Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Disturbi alimentari e del sonno

Ho 31 anni e vi scrivo perché i miei problemi sono nati durante l'infanzia...

Fin dall'età di 4 anni la mia alimentazione è stata irregolare, ovvero ho smesso, con capricci o con veri e propri rifiuti (anche di fronte a imposizioni della serie "o mangi questo o nient'altro"), di mangiare molti alimenti. Ovvero carne, primi, formaggi, salumi, verdure, pesce...

Mi sono "cibata", durante l'età scolare, di pochi alimenti e in maniera ossessiva, ovvero per un periodo lungo mangiavo in maniera rilevante un alimento rispetto ad altri (periodi di formaggini, bastoncini di pesce, tazze di caffelatte..); alimenti di cui poi non mi sono più cibata.

Ora la mia alimentazione si compone di una stretta cerchia di alimenti che mangio alcuni in maniera ossessiva (patatine fritte, vera ossessione, pizza e cioccolata) ed altri saltuariamente (es.: pane, carciofi, sogliola)... E sono davvero pochi gli alimenti su cui posso contare.

La mia preoccupazione è che gli alimenti che mangio in grandi quantità (anche quando non ho fame) diventano per me un incubo... non riesco a trovare un equilibrio per cui ne compro in quantità pazzesche per poi mangiarli tutti. Gli altri alimenti li mangio per interrompere questo sovradosaggio degli altri o perché mi vengono messi sotto il naso. Ho cercato di scavare a fondo dentro me per capire la causa di questa esclusione alimentare e di questa ossessione per alcuni cibi ed ho, penso, capito l'origine.

E' il rapporto con mia madre. Ho cercato di colpire lei, brava cuoca, quando a 4 anni è nato mio fratello ed è stato ovviamente ricoperto di attenzioni che mi hanno fatta sentire "esclusa" e "ferita": mangio tutto ciò che non deve cuocere lei. L'ossessione per quei pochi alimenti credo sia legata alla soddisfazione che gli stessi mi danno nel mangiarli e soprattutto perché sono legati a ricordi belli... e perché il mangiarli tutti mi ricorda quando, in punizione perché non mangiavo tutto, di nascosto riuscivo a mangiare quello che volevo e come sorta di rivincita, mangiavo tutto per dimostrare che potevo fare quello che volevo.

Ma le conseguenze peggiori sono nate dopo... credo di avere sofferto e di soffrire a momenti alterni di stati di anoressia/bulimia. L'ossessione per certi alimenti mi impedisce di controllare la situazione del peso... Fortunatamente non sono sottopeso e credo che queste due patologie siano subentrate per "mantenere il peso" più che per dimagrire.

Ora però ho un disordine anche per quanto riguarda il sonno. E' un sonno disordinato, fatto di sempre meno ore, con un sovrarecupero il fine settimana. E il peggio è che non sono stanca alla fine... o cosi' sembra. Le ore diventano sempre meno... e ciò mi preoccupa (ho crolli solamente in situazioni noiose).

Cosa posso fare? I disturbi alimentari possono essere legati in qualche modo a quelli del sonno? Grazie.

 

Gentile signorina,
ho letto e riletto la sua lettera prima di risponderle ed ogni volta percepivo una sfumatura diversa del suo problema. Tutto questo è normale quando si affronta il "disordine alimentare", ed è proprio questa la caratteristica che rende così difficile il percorso che porta alla guarigione.

Da come ci parla della sua infanzia si può ipotizzare un alternarsi di modalità educative (eccesso di autoritarismo ed eccesso di permissività) che portano i bambini a vivere una situazione confusionale e che genera sfiducia. La confusione può manifestarsi come disordine alimentare e il "non fidarsi" può esprimersi attraverso l'incapacità di "lasciarsi andare" in un sonno ristoratore. Quando si dorme si è indifesi, esposti alla volontà di chi "ci spia". I bambini che si sentono "incompresi" (es. nel loro sentimento di gelosia verso il fratellino), non esprimono la loro collera e l'ira profonda perché sentono di non poterlo fare. E allora dove va la sofferenza che non può e non deve essere espressa? Non scompare automaticamente con il crescere dell'età, come comunemente si crede, ma con il tempo si trasforma in un odio più o meno consapevole contro il proprio sé o contro gli altri. Il bambino deve reprimere e soffocare i suoi sentimenti, ma se impiega tutte le sue energie nel lavoro di rimozione che al momento gli è vitale, ne paga poi le conseguenze. A lungo termine, la rimozione è un sollievo illusorio, la cui funzione, adattiva nell'infanzia, si trasforma nell'adolescenza e nell'età adulta in una forza distruttiva. I sentimenti d'ira, d'impotenza, la paura di perdere le cure dei propri genitori, non si annullano, ma, estrapolati dalle cause che li avevano generati si esprimono in atti distruttivi che molto spesso sono diretti verso se stessi con effetti patogeni.

Oltre a queste possibili cause di origine psicologica, deve sapere che sul piano biologico, gli scompensi alimentari provocano uno stato depressivo che porta insonnia. Da come lei analizza i suoi problemi, immagino abbia già intrapreso qualche percorso psicoterapico; se non l'ha fatto credo che dovrebbe prendere in considerazione questa via, nella consapevolezza che l'incapacità di fidarsi e di affidarsi, propria del disturbo alimentare, ostacola e spesso interrompe qualsiasi relazione d'aiuto.

Questi disturbi sono molto complessi e non è certo possibile essere esaurienti in così poco spazio; se lo desidera mi scriva di nuovo, sarò lieta di darle indicazioni più precise.



copyright © Educare.it - Anno I, Numero 2, Gennaio 2001