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Nervosismo e scatti d'ira

Vi scrivo per avere un consiglio in merito alla situazione del mio bimbo di 5 anni

E' stato sempre un bambino molto vivace ed intelligente ma da quando e' arrivato il fratellino (15 mesi) o forse anche dal periodo dell'attesa, qualcosa è cambiato. Tengo a precisare che io ho smesso di lavorare dalla sua nascita (quindi coccole in quantità mostruosa) e viviamo vicino ai nonni che hanno a loro volta una persona down in casa (nostro rapporto sereno).

Ora da cinque settimane in concomitanza con la chiusura dell'asilo (dove il bambino invece si comportava bene) mi ritrovo con un bimbo sempre nevrastenico; basta che una cosa vada storta e lui urla e alza pure le mani. E' ovvio che in alcuni casi cerco di venirgli incontro ma a volte esagera e sono costretta a dargli qualche schiaffo. Abbiamo provato pure i fiori di Bach ma senza grossi miglioramenti.

Per quanto riguarda il padre lui é spesso fuori per lavoro e quando c'é, cerca di giocare con lui ma senza farsi vedere troppo permissivo nei confronti delle sue bizze. Vorrei sapere in che modo poter aiutare mio figlio che cerca di comunicarmi qualcosa.

 

Gentile signora,
capisco la perplessità che in questo momento il suo piccolo primogenito le offre.
I momenti in cui un bambino manifesta una certa aggressività, e soprattutto quando la manifesta in modo più frequente del solito, fanno pensare immediatamente a qualcosa che non va, a qualche difficoltà che incontra, qualche esperienza che non è riuscito ad elaborare, come la nascita del fratellino di cui accenna. Fanno pensare a qualche nucleo problematico piuttosto che a qualche snodo, inevitabile, del percorso di crescita.

In questo frangente, non mi è possibile offrirvi un'ipotesi plausibile delle motivazioni del suo comportamento, quello che posso fare è proporvi appunto un orizzonte diverso in cui collocare il senso di quello che sta accadendo e da cui estrapolare significati diversi da quelli sino ad ora da voi ipotizzati. Un orizzonte che è quello educativo dove ogni "incidente" di percorso (o quello che può sembrare tale) è la cometa che indica una via, un obiettivo da raggiungere, una strada da percorrere.

Mi ha anticipato che dalla nascita del suo secondo genito qualcosa è cambiato e forse anche prima. Qui s'innesta una considerazione importante, una considerazione data obbligatoriamente dalla condizione umana che viviamo; crescere vuol dire cambiare, cambiare significa con-frontarsi costantemente con il mondo interno ed esterno a noi, con le cose che pensiamo, sentiamo, con le situazioni che incontriamo.

Se dalla nascita del secondo fanciullo qualcosa è cambiato, è diventato più vivace, bene, perché questo ha permesso di dare voce alla difficoltà di accettare la frustrazione di non essere più l'unico, il solo amore della vostra vita. L'unico ad ottenere "coccole in quantità mostruosa". Non essere più al centro del mondo può essere una scoperta dolorosa ma più doloroso sarebbe non iniziare mai o iniziare troppo tardi a fare i conti con quest'inevitabile realtà. Ben vengano dunque anche i segnali che esprimono sofferenza perché dicono che affrontare ciò che non piace è una fatica di cui è importante capire il senso e nel frattempo di cui sperimentare la gestione. Ben vengano questi segnali perché dicono che questo è al momento il modo più immediato che il piccolo è in grado di utilizzare e che dunque necessita di un'ulteriore apprendimento.

Da un punto di vista operativo è importante cercare di capire quali sono le circostanze in cui reagisce nel modo che avete indicato. Questo passaggio per comprendere se è possibile risalire a quali sono gli elementi del presente che fanno scattare la sua rabbia. Non vi è solo la storia delle persone che condizionano il presente, spesso è anche lo stesso presente che offre gli elementi per vivere una fatica. Ed è qui che suggerisco di provare a cercare.

Vi consiglio:
Ø di prendervi un periodo d'osservazione ad esempio di un mese
Ø osservare e trascrivere i momenti in cui ha manifestato il comportamento che vi preoccupa
Ø prendete nota di che cosa fa e in relazione a cosa, cosa gli dite e cosa fate, come reagisce ai vostri interventi, con chi esibisce certi comportamenti.

Alla fine dell'osservazione provate a "leggere" le informazioni raccolte, ad esempio:

* capire se assume certi comportamenti in particolare con qualcuno di voi (assumerà significati diversi se si arrabbia con papà o mamma ad esempio) Vuole sperimentare una relazione diversa con la mamma? Con il papa? SI sente più grande e vuole sperimentare la sua capacità di ottenere quello che desidera? Ha visto che arrabbiarsi permette di avere un surplus d'attenzioni?
* se sono frequenti davanti a momenti di frustrazione (anche semplici): i no che riceve, le attività che non riesce a svolgere, i momenti d'accudimento del fratellino da parte degli adulti da cui è escluso...
* se aumentano in relazione al tipo di risposte che date davanti ai suoi comportamenti aggressivi.

Partendo dalle osservazioni provate a leggere come sono i vostri interventi, a verificare quali sono più efficaci e nel caso provate a modificarli. Sgridare e dare qualche sberla da soli non possono funzionare a disincentivarlo e a fargli capire che il suo modo di "affrontare il problema" crea altri problemi. Benché sia importante, quando lo ritenete necessario, prendere provvedimenti disciplinari, provate anche a "dare voce" a quello che succede Nominandolo. "Cosa ti sta succedendo in questo momento? Cosa ti fa arrabbiare? Che cosa senti dentro? Sei geloso?" (se riconoscete i segni della gelosia). Parlare dell'episodio mentre accade, provare a parlarne anche dopo, aiutarlo a nominare le sue emozioni (tristezza, rabbia, gelosia, senso d'incapacità.....), ascoltare il suo racconto sul cosa è successo secondo lui, sul cosa ha pensato dell'intervento dei genitori etc. può essere un passo importante per aiutarlo ad imparare a dare nome alle emozioni (proprie e degli altri) a riconoscere quello che gli sta succedendo e imparare a gestirlo.

Per concludere anche la "Natura" ha la sua importanza. Non abbiate paura della sua aggressività, è una dote importante per un individuo, si tratta di imparare a darle un senso, a gestirla e a finalizzarla. Un individuo senza "aggressività" sarebbe come un neonato in una giungla, assolutamente indifeso. Guardatene le potenzialità e lavorate non per eliminarla ma per aiutarlo a comprendere l'uso che se ne può fare. Sarà un lavoro lungo una vita ma ne vedrete l'esito, sempre diverso, in ogni fase della sua crescita.

Spero di avervi dato qualche utile indicazione. Mi farà piacere se vorrete tenermi aggiornata sull'evoluzione e naturalmente sono a disposizione per un ulteriore confronto anche nella sezione della chat di Educare.it.

 


copyright © Educare.it - Anno V, Numero 9, Agosto 2005