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Capricci a due anni

Egregio Dottore,
Le sottoponiamo il caso di nostro figlio per avere da Lei un consiglio sul comportamento da tenere per l'educazione del nostro bimbo. Patrizio ha 2 anni e 4 mesi, è bravo, attento ed intelligente ma, (soprattutto in presenza dei genitori) ha repentini sbalzi di umore con crisi nervose esagerate con lancio di tutto ciò che gli capita a tiro, alza le mani e da pizzicotti e graffi, insomma è arrabbiatissimo.

Patrizio frequenta il nido da settembre (solo al mattino, il pomeriggio lo trascorre con la mamma) e l'educatrice conferma che è un bambino tranquillo ed ubbidiente. Il problema sussiste quando gli si vieta qualcosa o quando gli si propone qualcosa col quale non concorda (cambio del pannolino, vestirsi per uscire, raccogliere i giochi o il ciuccio che butta volontariamente a terra o qualsiasi altra banalità quotidiana che può verificarsi in qualsiasi momento della giornata e per motivi futili). Questo atteggiamento non ce l'ha con i nonni, infatti quando andiamo a prenderlo ci dicono che è stato un angioletto e comincia a fare i capricci solo quando entriamo in casa.

Abbiamo provato ad essere prima rigidi punendolo per ogni "capriccio" (piuttosto che cedere rimane a piangere e gridare anche un'ora e mezza), poi accomodanti parlandogli e cercando un dialogo e facendolo ragionare. In entrambi i casi i risultati sono stati scoraggianti: Patrizio continua con questi suoi atteggiamenti.

Se può essere di aiuto Patrizio ha sempre dormito poco, svegliandosi mille volte per notte. Il lettino era nella sua cameretta ma per poter dormire un po' siamo stati costretti a portarlo nel lettone, per questione di sopravvivenza!!!!! Ora è da circa 2 mesi che dorme nel suo lettino, in camera nostra, per tutta la notte (capita che si svegli 1 volta per bere il latte) anche se si alza prestissimo verso le 5.30/6.00 andando a dormire verso le 9.30.

Quello che vorremmo sapere da Lei è, in base alla Sua esperienza, quale dovrebbe essere l'atteggiamento di noi genitori per cercare di sbloccare questa situazione spesso esasperante soprattutto per lui, considerando anche che tra circa 2 mesi arriverà il fratellino di Patrizio e sicuramente trascorrerà un periodo di scoramento come tutti i bambini.
Ringraziamo anticipatamente per l'attenzione che vorrà dedicarci.

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Gentili genitori,
quando ho letto di Patrizio, mi è subito venuto in mente un mio "amichetto" in condizioni molto simili a quelle del vostro bimbo: stessa età, stessa esperienza di Nido, stesso atteggiamento fuori e con i nonni, stesse crisi di rabbia e aggressività a casa; in più, non dorme bene la notte e i suoi genitori non sanno cosa fare. E vorrei vedere?!
L'unica differenza è che il bimbo che io conosco ha già una sorella, più grande.
Ci sono varie cose da dire. Innanzitutto che il periodo fra i due e i tre anni è un periodo di per sé critico, cioè di "rottura " e cambiamenti. I bimbi di questa età, infatti, non sono più i piccolotti di mamma per antonomasia: lo svezzamento si è stabilizzato su pasti praticamente adulti, la deambulazione è sicura, il linguaggio fiorisce, la voglia di esprimersi ed esplorare sono sempre più prepotenti e necessitanti di valvole di realizzazione. Oltre a tutto ciò, l'identità e l'individuazione di essa si definiscono sempre di più: il bambino, cioè, è sempre più definitivamente separato dalla mamma e dai suoi e ciò lo emancipa ma, nello stesso tempo, lo allarma, lo riempie di paure, sostanzialmente su ciò che troverà ma ancora di più rispetto a ciò che rischia di perdere allontanandosi per esplorare.
Da adulti e genitori noi sappiamo che non perderà niente, anzi, che noi lo ameremo sempre di più e saremo fieri dei suoi progressi, ma lui questo non lo sa: da qui nasce un forte, talvolta disturbante, senso di ambivalenza.

