Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Troppo latte

Il mio bambino compirà a giorni 2 anni. E' stato allattato al seno fino a 10 mesi malgrado io non avessi molto latte e quindi sempre con il supporto del latte artificiale. Quindi ha conosciuto subito il biberon anche se, chiaramente, preferiva stare attaccato al seno. Il ciuccio non lo ha mai voluto.
Il bambino non ha mai dormito molto e ha sempre avuto risvegli notturni.

Dall'età di 11 mesi frequenta l'asilo nido (dalle 8.30 alle 17.30 dal lunedì al venerdì) dove, dopo i pianti dell'inserimento, va molto volentieri.

Il problema è che il bambino alla sera comincia a chiedermi biberon di latte (è capace di bere due biberon da 250 ml consecutivamente) e continua anche durante i risvegli notturni. Al mattino costatiamo che ha bevuto più di un litro di latte. Anche se è latte scremato forse è un po' troppo?

Siamo preoccupati sia per la sovralimentazione (il bambino mangia regolarmente), sia perché forse questo comportamento, questa voglia di stare accoccolato a me che gli do il latte, denota un malessere interiore.
Vorrei sapere il vostro parere.

 

Gentile signora,
non c'è nessun altro momento della vita di una donna che sia tanto appagante come quello in cui allatta al seno il suo bambino.
Allo stesso tempo, per il neonato, questa è la prima "fonte" di nutrimento e d'amore che lo rassicura e lo "riempie" quando sperimenta per la prima volta la sensazione di fame ed il bisogno di contenimento.
E' un gesto istintivo, sia per la madre che per il figlio. E' il momento in cui si crea il primo importante contatto con "l'ambiente".
L'allattamento dovrebbe durare fin che non spuntano i primi dentini, di solito dai cinque agli otto mesi. A questo punto il bambino è pronto per l'assunzione di altri cibi oltre al latte; anche il suo fegato ha esaurito le riserve di ferro necessarie per il periodo in cui assumeva solo latte.
Protrarre oltre l'allattamento non è molto salutare perché a questo punto il bambino ha bisogno anche di elementi che nel latte non trova. Dal punto di vista psicologico, allattando troppo a lungo i propri figli, si crea in loro una dipendenza emotiva che genera insicurezza e che può sfociare in un comportamento definito "accattonaggio affettivo".

Non solo da bambini, ma anche da adulte, queste persone avranno sempre bisogno di rassicurazioni circa l'affetto degli altri : "ma tu mi vuoi bene?", "ma sei proprio sicuro/a di volermi bene?" oppure, "io penso che tu non mi voglia bene!". Queste richieste in alcuni casi diventano ossessive.
Forse il suo bambino è passato troppo velocemente dall'allattamento al seno (dieci mesi), al nido (undici mesi).
Nella relazione con il cibo, il bisogno di nutrimento fisico va di pari passo con il bisogno di nutrimento affettivo e mentale.

Nel rapporto che si instaura durante l'allattamento, la madre trasmette al suo bambino il "senso" che attribuisce a sé stessa, al suo esserci incondizionato. Il grado di sicurezza che il bimbo e la madre acquisiscono in questo primo momento, renderà più o meno fluido l'aprirsi alle nuove esperienze e alle nuove relazioni. Può darsi che il suo bambino avesse bisogno di un distacco più graduale ed io credo che anche lei abbia questo timore; forse è per questo che durante la notte concede al suo bimbo del nutrimento eccessivo. Il latte che il bambino assume durante la notte può essere gradualmente diminuito, fino ad arrivare ad una "tazza" di latte prima di coricarsi, che lui potrà bere da solo! Il latte che rimane in bocca durante la notte (dubito che il bimbo si lavi i denti durante i risvegli notturni) a lungo andare gli può causare anche una carie devastante. Inoltre l'apparato digerente deve abituarsi ad una pausa notturna di almeno otto ore (abitudine che avrebbe già dovuto essere data dai tre-quattro mesi).

Questo "svezzamento" ritardato non sarà semplice, proprio perché non avviene nei tempi fisiologici previsti dal naturale evolversi delle situazioni di crescita.
E' un momento di cambiamento che tocca molto intimamente sia la mamma che il bambino; per lei ed anche per il suo bambino si rende necessaria una rinuncia: l'abbandono non solo di un'abitudine e di un piacere condiviso, ma anche la fine di un legame viscerale, simbiotico.
E' comunque una rinuncia necessaria, che lei saprà attuare per il bene del suo bambino, per permettergli di diventare più autonomo e di progredire utilizzando le capacità ormai acquisite.
Proprio perché, come tutti i cambiamenti, anche questo comporta una certa dose d'ansia, è necessario che le nuove abitudini vengano assunte gradualmente, dando al bambino il tempo necessario per abituarsi alla novità (che comunque attrae i bambini) e soprattutto da parte sua è necessaria la fermezza che le può solo venire dalla convinzione che quel che sta facendo, anche se le costa, è per il bene di suo figlio. Se lei avrà questa serenità, il bambino sentirà che non la perde insieme al latte, ma che il vostro legame è ugualmente profondo anche se diverso, meno dipendente e per questo più rassicurante.



copyright © Educare.it - Anno I, Numero 12, novembre 2001