Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

Allattamento continuo ed insonnia

Sono una mamma di 31 anni e ho un figlio di 11 mesi, lo allatto al seno da quando è nato ed è stupendo, però adesso purtroppo sta diventando un problema, in quanto, nonostante lo svezzamento iniziato al 5° mese, il ritmo della poppata, più o meno ogni due ore, giorno e notte, non è cambiato di molto! Sicuramente è cambiata la durata e l'intensità, ma la frequenza no, tranne alcune volte che riesco a sostituire il mio latte, con lo yogurt. C'è da dire che mio figlio non ha mai preso il ciuccio, e che non si è MAI addormentato da solo, ma siamo dovuti ricorrere sempre al seno o alle braccia, con interminabili dondolamenti e nenie tribali!

Il sonno è il 2° enorme problema, di giorno dorme max 1 ora in tutto l'arco della giornata, ed è sempre frammentato; la notte si sveglia anche ogni ora, se non meno, piange, e si riaddormenta solo con il seno o cullandolo per un po'. Spesso dorme nel nostro lettone, speravamo fosse una soluzione, ma invano. Abbiamo provato il latte artificiale, camomilla, sedativi blandi a base di erbe, ma tutto senza risultato. Stiamo cercando di staccarlo dal seno almeno la notte, ma urla e si dispera, allora gli diamo della camomilla o dell'acqua, e lui beve ma senza risultato.

Siamo disperati e io sono veramente esausta, anche perché di giorno nessuno mi può aiutare, quindi niente riposo né di giorno e né di notte.

Concludo ammettendo che sicuramente la colpa è nostra in quanto l'abbiamo sempre accontentato per non farlo piangere, perché mi si spezza il cuore, ma aiutateci ad uscire da questo vortice, voi che siete degli esperti nel campo medico. Grazie.

 

Gentile signora,

il pianto del bambino, nel momento in cui nasce è accolto e accettato perché ci conferma il suo "essere vitale", la sua prima presenza tra di noi.

Ma in seguito le cose si complicano, e lei lo sa bene! Perché il pianto del bambino assume significati tanto diversi nelle diverse situazioni ed in base alla diversa emotività di chi gli sta accanto?

Molte mamme sentono il pianto del loro bambino come un bisogno che fa rinascere dentro di loro ansie e insicurezze infantili ed accorrono ad ogni "strillo" per rassicurarlo e consolarlo. Ecco che allora il bambino si sovraccarica di tensione ed il pianto diventa una necessità. Diventa il mezzo per scaricare l'ansia e cercare di calmarlo equivale ad un messaggio di questo tipo: <>. Se poi si cerca di calmare l'ansia del bambino "riempiendolo" con il latte o altro, si crea una situazione che genera ulteriore ansia. Questo mi sembra il circolo vizioso in cui si trova lei con il suo bambino. E' naturale che lei si senta stanca e desiderosa di una "tregua" ma purtroppo l'inquietudine che sicuramente traspare dal suo viso, dai sui gesti e dalla sua voce, vengono trasmessi al suo bimbo che li assorbe ed invece di sentirsi rassicurato sente crescere la sua ansia. Il fatto che lei abbia sempre allattato il suo bambino ogni due ore, mi fa supporre che questa cosa sia avvenuta all'insaputa del suo pediatra e se così non è, cambi pediatra.

Il bambino molto piccolo e nato a termine, normalmente per il primo mese fa sei pasti, ogni tre ore circa durante il giorno e con un intervallo di sei-cinque ore durante la notte. Già dal secondo mese i pasti si riducono a cinque e dal sesto-settimo mese si può cominciare ad introdurre qualche pasto un po' più solido (metà mattina e pomeriggio) costituito da farine lattee o frutta con biscotti. Visto che ormai il suo bambino ha un anno, a maggior ragione cominci a ridurre i pasti ed introduca anche minestrine con carne o uovo. Se si sveglia durante la notte non lo "riempia" attaccandolo al seno o con camomille; gli stia vicino accarezzandolo e rassicurandolo con il suo atteggiamento tranquillo. Basta dondolii per addormentarlo, ma vicinanza fisica attraverso una voce rassicurante e carezze tenere e tranquillizzanti. All'inizio sarà difficile perché il bambino è stato da sempre abituato ad altre risposte, ma pian piano vedrà che le cose andranno meglio.

Non sia lei ad adeguarsi alle richieste del suo bambino ma faccia si che sia il suo bambino ad adeguarsi al suo comportamento. Le prime risposte materne conformano le modalità con cui in seguito ognuno di noi cerca di consolarsi dalle frustrazioni. Se lei risponde al suo bambino nutrendolo e dondolandolo, in seguito sarà il cibo e il bisogno di contenimento ciò che lo consolerà. Ma ad un certo punto il cibo potrebbe essere sostituito da sigarette o alcool e la ricerca di effusioni da chiunque. Non è che tutto sia così sicuramente predeterminato ma certamente le prime cure materne ci condizionano nella nostra vita relazionale adulta. Spero che tenendo presenti questi possibili sviluppi, riesca a considerare il "pianto" del suo bambino in modo più sereno, meno colpevolizzante. Faccia in modo che i ritmi di vita del suo bambino siano più regolari in modo che possano diventare rassicuranti punti di riferimento. Anche se resta nel suo lettino o nel passeggino mentre piange e lei non accorre subito, basta la sua voce per rassicurarlo e nel frattempo, poiché nella vita le frustrazioni sono inevitabili, impara a sopportare meglio il divario tra ciò che si vuole e ciò che è possibile, uscendo così dalla naturale onnipotenza in cui ogni neonato si trova. In questo modo si impara, un po' per volta, a tollerare l'attesa e si esercita la pazienza.

Le faccio tanti cari auguri, cosciente del fatto che per i primi tempi non sarà facile, ma se vuole può farcela e poi sarà contenta del suo impegno e dei risultati.



copyright © Educare.it - Anno II, Numero 4, Marzo 2002