C'è poi l'atteggiamento che Patrizio ha fuori casa, al Nido e con i nonni, apparentemente "obbediente". I fattori possono essere due: molte persone, e i bambini sono persone, preferiscono, in ambiti che non sono strettamente casalinghi e quindi non conosciuti, attenersi alle regole, e quindi "obbedire", per non causarsi problemi e per assicurarsi approvazione, sicurezza e gratificazione. Lo fanno istintivamente, perché caratterialmente preferiscono così.
Talvolta, però, accumulano un tale senso di oppressione, di tensione da eccessiva "obbedienza", da scoppiare poi quando si rilassano e perdono le inibizioni, cioè a casa, in un contesto intimo e familiare. E così i genitori ne fanno le spese!
Il secondo fattore, che secondo me è molto accreditabile, è che a scuola e con i nonni, a differenza che a casa, le regole siano molto chiare, senza lasciare dubbi, nemmeno ad un piccolo di due anni e mezzo, sulla loro trasgressione: per cui il bambino, che oltretutto è intelligente ed acuto, capisce al volo che non gli conviene sgarrare, perché ha capito da sé che "non si fa", che è sconveniente, pur senza aver ricevuto minacce o punizioni. Come si fa? Questo è il segreto dell'EDUCAZIONE CON METODI AUTOREVOLI: il bambino, pur se piccolissimo, ha tale rispetto e deferenza per chi lo educa in quel momento, afferra a tal punto che le cose vengono proposte per il bene suo e di tutti, ama l'altro tanto da non volere perdere la sua stima e, automaticamente, non lo contraddice e tutto fila liscio. E' l'essenza dei rapporti costruttivi, in cui anche chi educa ama e rispetta il piccolo e riesce a comunicargli cosa è bene fare con serenità, positività, equilibrio e soprattutto fermezza.

E qui arriviamo a voi: è ovvio e scontato che vostro figlio vi ami tantissimo. In amore vale tanto l'obbedienza quanto il suo contrario. Ed è forse perché vi vuole così bene, che ama anche crearvi delle difficoltà, mettere alla prova il vostro amore, sfidarvi, provocarvi, anche perché voi, proprio perché tanto amati, siete anche quelli che lo "abbandonate" al Nido o dai nonni, gli avete messo in cantiere una sorellina, e cercate di dirgli i "NO" più importanti. Ah, birbaccioni: come vi permettete??

Naturalmente scherzo: secondo me, però, se posso permettermi un suggerimento, non avete centrato appieno il vostro metodo educativo. Le punizioni da una parte e i discorsi pazienti dall'altra sono provvedimenti troppo "grandi" per un bambino così piccolo: non può, cioè, starvi dietro. Ma ancora peggio fa fargli vedere che voi cambiate stile e provvedimenti: se siete incerti voi, figuratevi lui!!
Perciò fate un "summit", un vertice genitoriale, e stabilite alcune, poche, regole (Tipo: non si tira il ciuccio, si chiede per favore e poco altro) e proponetegliele con linguaggio semplice e chiaro, ma soprattutto, con FERMEZZA: non cedete, non tentennate, non fate eccezioni, almeno all'inizio.
E quando lui trasgredisce, non attaccate lui, ma il suo comportamento, cioè non ditegli "Sei cattivo!" ma piuttosto "Non hai fatto una bella cosa!!".
C'è differenza, no?
A proposito di no: vi suggerisco di leggere ASHA PHILLIPS, I NO CHE AIUTANO A CRESCERE, ed. Feltrinelli, dove troverete la spiegazione in abbinamento dei vari "divieti" da porre al bambino a seconda delle sue esigenze evolutive.

 


copyright © Educare.it - Anno IV, Numero 4, marzo 2004

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