiare, non ha problemi di alimentazione, non ha mai avuto problemi di inserimento né all'asilo né a scuola).

Naturalmente come mamma desidero spianarle la strada da qualunque difficoltà e non voglio lasciarmi dubbi. Mi rendo conto che il quadro che ho fatto sia tragicamente incompleto, ma vi sarei grata di qualunque consiglio o indicazione mi possiate dare:
a- secondo voi è una situazione preoccupante che necessita di interventi specifici?
b- vale la pena di farla esaminare almeno una volta, e se si quale è lo specialista più indicato?
c- cosa può voler dire la refrattarietà alle doppie?

 

Gentile signora,
la situazione che lei descrive mi si è presentata molto spesso a scuola durante questi anni di attività psicopedagogica. Bambine e Bambini che "apparentemente" sono felici, vivaci e creativi, durante il primo e talvolta il secondo anno del loro percorso scolare, hanno difficoltà ad ingranare e si perdono in "giochino sul banco" invece di fare i compiti e seguire la lezione.

Talvolta questo comportamento è una reazione alle attese degli adulti o alle pretese di un comportamento che spesso deve trasformarsi, in breve tempo, da libero movimento a compostezza sui banchi. Se poi questi alunni non hanno fatto un percorso di scuola materna il loro comportamento scolastico diventa difficilmente accettabile per l’eccessiva vivacità e creatività. Altre volte, invece, si manifestano delle difficoltà sul piano relazionale ed emotivo che vanno attentamente vagliate. Le stesse emozioni sono spesso interpretate in maniera diversa da bambino a bambino e ciascuno trova risposte personali, non sempre in sintonia con ciò che la società richiede.

In tutti questi casi il genitore deve essere paziente e mantenere la sua funzione genitoriale, che è al contempo di contenimento e di regolazione, senza essere solo carabiniere o solo confessore, ma mantenendo quella coerenza educativa che sola contribuisce a dare dei punti fermi ai fanciulli.
I rinforzi, come la paghetta settimanale, sviluppano la motivazione estrinseca limitando al contempo lo sviluppo di quella intrinseca che trae origine dal piacere della funzione e si rinforza sull’autopercezione di competenza e di conseguenza sull’autostima.

Il consiglio allora è di affrontare con fiducia il nuovo anno scolastico, cercando di essere in sintonia con la bambina, confrontando le proprie paure e preoccupazioni con quelle della figlia, essendo al contempo ferma, ma disponibile di fronte ai compiti ed al tempo per eseguirli. Spesso il tempo è un ottimo alleato e i giudizi dei grandi al suo cospetto si trasformano in rinforzi ed apprezzamenti, che sono utili alla crescita dei nostri figli.

Riguardo all’ipotesi di DDAI le ricordo che difficilmente si può diagnosticare prima degli otto anni, come ho già scritto in una precedente consulenza che la invito a leggere; comunque va valutato il soggetto con attenzione in quanto non esiste solo questo disturbo tra quelli comportamentali o affettivo relazionali.

 


copyright © Educare.it - Anno I, Numero 11, ottobre 2001

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