Educare.it - Rivista open access sui temi dell'educazione - Anno XXIV, n. 4 - Aprile 2024auguri natale

In tema di allattamento...

Gentilissima Redazione, 
ho letto la risposta al quesito ad Allattamento continuo ed insonnia della dott.ssa Laura Fornari, e sono rimasta senza parole.
Sono certa che la dott.ssa Fornari sia una ottima professionista della salute e abbia un grande numero di persone soddisfatte della sua competenza, ma la sua risposta alla mamma preoccupata per i risvegli del figlio, l'ho trovata piena di luoghi comuni, senza alcun nesso con la realtà scientifica del sonno del neonato e del lattante e fuorviante per le donne che stanno allattando un bambino.
Tra le altre cose, per non essere troppo lunga, la dott.ssa parla di 6 poppate al giorno che si riducono prestissimo a 5 e poi 4, con pause notturne, senza minimamente considerare ciò che l'OMS Unicef dicono sulla fisiologia della lattazione e sulla normalità di un bambino che poppa al seno... ha mai sentito parlare di allattamento a richiesta???

Anche si parla di ciò che succederebbe ad una bambino a cui semplicemente la mamma risponde con sollecitudine ed amore, gettando ombre di chissà quali terribili conseguenze... le consiglio di leggere qualche ottimo testo di neuropsichiatria infantile, nonché qualcosa della notissima dott.ssa Kitzinger, dell'altrettanto famoso dott. Sears, e di qualche altro eccellente suo collega che da una vita studia i meccanismi del sonno, Mc Kenna in testa.
A sua disposizione per un po' di bibliografia scientifica in merito.
Cordiali saluti

 

Gentile Signora,
su questo argomento esistono molti "punti di vista" e molte teorie. Negli anni passati, parlo di 25-30 fa, si tendeva a svezzare precocemente i bambini o addirittura non si allattava per la paura di rovinarsi il seno.
Per fortuna questa "moda è passata" e le mamme sono tornate ad allattare i loro bambini con piacere, come è sacrosanto che sia. Quando parlo di conseguenze negative dell'allattamento al seno o anche con il biberon, mi riferisco a quella forma di dipendenza dal latte che si crea quando non si svezza il bambino nei tempi "fisiologici giusti". Se verso i cinque, sei mesi, spuntano i denti, significherà qualcosa, o no? Il Prof. Guido Crocetti in molti suoi libri spiega molto bene qual'è il tipo di dipendenza che si crea in un bambino quando non gli si permette di seguire i suoi ritmi fisiologici. L'intolleranza di chi crede solo in ciò che gli sta bene, denota un'insicurezza profonda, che non gli permette di accettare che altri la pensino diversamente e vorrebbero che tutti si uniformassero al loro modo di agire. Anche le teorie del permissivismo sono state molto seguite in anni recenti e tutti sappiamo quali danni hanno causato alle generazioni recenti. Lei, Signora, sicuramente è in buona fede quando ribadisce ciò che ha letto, io mi riferisco non solo a studi ma anche ad esperienze di psicanalisti che trovano sempre più presenze nei loro studi di bambini che non accettano la separazione e che soffrono d'ansia e d'insicurezza, o di trentenni non ancora "svezzati". Ribadisco il fatto che allattare il proprio bambino al seno è il più bel gesto d'amore che una mamma possa fare, ma non solo è anche biologicamente la cosa più sana e più adatta alla crescita dei bambini. Ma ci sono mamme o correnti di pensiero che fanno tenere i bambini attaccati al seno fino a un anno e oltre, anche fino a due anni (nella cultura gitana le mamme allattano fino a tre anni). Io non critico le loro scelte, mi limito a rispondere alle risposte di mamme disperate perché i loro bambini non vogliono mangiare o perché si risvegliano in continuazione e sempre si trova in queste situazione un allattamento prolungato oltre il necessario o l'abitudine di tenere il bambino nel lettone. Ad ognuno è concesso di scegliere come allevare i propri figli ed io non distribuisco consigli a chi non me li chiede, poiché rispetto ed accetto che altri professionisti abbiano idee diverse dalle mie.

 


copyright © Educare.it - Anno II, Numero 12, novembre 2002.