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Capricci ingestibili, crisi isteriche

capricciCon mia figlia, che a dicembre farà 3 anni, ci troviamo in una situazione molto particolare. E' secondogenita ed è sempre stata abbastanza capricciosa.

Non parlo di capricci normali (immagino che questo non sia il termine esatto): ad esempio voglio un gioco, voglio un dolce... Per lo più sono capricci imprevedibili e senza un senso (apparente): basta una cosa messa storta.

Faccio degli esempi: un cucchiaino di un colore sbagliato, il bicchiere a destra anziché a sinistra, un biscotto spezzato, tutte situazioni recuperabili nel senso che se lei non partisse gridando strillando disperata avrei tempo di recuperare il colore che vuole di cucchiaino, piuttosto che un biscotto intero etc... ma non c'è modo di recuperare, il nervosismo è troppo che non si riesce più a parlare grida e non sento nessuno.
La situazione è peggiorata notevolmente a giugno, pensavamo stanchezza da fine asilo nido; poi ad agosto in vacanza tutti insieme era ancora più isterica; adesso inizio scuola materna... sempre peggio.
Non tollera ormai nessun tipo di "no" e non abbiamo neanche il tempo di spiegare o rimediare.
Una volta che parte con il pianto (fortissimo, isterico dove si butta per terra, batte piedi, si fa anche male.
A volte accade in momenti meno opportuni, quando è uscita bagnata dalla vasca da bagno e a quel punto tutto peggiora, prende freddo non riesci a placarla a prenderla anche solo in braccio).
Non c'è niente da fare: con la calma, dolcezza, fermezza, voce alta, castigo: niente, le facciamo tutte ma lei va in tilt e non la recuperi più.
La lasciamo anche lì a piangere ma non cede. Allora serve una voce alta del papà, insomma qualcosa che rialzi l'asticella perché in quei momenti non puoi recuperarla.
Non si capisce che dice, piange forte e niente riesce a placarla o consolarla, né accontentarla né coccolarla: occorre qualcosa che rompa il suo forte pianto, che le faccia spostare l'attenzione dal motivo del capriccio e finalmente riesco a prenderla in braccio e calmarla.
Sono situazione estenuanti: io e mio marito lavoriamo, arrivo a prenderl alle ore 17.00 e fino alla messa a letto di queste scene se ne propongono almeno 2/3 tutti i giorni. Se ne scampi una perché riesci a recuperare prima che esploda, è solo questione di attimi perché nasce subito un altro pretesto dove scoppia la crisi come se lo cercasse.

Leggendo articoli libri sul tema sembra ricerchi attenzione. Noi non sappiamo più che fare, se provo ad analizzare noi e la nostra famiglia non evidenzio situazioni particolari. Posso notare che magari ho avuto un'attenzione maggiore verso la sorella maggiore, che ha 5 anni che mi ha dato e da sempre delle preoccupazioni in più, niente di grave intendiamoci ma fisicamente è un po' fragile, molto sensibile e ansiosa quindi mi fa spesso "preoccupare".
Cosa possiamo fare per capire cosa ci sta comunicando la nostra piccola e come intervenire al meglio?




Carissima Mamma,
tutti giorni i nostri piccoli bambini ci inviano messaggi precisi circa il loro stato d'animo, le loro necessità, i loro bisogni. A differenza di noi adulti però non verbalizzano un bisogno descrivendolo esattamente per quello che è, perché non ne sono ancora in grado. Al contrario lanciano segnali di vario genere e poi sta a chi se ne prende cura recepirli ed assecondarli.
Bisogna inoltre aggiungere che i bambini costruiscono le loro modalità per esprimere una necessità, anche attorno a come gli educatori di riferimento li hanno "abituati". Mi spiego con un esempio: spesso i bambini usano la "famosa" tecnica del mal di pancia, ovvero simulano un malessere palesemente inventato, perché SANNO che davanti a tale manifestazione il genitore preoccupato lo tiene a casa dall'asilo cosicché poi possano stare tranquilli a casa a giocare indisturbati.
Ora non intendo dire che tutti i bambini che dicono di avere il mal di pancia fingono, tuttavia è una cosa che nei miei anni di lavoro come educatrice ho visto accadere abbastanza spesso; ci sono anche bambini di 5/6 anni che fingono di essere incapaci di vestirsi o mettersi le scarpe perché SANNO che così facendo la mamma lo farà al posto loro.
Dico queste cose perché mi ha molto colpito una frase da lei scritta: «tutte situazioni recuperabili nel senso che se lei non partisse gridando strillando disperata avrei tempo di recuperare il colore che vuole di cucchiaino, piuttosto che un biscotto intero etc». Ho sottolineato il termine "recuperare" perché ho notato che lo ha utilizzato varie volte e trovo che mettere un cucchiaino di un colore piuttosto che un altro non sia una cosa importante da recuperare, è piuttosto un capriccio che lei in quel momento fa perché vuole ottenere qualcosa, anche di frivolo, e sa che così facendo ottiene esattamente ciò che vuole.
Si tratta secondo me di dare il giusto peso alle cose, ovvero un biscotto rotto non è un dramma e in quanto tale non deve essere assecondato come tale. Quello che le posso suggerire è di ignorare completamente questo tipo di esigenze e soprattutto di stare sereni perché lei è sicuramente in grado di percepire la vostra tensione e la preoccupazione che lei possa sbottare da un momento all'altro, e quindi persevera nel capriccio.
Quando poi lei si calma bisogna inginocchiarsi alla sua altezza, e con voce calma spiegare che adesso che si è calmata è "pronta" per spiegarvi tranquillamente il suo bisogno, non è necessario né consolarla né "compatirla" perché significherebbe caricare un capriccio di più importanza del dovuto.
Sicuramente anche il confronto con la sorellina non è da sottovalutare, anzi va probabilmente ad alimentare quella ricerca di attenzione nei vostri confronti: i bimbi tendono ad essere un po' accentratori, oltretutto l'età dei tre anni è l'età in cui "è tutto mio", quindi questo tipo di atteggiamento potrebbe averlo instaurato anche mettendosi a confronto con la sorella maggiore. Magari voi date la stessa attenzione ad entrambe, ma agli occhi della piccola potrebbe esserci uno squilibrio che non dovrebbe essere assecondato, soprattutto perché non sarebbe corretto nei confronti della sorella maggiore.


copyright © Educare.it - Anno XIII, N. 12, dicembre 2013